Archivio di dicembre 2006

Questione somatica

sabato 30 dicembre 2006

Prima della partenza Darwin si recò a Cambridge per ricevere consigli sul viaggio e raccogliere informazioni sul Capitano FitzRoy. Le notizie su questi erano positive, sebbene in una lettera FitzRoy aveva calcato un po’ la mano sulle difficoltà, avversità e pericoli per scoraggiare Darwin dal partecipare al viaggio. La ragione era dovuta all’opinione negativa sul naturalista del giovane comandante ricavata dall’analisi del volto. FitzRoy era adepto della frenologia, scienza dello studio del carattere attraverso i tratti somatici. Inoltre FitzRoy era un Tory mentre Darwin un Whig: anche la politica li opponeva.
Il 5 settembre 1831 si incontrarono per la prima volta. Darwin ne rimase
affascinato: alto, snello, avvenente e poco più vecchio di lui. Si mostrò aperto e gentile. Giustificò la lettera negativa sul viaggio dicendo che secondo lui bisognava analizzare il viaggio sotto tutti i punti di vista, anche il peggiore. Comunque FitzRoy gli disse che pensava che il viaggio sarebbe stato, per il giovane Charles, più un piacere che una fatica.
Parlarono delle piccole dimensioni della barca e il comandante si offrì di condividere tutto ciò che aveva a disposizione nella sua cabina, ed era ben equipaggiato, con lui.
Darwin tornò a casa pensando che le cose erano davvero promettenti.
FitzRoy ricambiava i sentimenti di Darwin. In una lettera ufficiale disse a un suo superiore di avere apprezzato il modo in cui si era presentato e la qualità della conversazione. Quindi propose che <... si avanzi la richiesta affinché sia lui ad accompagnarmi...>.
Si organizzò, quindi, per accoglierlo e sistemarlo confortevolmente a bordo.
Trovò il modo di fargli stivare tutto il materiale scientifico, e non era poco, e gli organizzò uno spazio per lavorare.
Il viaggio iniziò quindi nella miglior condizione. Il rapporto tra i due fu amichevole, cordiale, affabile perfino per un lungo periodo.
Fu solo il carattere difficile di FitzRoy e la differenza incolmabile di vedute sull’origine del mondo (FitzRoy credeva fermamente nella Genesi biblica, mentre Darwin già eleborava una teoria naturale sulla nascita della vita e quindi dell’uomo) a renderli dapprima avversari e poi ostili, tanto che alla discussione della sua Teoria dell’Evoluzione, molti anni dopo, a Oxford, FitzRoy, diventato viceammiraglio, ma ancora radicato nelle sue antiquate credenze Protestanti, si levò con una Bibbia in mano gridando che “…quella era l’unica fonte di Verità e Darwin era stato avvertito del pericolo che stava correndo e dell’eresia di cui era proclamatore. Ma a nulla era servito!…”
Cinque anni dopo FitzRoy moriva suicida…

Un puntino sulla carta

sabato 30 dicembre 2006

Siamo a 3/4 del viaggio tra Galapagos e Cile. Il mare é calmo, vento leggero, ma l’onda lunga che proviene dal Meridione solleva Adriatica in un respiro lungo e regolare, continuo, sicuro. Queste onde che ci cullano nel loro saliscendi portano il ricordo di quello che sono state mille miglia più a Sud, quando frangevano spinte dai forti 40 ruggenti*, venti che senza alcun ostacolo corrono dall’Australia all’America.
E furono i venti a indicare le rotte ai primi navigatori. Ne seguivano il soffio. E gli ucceli indicavano la prossimità dei continenti. Las Casas, relatore del viaggio di Colombo, racconta che prima di avvistare San Salvador < ...udirono uccelli, durante tutta la notte...> Ed é proprio degli uccelli e dei mammiferi marini e dei pesci che potremmo raccontarvi noi di Adriatica. Gli animali sono stati i nostri compagni durante queste navigazioni. Alla partenza dalle Galapagos ci seguivano gli Albatros delle Galapagos, le sterne, i pellicani. I primi soprattutto, ci hanno accompagnato a lungo. Soprattutto di notte. Si allontanavano di giorno per andare a pescare o per altre occupazioni segrete. Ma al tramonto, fedeli, due più degli altri volavano di conserva ad Adriatica, giocando nelle notti nere e senza luna con il flusso di vento generato dalle vele. Si percepivano, più che vedersi. Ma erano sempre lì.
Più tardi, come se fosse stato raggiunto un confine, si sono presentati dei “Paille en coeud”, i sostituti ufficiali. Bianchi, più piccoli degli albatros e con una lunga penna per coda che li fà, appunto, sembrare uno stelo di paglia. Avvicinandoci al Perù abbiamo conosciuto delle rondinelle di mare, in tutto simili alle nostre rondini, senonché vivono volando senza mai posarsi (almeno sembra) e bevono o mangiano avvicinando il becco al cavo dell’onda, rapide, per non farsi travolgere dalla cresta in arrivo, ma anzi sfruttarne la pressione propulsiva per sollevarsi nuovamente in cielo. Alle Galapagos c’erano pochi pesci volanti. Ma ora ne siamo circondati. Volano di giorno e di notte per scappare ai grossi predatori oppure spaventati dal sopraggiungere dello scafo rosso. La mattina, dopo il ruggire notturno dei frangenti contro lo scafo, ne troviamo in coperta a decine, morti cozzando contro le sovrastrutture invisibili nell’oscurità.
Tonni e dorados vivono frenesie alimentari all’alba e al tramonto, saltando ovunque fuori dall’acqua a caccia dei pesci più piccoli. Emanuel ne pesca uno al giorno che finisce al sale, al forno, al cartoccio, in crosta, bollito e sottolio o in umido secondo la fantasia e la voglia del momento.
Importante questa pesca per noi. 15 giorni di navigazione hanno esaurito ogni cibo fresco a bordo e per l’igiene alimentare la carne fresca di questi pesci é indispensabile.
Altri incontri: delfini, balene, orche, leoni marini solitari o in coppia, colti nel momento più intimo della loro vita relazionale, a pancia in su, con le pinne all’aria e uno sguardo languido di piacere. Sbuffano e gridano di disappunto per essere stati disturbati così inopportunamente… Alcuni squali, silenziosi, scuri, sfilano al lato dello scafo senza nessuna paura.
Ogni giorno avvistiamo vita.
La notte navighiamo sulla scia fosforescente che é il plancton. Questi animali e vegetali che si auto illuminano a tal punto che sembra che Adriatica abbia dei neon attaccati sotto lo scafo.
Ogni notte avvistiamo vita.
Avevo dimenticato, navigando in un Mediterraneo che non ha più nemmeno il ricordo di ciò che é stato, quanta vita c’é in mare.
E in tutto questo, noi. Un puntino sulla carta. Una goccia in questo oceano sconfinato.
Marco é di guardia. Ha la macchina fotografica al collo perché non vuole perdersi nessuno degli incontri che facciamo. Scruta come una vedetta ogni angolo dell’orizzonte a caccia di vita, panorami, sfumature e di tutto ciò che rendono vivace questo mare, apparentemente monotono. Alcune delle sue foto sono fantastiche. Le invieremo a Silvia appena a terra.
Domani finisce l’anno. Dopodomani ne inizia uno nuovo. La nostra avventura é sempre la stessa. Sempre nuova.
Parliamo, ridiamo, ascoltiamo musica, raccontiamo storie, lavoriamo insieme e osserviamo. 20 giorni insieme su Adriatica nel Pacifico. Sappiamo che finiranno. Vogliamo che finiscano. Per ritrovare i nostri piaceri terrestri.
Per sentire i profumi del nostro mondo. Per avere un luogo dove ricordare, guardando il largo da una scogliera, questi 20 giorni su Adriatica…

*: i venti delle latitudini intorno ai 40° Sud si chiamano “Ruggenti” per il rumore costante e penetrante che fa sembrare il loro soffio un ruggito.
Nello stesso modo l’opprimente grido dei 50° Sud fa definire quei venti “50 urlanti”.

Gli appunti dello Skipper

sabato 30 dicembre 2006

I bollettini meteo rappresentano un appuntamento quotidiano del navigante.
Sono indispensabili per la scelta della rotta e importanti per organizzare la barca durante le ore successive.
Anche su Adriatica due volte al giorno, all’alba e al tramonto, si analizzano le carte meteo e i bollettini emessi dalle stazione Metereologiche costiere.
Nella prima parte della nostra traversata dalle Galapagos al Cile era il NOAA statunitense a inviarci le previsioni. In questi giorni é l’Istituto di Meterologia peruviano e tra breve entreremo nell’area di copertura dei cileni.
Il mondo é diviso in 16 aree piuttosto vaste che l’IMO (International Maritime Org.), IHO (International Hidrographic Org.) e l’WMO (World Metereologic Org.), le tre strutture mondiali a carico della legislazione marittima, hanno affidato ad alcune nazioni perché ne coordinino la sicurezza.
Esiste un sistema mondiale di ricerca e colletta di informazioni relative al mare a cui contribuisce ogni nazione del mondo che abbia delle coste. Queste informazioni riguardano le notizie per la navigazione, i reporting sull’estensione dei ghiacci artici e antartici, le informazioni di ricerca e salvataggio (SAR: Search And Rescue), alcune informazioni tecniche e infine i messaggi di attenzione Meteo (uragani, tifoni, forti depressioni,
tsunamis,…) e i bollettini.
Tralasciamo gli altri avvisi per concentrarci su questi ultimi due.
Chiaramente, affinché le informazioni siano raccolte, elaborate e ridistribuite in modo uniforme e comprensibile da tutti si sono elaborati degli “standard” comuni e ogni professionista del mare, quindi anche uno skipper, subisce un training specifico per la comprensione e la eleborazione di queste notizie. Anche un semplice diportista ha il dovere di apprendere almeno le basi di queste tecniche e l’uso degli stumenti necessari a ricevere tali informazioni.
Il risultato della raccolta e della ridistribuzione dei dati é condensato nelle Informazioni Marine sulla Sicurezza (MSI: Maritime Safety Information) che, distribuite per aree di competenza di ciascun Centro, vengono ricevute dalle navi e imbarcazioni in alto mare.
I mezzi di ricezione degli avvisi Meteo sono divisi in ricevitori satellitari e ricevitori via onde radio. Adriatica possiede entrambe queste
soluzioni: il sistema chiamato Inmarsat-C che grazie a una rete di satelliti a copertura mondiale da accesso a bollettini meteo in forma di testo scritto; la Radio SSB e le sue derivazioni (Navtex, MeteoFax, Pactor,…) che ricevono testi, fax con carte meteo e di previsione e immagini riprodotte dei satelliti.
La Radio SSB, sulla Frequenza (notate bene, dico frequenza e non canale)
2182 KHz trasmette anche dei bollettini “parlati” (in gergo…”in fonia”).
Lo stesso avviene tramite il VHF, questa volta sul “Canale” 16, ma solo relativamente alle acque costiere.
Adriatica a bordo ha dei testi marittimi che indicano le frequenze, i canali, gli orari e il tipo di informazione trasmessa da ogni stazione, così che io posso scegliere quale informazione meteo mi sia necessaria rispetto all’area in cui stiamo navigando, eliminando le centinaia di altre notizie ridondanti.
Dalla nostra partenza lo scorso inverno da Rosignano, dopo avere ascoltato i bollettini italiani e spagnoli ed essere usciti da Gibilterra, abbiamo attraversato 4 aree differenti: il loro nome é NAVAREA, o meglio METAERA quando si tratta di informazioni meteo. Area II, affidata alla Francia, da Gibilterra a metà della traversata; area IV, affidata agli USA che copre Atlantico occidentale e Caraibi; area XII, anch’essa statounitense, ma gestita da una base in California e una alle Hawaii perché copre il Pacifico e che ci ha assistito da Panama alle Galapagos. Ora siamo sotto le ali protettrici del Perù (METAREA XVI), che lasceremo dopodomani per entrare nell’area cilena (METAREA XV).
Seguiranno Argentina (METAREA VI), Brasile (METAREA V) e poi ancora la Francia, sulla via del ritorno.
Ma effettivamente cosa avviene a bordo di Adriatica? E come sono i bollettini che riceviamo?

Ad un certo orario prestabilito alcuni strumenti a bordo cominciano a gracchiare, stridere, sputare carta e i bollettini iniziano ad arrivare…

Eccovi un estratto del testo ricevuto ieri dove i puntini sono la parte che vi ometto perché non ci interessa:

LES 4 – MSG 7919 – MetWarn/Fore Urgent Call to Area: 16 – PosOK

NORTH EAST SECTOR 03.4 /15 DGS S AND FROM 1000 NAUTICAL MILES WEST TO 102.5 DGS W) BKN, WIND SE 12/16 KT, FROM 18UTC AREA TO EAST OF 090 DGS W WIND SE
08/12 KT AND TO WEST OF 090 DGS W WIND SE 12/16 KT, AREA TO EAST OF 090 DGS W SEA 1.5/2.0 M AND TO WEST OF 090 D4H__ SEA 2.0/2.5 M

NORTH WEST SECTOR (LAT 03.4/11 DGS S LONG 102.5/120 DGS W) …. Omissis

SOUTH EAST SECTOR (LAT 11/18.4 DGS S AND FROM 100 NAUTICAL MILES WEST TO 102.5 DGS W) …. Omissis

SOUTH WEST SECTOR (LAT 11/18.4 DGS S LONG 102.5/120 DGS W) …. Omissis

CALLAO,30 DE DICIEMBRE
2006
DIRECCION DE HIDROGRAFIA Y NAVEGACION – LIMA – PERU PERUVIAN MARITIME SAFETY INFORMATION COORDINATOR AV. GAMARRA Nro. 500 CHUCUITO-CALLAO P.O BOX: 80-CALLAO-1

..ciò che per noi vuol dire, riferito al settore Nord Est della METAREA 16, dove stiamo attualmente navigando, che nella zona compresa tra 03,4 gradi Sud e 15 gradi Sud (punti che delimitano i lati superiore e inferiore di un rettangolo sulla carta) e per 1.000 miglia nautiche a partire da dal meridiano 102,5 gradi Ovest fino alla costa del Perù (limiti sinistro  e destro della zona), il vento arriverà da Sud Est con una velocità di 12/16 nodi e che sarà in calo a partire dalle 18:00 ora di Greenwich a 8/12 nodi mantenendo la stessa direzione (cioé sul naso, per noi!!!) L’altezza delle onde é compresa tra 1,5 e 2 metri e più a Ovest fino a 2,5 metri.
Chiaro, no!

Questi bollettini in realtà possono essere parecchio più complicati e utilizzare molti codici, ma sorvoliamo. L’importante é che noi siamo in grado di capirli. Solo un assaggio per i più tecnici tra di voi:

Si riferisce alle caratteristiche di un Fronte Nuvoloso:

Frontal Systems
99911
66F Fa Fc      QL1 L1 L3 L4      QL1 L3 L3 L 5    md2 d2 f4 f2
e così via per una trentina di righe sucessive.

Il tutto per spiegare il tipo di nuvole, la velocità di avanzamento, la probabilità di precipitazioni e così via per il piacere degli amanti dei criptogrammi!

La moderna tecnologia ci permette, e fortunatamente direi, di ricevere già decodificati questi messaggi sotto forma di Carte Meteo in tutto simili a quelle che la TV trasmette la sera, con le Isobare ben marcate, le linee delle perturbazioni e gli ammassi nuvolosi. Riceviamo anche delle mappe dette “dei Campi delle Onde” e “del Campo del Vento”, ossia la rappresentazione tramite una serie di frecce e vettori disegnati sulla carta in cui si vede a colpo d’occhio la direzione e l’intensita di mare e vento.
Così resta tempo per la Settimana Enigmistica…..

Devo aggiungere qualcosa a questo racconto così tecnico.
In realtà le previsioni, che riescono ad essere molto affidabili per lo meno sui tre giorni successivi alla data di emissione dei bollettini e anche fino a 7 giorni quando si tratta di individuare e monitorare un Uragano, sono da noi, a bordo, sempre interpretate e mediate con quello che vediamo all’esterno, con i nostri occhi. Il tipo di nuvole e la direzione da cui provengono è segno della qualità del Fronte che sta sopraggiungendo. La direzione dell’onda lunga, che a volte precede di ore o addirittura giorni il cattivo tempo sono un sintomo chiaro. Il calare della pressione (o anche un repentino aumento!) associato a cambi nell’umidità e nella temperatura dell’aria ci danno importanti indicazioni sull’evoluzione metereologica in zona. In sostanza, la previsione meteo é un’attività costante su Adriatica.
Due volte al giorno attuiamo le verifiche con i bollettini che riceviamo freschi freschi da terra. Ma alla fine, qui in mezzo all’Oceano Pacifico, quello che arriva ci prendiamo. Le uniche cose che possiamo veramente fare sono preparare la barca a dovere (anzi, é sempre pronta in anticipo) e adottare le tecniche base per sfuggire dal lato migliore ad una eventuale depressione che abbia deciso di giocare con il casco rosso che ha avuto l’ardire di solcare questo mare, così ricco di vita, ma povero di uomini!

Correnti marine

giovedì 28 dicembre 2006

Le correnti marine sono dei fiumi. Dei veri e propri fiumi nascosti nei mari che hanno caratteristice peculiari e proprie. Sono forti, costanti, estese, regolari. Almeno questo vale per le grandi correnti che spostano masse d’acqua enormi attraverso Oceani e mari.

La corrente può essere contraria ad una navigazione a vela e far aumentare anche notevolmente il percorso e il tempo di percorrenza. Questo é il caso che Adriatica vive ora, qui, nel pacifico centro-orientale. La corrente di Humboldt (o del Perù) ci ostacola e rallenta nella nostra corsa contro il
tempo per essere in Cile entro il 6 di gennaio.

Ma i refoli della controccorente di questa stessa corrente che nasce intorno all’Antartide saranno quelli che ci aiuteranno a discendere i Canali Cileni e ci spingeranno in Atlantico attraverso lo stretto di Magellano e il Canale Beagle.

La corrente può essere nemica, opponendosi al vento e facendo crescere enormemente l’altezza delle onde marine, oppure amica, aiutando lo scorrere dello scafo verso la meta. Imparare a conoscere le correnti, per un marinaio, é prioritario. Il giro che faranno intorno a un’isola, lungo una costa e le controccorrenti, figlie indisciplinate della corrente madre.

Entrare in un porto o in un canale con una corrente al traverso può essere un esercizio interessante e pericoloso. Lanci la prua della barca diritta verso l’ingresso del porto e ti ritrovi mezzo miglio più a sud, contro la falesia. Allora, saggiamente, raddrizzi e la prua punta un luogo inaudito, una roccia dura e pericolosa e, se hai ben calcolato, scivolando un po’ lateralmente, la barca si infila tranquilla tra rosso e verde e, di colpo, sei al sicuro.

Navigare vuol dire tenere conto di questi fenomeni naturali. Esse insegnano la costanza, l’abbandono, l’ostinazione verso l’obiettivo.

Coriolis, Jean-Baptiste Elzéar Coriolis, ingegnere insegnante alla ‘Ecole Polytecnique’ di Parigi, ci ha spiegato l’influenza della rotazione terrestre sul percorso di venti e maree. Ogni movimento, sul nostro pianteta, é il risultato – semplificando – di 5 forze: la pressione, la forza centrifuga, l’attrito, la gravità e la Forza di Coriolis.

Quest’ultima, meno conosciuta, spiega il percorso che i fluidi hanno sul nostro caro pianeta. In sostanza, nell’emisfero Nord, dovuto alla rotazione terrestre, venti e correnti subiranno una deviazione verso destra. Nell’emishero sud, invece, verso sinistra. Immergete il vostro sguardo in un lavandino che si svuota e ne avrete la prova evidente. Nulla all’equatore, questa tensione aumenta man mano che ci si avvicina ai poli.

E’ per questo che la Corrente del Golfo esce dal Golfo del Messico e poi segue la costa Nord Americana girando verso Est e invece, la nostra cara corrente di Huboldt (peraltro intuitore della cosa, ma incapace di spiegarla scientificamente) sale lungo il Cile poi dévia a sinistra verso le Galapagos.

Per la nostra pena, ora. Per la gioia di foche e pinguini, alle Galapagos!

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it

7 Settimane a Callao

mercoledì 27 dicembre 2006

Il Beagle circumnavigò l’America del sud in senso orario, avendo a disposizione diversi anni per effettuare le proprie rilevazioni topografiche. Adriatica invece segue il senso inverso alle lancette dell’orologio, per fruttare le correnti e i venti favorevoli della zona dei Canali Cileni, dove maree fino a 8 metri creano correnti fino a 6 nodi da Ovest e da Nord, cioé nel senso di navigazione di Adriatica.

Lasciando il Cile, Darwin e FitzRoy toccarono terra solo a Callao, il porto di Lima, in Perù. Fu una sosta tecnica, ma piuttosto lunga: 7 settimane.

Troppo per Darwin. Le ragioni furono diverse. Sullivan, uno degli ufficiali del Beagle, stava ancora ispezionando le coste settentrionali del Cile con un’altra piccola goletta in affitto. Il Beagle aveva bisogno di una seria preparazione prima di intraprendere la traversata di ritorno attraverso il Pacifico e FitzRoy, voleva consultare alcune vecchie mappe custodite a Lima. Il disappunto di Darwin era dovuto sia al ritardo, non vedeva l’ora di tornare a casa, che alla pericolosità di effettuare esplorazioni a terra a causa di alcune rivolte scoppiate con dei ribelli locali. Tutto quello che potè fare fu trascorre 4 splendide giornate a terra, “…parlando con persone intelligenti in un posto nuovo e straniero…”

Un’altra attrazione erano le donne elegantissime, vestite di abiti neri aderenti e di veli di seta nera, portati in modo da lasciare scoperto uno solo degli occhi. Ma quell’unico occhio era così nero e brillante da produrre un effetto molto potente…

Comunque il suo desiderio era di partire al più presto per le Galapagos, anche per potere vedere da vicino un vulcano!

Vi giunsero finalmente il 17 settembre 1835.

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it