Archivio di dicembre 2006

Accoglienza a Puerto Baquerizo Moreno. Ancorati in rada a Bahia Naufragio.

venerdì 15 dicembre 2006

Siamo ospiti del Paese. Le autorità inaugurano oggi il nuovo Maleçon, il lungomare, e Adriatica e il suo equipaggio sono invitati a presenziare come ospiti d’onore alla manifestazione e alla festa. Musica, grigliate, gente allegra. L’isola intera, che conta in totale 7.000 abitanti deve essere in paese oggi. Lo spettacolo é simpatico: il nuovo lungomare si integra tra il paesino e la spiaggia. I bimbi corrono sulla sabbia tra i leoni marini, appisolati. Molti sono i cuccioli nati nell’ultima settimana.

Colori e musica avvolgono tutto e tutti. Allegre persone, i Galapaguenos sono di una gentilezza estrema e al servizio del loro ospite. Il parco vive grazie al loro impegno, ma in realtà in cambio non ne ricevono per quello che danno. Infatti la gran parte del denaro stanziato da enti o nazioni amiche o raccolto con la colletta turistica dei servizi e delle tasse, non viene riutilizzato per migliorare sensibilmente i servizi degli abitanti.

Questi 15 giorni di permanenza nell’arcipelago ci hanno permesso di avvicinarci agli abitanti che qui si dividono in “Nativos” (quelli che sono nati qui), “Residentes” (quelli che vi risiedono stabilmente da prima del 1988) e gli altri, che hanno qualche diritto in meno, ma vivono di solito meglio, perché si tratta di americani o europei che sono qui per business.

Il rapporto privilegiato con Bolivar Pesante e con sua moglie Grace che é la “Gobernadora” dell’isola ci ha immerso fino in fondo nella vita dell’arcipelago, con le sue magie, le sue grandezze, le sue unicità e i suoi problemi. Bolivar é nativo, figlio di una coppia che si trasferì sull’isola
46 anni fa. La madre, una simpatica vecchietta che abbiamo incontrato ieri per caso mentre faceva la spesa, é la mamma di tutti sull’isola. Quando arrivarono qui gli abitanti dell’intero arcipelago non erano più di 3000.

Oggi sono circa 30.000. Quarto di cinque figli é quello che maggiormente si é dato da fare per le sue Isole. Oggi possiede un’Agenzia Naviera e riceve quasi tutte le imbarcazioni e navi in arrivo dall’estero. Bill Gates e Paul Allen (Microsoft), la famiglia reale inglese, presidenti di ogni nazione, attori come Tom Cruise e Bruce Willis… e Adriatica.

L’assistenza che ci ha dato é totale. Non avevamo ancora gettato l’ancora nei vari porti che un suo rappresentante accostava la barca per risolvere ogni problema burocratico, e in queste isole sono davvero tanti!

Proprio pochi minuti fa é stato a bordo per darci i saluti. Salpiamo domani e ha verificando che tutto sia a posto. E’ salito sul taxi dopo un abbraccio: “Hermanos para siempre!”… Fratelli per sempre.

E la nave va!…

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it

Alla scoperta di Adriatica

venerdì 15 dicembre 2006

Il Beagle era un Brigantino, cioé un veliero con tre alberi a vele quadre (trinchetta, maestra e mezzana) ed un bompresso (palo che spunta verso prora e che sostiene gli stralli delle vele di prua).

Generalmente porta pure una Randa all’albero di maestra. Lungo meno di 30 metri alloggiava 74 persone a bordo (difficile da credere, oggi!), in legno, e pesava 235 tonnellate. Era di facile manovrabilità in acque chiuse e poteva anche essere trainato a remi dalle baleniere di bordo. In mare aperto soffriva per la sua forma e perdeva stabilità. Per questo FitzRoy, che vi aveva navigato a lungo, ne fece rialzare il bordo libero e appesantire il peso in chiglia. Queste operazioni permettevano di imbarcare meno acqua sul ponte in caso di cattivo tempo e abbassare il centro di gravità, diminuendo il rollio.

Il Beagle fù dotato di novità tecniche come i parafulmini sui tre alberi e delle migliori cime oltre a 6 scialuppe che serviranno per i rilievi idrografici. I lavori durarono diversi mesi e compresero anche l’abbellimento delle cabine del comandante e di quella di Darwin, che la divideva con Stokes, diciannovenne assistente topografo. La maggior parte del materiale era stoccato anche nella cabina di FitzRoy. Un notevole spazio era dedicato alla biblioteca: 245 volumi, questi oragnizzati nella cabina del naturalista. Dormiva in un’amaca che veniva appesa sopra il tavolo idrografico. Questo forse contribuì al suo mal di mare che fu superiore solo a quello che oggi affligge Patrizio.

Una nota di folclore: secondo approfondite ricerche che pare abbiano coinvolto (sebbene non ci sia la conferma ufficiale) anche il famoso statistico Mannhaimer (RAI 1, Porta a Porta) si afferma che Patrizio Roversi sia l’uomo che ha navigato più miglia in Oceano in posizione orizzontale. Le cifre ipotizzate parlano di quasi 7.000 miglia. Le voci dei suoi compagni di viaggio lo confermerebbero, anche se non possiamo citare le fonti.

Adriatica é uno Sloop, cioé un veliero a un solo albero, che può all’occorrenza essere armato a Cutter grazie ad uno strallo volante su cui issare un piccolo fiocco chiamato Trinchetta. Nata originariamente come Ketch, cioé veliero a due alberi, fu trasformato per volere di Patrizio e Syusy alzando l’albero di maestra e sopprimendo la mezzana.

Alloggia fino a 12 persone, ma ne può trasportare 22 in navigazioni autorizzate lungo costa. Pesa quasi 50 tonnellate ed é in acciaio, con compartimenti stagni a prua e a poppa. Ha un motore Volvo penta di 240 cavalli e due generatori. Adotta tutte le soluzioni tecniche per produrre e accumulare energia pulita tramite il vento (generatori eolici), il sole e la luce (pannelli fotovoltaici) e il flusso dell’acqua (un’elica a trascinamento che trainata a poppa, girando, produce energia). L’accumulo viene fatto sia in batterie a gel che in un nuovissimo sistema di “Celle a Combustibile” che utilizzano l’idrogeno scomposto dall’acqua. Si tratta sicuramente di una barca all’avanguardia in questo settore, anche se sperimentale. In totale, alla fine del nostro viaggio intorno al Sud America di 7 mesi avremo risparmiato circa 800/1000 litri di gasolio (é come se per due mesi non usassimo i generatori) e fatto la nostra piccola parte nel contenimento delle emissioni di Anidride Carbonica.

Prima della partenza da Rosignano e durante la sosta a Curaçao Adriatica ha subito notevoli migliorie e manutenzioni per prepararla ad una navigazione così difficile e avventurosa come quella che stiamo compiendo. L’equipaggio dorme a poppa, nella cabina più spaziosa in cui si stoccano una parte dei materiali. Gli ospiti usano le altre 3 cabine, ciascuna con il suo bagno. Quando la barca é sbandata si pongono lateralmente dei teli, detti “anti-rollio” che servono a non essere sbalzati fuori dalla cuccetta.
La biblioteca di Adriatica é fornita da un centinaio di libri tra nautici, tecnici e di argomenti vari. Gli autori più rappresentati sono Coloane, Moitessier, Clive Cussler, Eric Orsenna oltre a Jimmy Cornell, con l’inserimento di Einstein (l’evoluzione delle idee in Fisica), Honoré de Balzac e Darwin stesso.
Inoltre abbiamo un piccolo locale officina con attrezzi e parti di ricambio essere autonomi per gran parte del giro, una zona carteggio con la strumentazione elettronica e radio, una grande dinette/salone/cucina con annessa cambusa, una cala vele a prua e un locale deposito a poppa.

Leggete la Scheda Tecnica sul sito.

Piccolo vocabolario:

  • Bordo libero: parte dello scafo che va dal livello di galleggiamento al ponte più alto
  • Chiglia: trave o parte della barca che ne costituisce la spina dorsale, da prua a poppa e su cui si agganciano le “costole” e si attacca la deriva. le barche moderne sono notevolmente diverse dal Beagle.
  • Compartimento stagno: parte chiusa dello scafo che se innondato a causa di una collisione non permette all’acqua di raggiungere la parte centrale dell’imbarcazione e quindi di affondare. Normalmente barche come Adriatica ne hanno due: prua e poppa.
  • Generatore: motore diesel in grado di generare energia elettrica grazie a varianti costruttive. Non danno propulsione alla barca, ma elettricità.
  • Zona carteggio: area dove si effettuano i calcoli della navigazione, si tracciano le rotte e si trasmettono i messaggi via radio.
  • Cambusa: dispensa degli alimentari
  • Cala Vele o Cala del Nostromo: locale dove si staccano le vele, le cime, i bozzelli e tutto ciò che riguarda l’attrezzatura esterna di una barca

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it

Chiudo il gas, e vado via…

lunedì 11 dicembre 2006

Carissimi,
alla fine… sto partendo.

Quando mettiamo in pista un’idea (io, Syusy, Orso, Sandro e tutti gli altri nostri numerosi amici e complici) poi non abbiamo idea (appunto) di quel che comporta, di quel che succederà. Adesso che sono davvero qui a fare la valigia, mi rendo conto.
Mi rendo conto dell’impresa terribile a cui vado incontro, mi rendo conto del casino che abbiamo mosso e che adesso, muovendosi a sua volta, rischia di travolgerci!
Adesso mi rendo conto della responsabilità che ci siamo assunti: un viaggio lungo sei mesi, che coinvolge circa 130-140 persone, 7000 miglia di mare impossibile, 12 tappe che vanno dai 5.000 metri delle Ande ai fiordi del Canal Beagle.

Finora questo “Evoluti per Caso” sulle tracce di Darwin sembrava una splendida utopia, una provocazione, una idea appunto.

Adesso invece Adriatica sta davvero navigando da Panama verso le Galapagos (e tra parentesi ha il vento contro, una perturbazione che ci minaccia da nord e onde alte in faccia) ed è in ritardo.

Adesso davvero ci siamo.

Tra pochissimo io parto, con Andrea Sorricaro (detto Triglia, un veterano di Adriatica che ha fatto anche una traversata atlantica) in qualità di regista-operatore, e con Marco Schavina (detto Orso, credo che non abbia bisogno di presentazioni) in qualità di stratega turistico.
Durante il viaggio aereo ci incontreremo col gruppo dell’Università di Roma Tor Vergata, coordinato dal Professor Gabriele Gentile, biologo-avventuroso, amante delle iguane.
E poi ci raggiungeranno gli ingegneri dell’ENEL, per confrontarci sulla sopravvivenza umana, cioè sulle idee che, in tema di energia, potranno “salvare il mondo”, in prospettiva, dalle varie catastrofi ecologiche che incombono sull’umanità. Umanità che – me lo ha insegnato Darwin – è arrivata sulla terra per caso e, non per caso, potrebbe estinguersi, senza che la terra ne risentisse (anzi!).

Poi ci raggiungerà Flavio Tucci (detto Flavio Tucci) come secondo regista operatore (anche lui velista, ha documentato tutto il recente viaggio di Adriatica ai Caraibi), assieme a due grupponi universitari, provenienti da Bologna (Marco Passamonti) e da Siena (Francesco Frati).

Assieme a loro gireremo le isole, assieme a loro visiteremo i luoghi di Darwin, rincorreremo le iguane, vedremo le tartarughe giganti, cercheremo i famosi fringuelli che con i loro becchi hanno dato a Darwin lo spunto decisivo per formulare le sue teorie.
Insomma: devo cominciare a fare mente locale su questa impresa, che dovrebbe servire a divulgare soprattutto il fascino della Scienza.

Mi sono messo in valigia gli appunti, il Diario di Darwin, i libri di Guido Barbujani e di Telmo Pievani. Ho anche un riassunto dell’editoriale Scienza di Trieste, ho la mappa dell’editore Motta, ho anche un libro di Luca Novelli, un’altro edito da Codice di Eldredge, e penso anche di prendermi un numero di Tex per sentirmi un po’ confortato.
Dopo di noi, alle Galapagos, arriva anche un gruppo di… bambini. Si tratta di una decina di ragazzini di circa 10 anni, figli di scienziati. Guida il gruppo di genitori e figli, una nostra amica con suo figlio, Paola Catapano, del CERN. Anche loro filmano e poi racconteranno, assieme a noi.

Torno (spero) a Natale, poi Adriatica parte dalle Galapagos e arriva in Cile, dove dovrà esserci ad aspettarla Mario Tozzi, poi Mario torna a casa e arriva Syusy con un altro gruppo dell’Università di Bologna, guidato dallo tsunamista-maremotologo Tinti, poi in febbraio tocca ancora a me… ecc ecc.

Perchè ho contribuito a mettere in piedi tutto questo casino???
Mah… un po’ per caso. Ma il caso – me l’ha spiegato il mio amico Guido Barbujani, genetista evoluzionista – è uno dei fattori chiave dell’Evoluzione! Perchè credete che stia succedendo tutto questo can can contro il povero Darwin? Ma perchè ha dimostrato che, se siamo al mondo, è appunto “per caso”. Ed è questo ruolo del caso (contrapposto alla creazione consapevole di un Dio, al destino, a tutto ciò che “sta scritto”) che scandalizza e che provoca le reazioni dei creazionisti. Non riusciamo a rassegnarci ad essere “uomini per caso”, ma nel mio caso si tratta di una vocazione al caso, praticamente non ci faccio nemmeno più caso, per cui, sarà il caso che mi assuma le mie responsabilità.

Insomma, cari amici, amici cari, addio! Chiudo il gas e vado via.
Se, alla fine di tutto, quando spero saremo in onda in TV, anche un solo bambino deciderà che da grande vuole fare il ricercatore anziché il calciatore, tutto questo avrà avuto un senso…

Patrizio Roversi – www.velistipercaso.it

Il viaggio inizia a Puerto Ayora. Ancorati in rada a Bahia Academia.

martedì 5 dicembre 2006

Alla fine eccomi qui, 10.000 miglia dopo la partenza da Rosignano, pronto a ripercorrere non solo idealmente le orme di Robert FitzRoy, il comandante del Beagle che ebbe a bordo durante quasi 5 anni il 22enne Charles Darwin, scienziato in erba afflitto dal più cronico dei mal di mari.

Inizia alle Galapagos la parte saliente della nuova avventura di Adriatica, che ripercorrerà – al contrario, è vero, ma ci sono valide ragioni – la stessa rotta del brigantino inglese che nel 1833 salpò da Devonport per una campagna idrografica destinata a restare nella storia.

Personaggio integerrimo, comandante già prima della trentina, FitzRoy era un marinaio perfetto. Inglese fin nel più profondo del suo animo, esplorò le coste del Sud America ridisegnando la maggior parte della cartografia del 19imo secolo. Grazie a lui le navi di sua maestà prima, e quelle di tutte le altre marine poi, potettero spingersi attraverso i canali della Patagonia e del Cile con maggiore tranquillità. Metodico nello scovare nuove rade, baie, approdi, nel rilevare pericoli e bassi fondali, fu anche uno degli inventori della meteorologia moderna e gettò le basi di buona parte della cartografia nautica occidentale.

Comandava un due alberi di poco meno di 30 metri in cui riuscì a stivare 77 persone con i più svariati compiti. Per fare un paragone, Adriatica è lunga
22 metri e quando siamo in 12 a bordo si soffoca per la mancanza di spazio!
Ufficiali, marinai, cuochi e camerieri, 8 soldati in armi, carpentieri, 2 artigiani velai, un fabbro, un pittore (come fosse un fotografo di oggi), un cartografo, un medico (che poi sbarcò a Rio, e fu l’unico a trovarsi male al servizio di FitzRoy) e un infermiere, gabbieri e nocchieri e… un biologo con compiti di raccolta e relazione scientifica: il nostro Charles Darwin. A bordo c’erano anche 3 indigeni fungini (cioè della Terra del Fuoco) che FitzRoy aveva portato in Inghilterra durante il suo precedente viaggio perché venissero educati e apprendessero l’inglese al fine di favorire i rapporti tra le popolazioni indigene e le navi di sua maestà e un giovane missionario, di soli 22 anni, che aveva il compito di diffondere la parola di Dio tra le genti della Terra del Fuoco aprendo una missione: non gli andò tanto bene e fu recuperato dopo non molto tempo!

Insomma, un universo eterogeneo che durante 5 anni convisse, esplorando e scoprendo, su una nave che oggi, ad uno sguardo superficiale, sembrerebbe un “collegio” galleggiante: il più anziano e di gran lunga, aveva 36 anni! E non era FitzRoy…

Ma torniamo a Lui. Magro, alto, elegante nei modi e coltivato nella mente, era per Darwin il perfetto esempio del Comandante di Marina. Un perfetto marinaio con ampie conoscenze scientifiche e un bagaglio culturale completo.
A bordo fece imbarcare una biblioteca che contava 275 libri inclusa una copia integrale dell’enciclopedia Britannica. Nella sua cabina si trovava una raccolta di 22 orologi e cronometri da fare invidia al museo della Rolex. Gli servivano per calcolare con precisione la longitudine, che ha un rapporto strettissimo con il tempo, e quindi per perfezionare la posizione di molte isole lungo la rotta intorno al mondo.

Era al comando del Beagle già da qualche anno e aveva già effettuato una precedente campagna di successo in Sud America, sempre con compiti idrografici. Prima di questa seconda partenza, però, aveva voluto effettuare molti lavori sulla sua nave, tra cui alzare il livello del ponte per guadagnare spazio vivibile sotto coperta e appesantire la chiglia per rendere la nave più stabile. Durante il precedente viaggio, nel corso di una tempesta, aveva rischiato di capovolgersi.
Aveva anche voluto aggiungere altre “lance” a quelle già in dotazione arrivando ad averne 6 a bordo. Queste lance, che si manovravano sia a vela che a remi, erano di importanza fondamentale. Infatti servivano sia per entrare o uscire da porti e rade trainando il Beagle a remi che per effettuare le campagne di rilevamento idrografico. Funzionava così: la nave ancorava in una rada sicura e si sistemava lì per un periodo più o meno lungo. Una parte dell’equipaggio salpava con due di queste scialuppe attrezzate di tutto punto, per andare ad esplorare le zone circostanti.
Queste spedizioni duravano parecchi giorni; a volte settimane e quasi sempre una delle scialuppe era comandata dallo stesso FitzRoy.
Durante queste soste Darwin aveva la possibilità di esplorare le terre circostanti la regione dove erano ancorati, e a volte, per esempio in Brasile, partì per escursioni di diversi giorni.
Nei mesi di cattivo tempo, mentre infuriavano le burrasche del Grande Sud, il Beagle se ne stava ancorato in una rada protetta e elaborava le informazioni raccolte, disegnava le nuove carte nautiche, o selezionava e divideva i materiali raccolti da inviare a Londra per la catalogazione.

FitzRoy era molto stimato dai suoi uomini. Dell’equipaggio della prima campagna idrografica solo 7 chiesero di non ripartire. Tutti gli altri vollero essere a bordo per la nuova navigazione del Beagle. Questa è la prova delle qualità anche umane e di comando di questo giovane Comandante che aveva due soli grandi difetti: il primo, era convinto calvinista e assertore che la storia geologica della terra coincidesse con il racconto biblico, quindi che la terra non avesse più di 5.000 anni; il secondo, che gli capitò diverse volte, nel corso dei 5 anni di navigazione intorno al mondo, di vivere dei periodi di crisi e di sconforto, soprattutto quando non riusciva ad ottenere dall’Ammiragliato britannico l’autorizzazione a compiere delle spese utili alla realizzazione del suo lavoro. In quel caso, pur di raggiungere lo scopo, anticipava lui i soldi e questo lo portò alla soglia della rovina finanziaria.

Adriatica è ora ancorata nella rada di Bahia Accademia, a P.to Ayora sull’isola di Santa cruz. Questa fu una delle 4 isole visitate da Darwin.
Raccolse molti campioni di pietre, di vegetazione e di animali, ma al momento non lesse pienamente il messaggio che la natura gli stava indicando, sebbene ebbe delle intuizioni geniali. Ci vollero diversi anni, dopo il suo rientro in Inghilterra e l’aiuto di altri amici naturalisti per elaborare la “teoria” sulla Evoluzione. Noi siamo qui, immersi in questa natura così diversa da quella mediterranea, e ci immedesimiamo nello spirito che ebbero questi uomini durante la loro visita di duecento anni fa’. Foche e iguane nuotano intorno alla barca. Alcune vengono comodamente a piazzarsi nel pozzetto di Adriatica per la siesta serale. Le fregate volteggiano a pochi metri dalla testa d’albero della nostra barca, così come fecero probabilmente intorno agli alberi del Beagle, prima di tuffarsi in acqua per acciuffare la loro preda. I pellicani si battono con i gabbiani per il cibo, nonostante questo sia abbondante. Il porto pullula di barchini, lance, scialuppe che fanno la spola tra le barche, le navi e gli “Yates” per caricare e scaricare merci e persone, ne più, ne meno di come doveva avvenire a Floreana, che era l’unico abitato di questo arcipelago, durante la visita di FitzRoy, 200 anni fà. Tutto questo avvolge Adriatica e il suo equipaggio. Ci sentiamo testimoni della storia delle scoperte scientifiche e della navigazione di altri tempi. Siamo orgogliosi di ripercorrere la rotta che fu coperta dal Beagle. Andar per mare, ancora oggi, è una grande avventura. Probabilmente l’ultima grande avventura a portata di uomini liberi che, con i propri soli mezzi e la forza fisica e mentale, possa essere vissuta.

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it