Un puntino sulla carta

Siamo a 3/4 del viaggio tra Galapagos e Cile. Il mare é calmo, vento leggero, ma l’onda lunga che proviene dal Meridione solleva Adriatica in un respiro lungo e regolare, continuo, sicuro. Queste onde che ci cullano nel loro saliscendi portano il ricordo di quello che sono state mille miglia più a Sud, quando frangevano spinte dai forti 40 ruggenti*, venti che senza alcun ostacolo corrono dall’Australia all’America.
E furono i venti a indicare le rotte ai primi navigatori. Ne seguivano il soffio. E gli ucceli indicavano la prossimità dei continenti. Las Casas, relatore del viaggio di Colombo, racconta che prima di avvistare San Salvador < ...udirono uccelli, durante tutta la notte...> Ed é proprio degli uccelli e dei mammiferi marini e dei pesci che potremmo raccontarvi noi di Adriatica. Gli animali sono stati i nostri compagni durante queste navigazioni. Alla partenza dalle Galapagos ci seguivano gli Albatros delle Galapagos, le sterne, i pellicani. I primi soprattutto, ci hanno accompagnato a lungo. Soprattutto di notte. Si allontanavano di giorno per andare a pescare o per altre occupazioni segrete. Ma al tramonto, fedeli, due più degli altri volavano di conserva ad Adriatica, giocando nelle notti nere e senza luna con il flusso di vento generato dalle vele. Si percepivano, più che vedersi. Ma erano sempre lì.
Più tardi, come se fosse stato raggiunto un confine, si sono presentati dei “Paille en coeud”, i sostituti ufficiali. Bianchi, più piccoli degli albatros e con una lunga penna per coda che li fà, appunto, sembrare uno stelo di paglia. Avvicinandoci al Perù abbiamo conosciuto delle rondinelle di mare, in tutto simili alle nostre rondini, senonché vivono volando senza mai posarsi (almeno sembra) e bevono o mangiano avvicinando il becco al cavo dell’onda, rapide, per non farsi travolgere dalla cresta in arrivo, ma anzi sfruttarne la pressione propulsiva per sollevarsi nuovamente in cielo. Alle Galapagos c’erano pochi pesci volanti. Ma ora ne siamo circondati. Volano di giorno e di notte per scappare ai grossi predatori oppure spaventati dal sopraggiungere dello scafo rosso. La mattina, dopo il ruggire notturno dei frangenti contro lo scafo, ne troviamo in coperta a decine, morti cozzando contro le sovrastrutture invisibili nell’oscurità.
Tonni e dorados vivono frenesie alimentari all’alba e al tramonto, saltando ovunque fuori dall’acqua a caccia dei pesci più piccoli. Emanuel ne pesca uno al giorno che finisce al sale, al forno, al cartoccio, in crosta, bollito e sottolio o in umido secondo la fantasia e la voglia del momento.
Importante questa pesca per noi. 15 giorni di navigazione hanno esaurito ogni cibo fresco a bordo e per l’igiene alimentare la carne fresca di questi pesci é indispensabile.
Altri incontri: delfini, balene, orche, leoni marini solitari o in coppia, colti nel momento più intimo della loro vita relazionale, a pancia in su, con le pinne all’aria e uno sguardo languido di piacere. Sbuffano e gridano di disappunto per essere stati disturbati così inopportunamente… Alcuni squali, silenziosi, scuri, sfilano al lato dello scafo senza nessuna paura.
Ogni giorno avvistiamo vita.
La notte navighiamo sulla scia fosforescente che é il plancton. Questi animali e vegetali che si auto illuminano a tal punto che sembra che Adriatica abbia dei neon attaccati sotto lo scafo.
Ogni notte avvistiamo vita.
Avevo dimenticato, navigando in un Mediterraneo che non ha più nemmeno il ricordo di ciò che é stato, quanta vita c’é in mare.
E in tutto questo, noi. Un puntino sulla carta. Una goccia in questo oceano sconfinato.
Marco é di guardia. Ha la macchina fotografica al collo perché non vuole perdersi nessuno degli incontri che facciamo. Scruta come una vedetta ogni angolo dell’orizzonte a caccia di vita, panorami, sfumature e di tutto ciò che rendono vivace questo mare, apparentemente monotono. Alcune delle sue foto sono fantastiche. Le invieremo a Silvia appena a terra.
Domani finisce l’anno. Dopodomani ne inizia uno nuovo. La nostra avventura é sempre la stessa. Sempre nuova.
Parliamo, ridiamo, ascoltiamo musica, raccontiamo storie, lavoriamo insieme e osserviamo. 20 giorni insieme su Adriatica nel Pacifico. Sappiamo che finiranno. Vogliamo che finiscano. Per ritrovare i nostri piaceri terrestri.
Per sentire i profumi del nostro mondo. Per avere un luogo dove ricordare, guardando il largo da una scogliera, questi 20 giorni su Adriatica…

*: i venti delle latitudini intorno ai 40° Sud si chiamano “Ruggenti” per il rumore costante e penetrante che fa sembrare il loro soffio un ruggito.
Nello stesso modo l’opprimente grido dei 50° Sud fa definire quei venti “50 urlanti”.

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