Archivio di gennaio 2007

Ripartiti da Valparaiso

mercoledì 31 gennaio 2007

Siamo finalmente ripartiti da Valparaiso per il Sud del Cile. 700 miglia ci separano dal Canal Chacao, entrata geografica situata tra il continente e l’isola di Chiloé. Questo canale ci accoglierà con le sue correnti di marea che raggiungono gli 8 nodi e i venti da SW a oltre 30 nodi, pressoché costanti.
La sosta al Marina di Higuerillas, a Vina del Mar (Valparaiso) é stata salutare sia per noi dell’equipaggio che per la barca, che ha subito un vero e proprio cantiere per prepararla alle navigazioni patagoniche. Tutto cambierà, laggiù, avvicinandosi alle zone antartiche del continente sud americano.

Già ne abbiamo un’aperçue… la temperatura dell’acqua é ormai a 14 gradi e scenderà fino ai 5 del Canal Beagle. La vegetazione costiera, fin’ora secca e desertica, si sta riempiendo di verdi macchie di abeti e conifere.

Costeggiamo la costa della zona di Constituciòn, scendendo verso Concepciòn, che dovremmo doppiare domani notte.

Abbiamo un invito della Marina Cilena a sostare un giorno all’Isola Quiriquina, dove esiste una base militare e ci aspettano per mostrarci una delle navi che li inorgoglisce di più: una fregata a vapore dell’inizio del XX secolo che oggi é museo. Non so se riusciremo ad accettarlo, a causa della mancanza di tempo: il 7 febbraio Pat ci aspetta ad Ancud e mancano ancora 400 miglia.

Il Contrammiraglio Arellano, ex comandante di una unità da guerra che pattugliava il sud del Pacifico, ci ha accolto a casa sua a Valparaiso e insieme al Comandante Mantellero, redattore di uno dei portolani del Sud Patagonico e Pilota di navi in quelle acque, ci hanno raccontato durante due lunghe giornate tutte le caratteristiche nautiche della pericolosa navigazione fuegina. In queste ultime tre settimane 3 barche da diporto hanno naufragato in quella zona e solo una é riuscita a rientrare in porto, completamente disalberata.

Ecco perché dedichiamo tanto tempo alla preparazione della barca e dell’equipaggio. Si tratta di uno dei mari tra i più pericolosi del mondo. Ma una buona organizzazione e la massima attenzione alla sicurezza ci permetteranno di affrontare con tranquillità anche questa parte della nostra avventura. (Devo confessare che le spiegazioni tecniche alternavano momenti di carteggio e scrittura di note tecniche a… asados galattici con carni grigliate di ottima qualità annaffiate dal Pisco Sour, tipica bevanda cilena…!)

Damiano, che avete conosciuto durante la Rotta Verde come secondo di Federico é arrivato a dare man forte all’equipaggio, sostituendo Emanuel che deve rientrare ai suoi impegni del Giro Vela con Cino Ricci. Marco, anche lui collaboratore di Cino, ha deciso di restare qualche giorno in più e di accompagnarci fino a Ushuaia. Restano i due Argentini, Ricardo e Fernando, base solida del mio equipaggio.

In questo momento é notte. Stiamo tirando dei bordi lungo la costa cercando di restare nella fascia delle 10 miglia dalla costa, dove il mare non é troppo alto e il vento non supera i 25 nodi. Abbiamo provato a spingerci più al largo, ma l’altezza delle onde e la forza del vento facevano soffrire troppo la nostra cara Adriatica e… noi! Quindi guadagnamo verso sud cambiando bordo ogni due ore circa, attenti al traffico di navi e alle boe dei pescatori. Ci aiuta una splendida luna, così chiara da fare male agli occhi quando la si fissa. Il riverbero argentato ci segnala le onde più ripide che cerchiamo di evitare. Il chiarore della notte é tale che gli uccelli non smettono di volare intorno a noi: gabbiani, pellicani, rondini di mare e i primi albatros (o comunque della famiglia, date le dimensioni), maestosi, che non pensavamo di trovare così a nord.

In acqua ogni tanto fa capolino una coppia di leoni marini o qualche delfino che viene a giocare con la prua.
Adriatica taglia la sua rotta con 2 mani di terzarolo alla randa e la trinchetta bordata piatta. Ogni tanto un’onda più dura la fa picchiare, ma la vecchia signora dall’abito rosso insiste, forte delle sue 50 tonnellate, e rompe le creste guadagnando lentamente a sud.

Terra? In rotta per Valparaiso

sabato 13 gennaio 2007

Stranamente il vento ha girato al girdinetto di sinistra (quasi dietro, a poppa, leggermente spostato di fianco). Il miracolo si sta generando. Qui é rarissimo avere un vento che ti spinga.

Ho appena sentito Sandro, in ufficio, che voleva sapere se ce l’avremmo fatta ad arrivare prima di domattina, per lo sponsor, sapete! Beh, non credo proprio. Abbiamo vento da dietro, ma debole. L’onda é sempre di prua e bella alta: qua fuori, 30 miglia più al largo sta soffiando a 40 nodi e noi ci prendiamo tutta la potenza di quel mare sulla faccia, ma per qualche strana ragione locale a noi l’aria arriva proprio dalla parte opposta. E noi… prendiamo!

Via, diretti alla meta. Chissà se riusciamo ad aumentare abbastanza per arrivare almeno domani a metà giornata! Servirà? Non lo dico ancora a terra, perché poi resterebbero delusi se non ce la facessi. Non so se durerà quest’aria che ora ci spinge a 7 nodi e che promette di accorciare i tempi:
ETA (tempo stimato d’arrivo) le 12:30 di domani, 14 gennaio. Sarebbe ancora in tempo per i giornalisti del nostro sponsor?

Sto un po’ forzando il motore e sento dei rumori di cavitazione dell’elica che non mi piacciono. La mente mi si affolla di dubbi. Faccio bene a forzare? Magari rompo tutto e poi non ce la faccio nemmeno per il 16, data ben più importante, con una signora Ministra del governo Cileno e altre autorità in visita a bordo. Ragiono e cerco di ricordare. Dunque, l’elica la aveva smontata e rimontata Bobo, a Rosignano, in cantiere, a dicembre del 2005. Non c’é ragione che abbia fatto male. Anche se ogni volta che vado a vela e provo a metterla in bandiera perché non faccia resistenza al trascinamento non mi riesce, e con queste eliche MaxProp é un sintomo che sono regolate male. Vado a cercare negli appunti se trovo una nota di Bobo su questo argomento… Sì, ecco.. L’ha smontata lui, ma poi é stata rimontata dal cantiere senza che nessuno di noi fosse presente. Lui e Mary avevano già rinunciato ad Adriatica, e io ero via. Eh, allora i dubbi aumentano. Come avranno fatto? Perché questa vibrazione così forte che fa tremare la mia cuccetta e aprire gli armadietti. No, non posso rischiare.
Riduco i giri. E giacché ci sono, invio un mail alla casa costruttrice per chiedere un consiglio.
Comunque il vento ci aiuta e manteniamo quasi i 7 nodi. Vado a cercarmi la controcorrente sottocosta. E’ rischioso, a causa dei pericoli, ma devo provare ad arrivare presto.

Con i ragazzi (i muchachos, come li chiamano Ferdy e Ric) ci organizziamo una pasta. Ci vuole una ricompensa per la fatica che facciamo. Allora, con un po’ del pollo arrosto di ieri sera, un po’ della salsa al basilico che abbiamo fatto per salvare i pomodori che sono maturati tutti insieme e una cipolla soffritta appena appena ci facciamo un bel piatto di fusilli al sugo di carne, con il parmigiano che ci hanno portato i due studenti da Bologna, Filippo cassani e Elisabetta Rigliaco (bravissimi! Ci hanno portato anche dei salami e del pesto. Voi non avete idea di quanto possa fare piacere dopo 3 mesi di assenza dall’Italia…)

La coltre nuvolosa che ci opprime da 3 giorni sembra assottigliarsi. L’aria si fa più tiepida perché la luce solare riesce a penetrare. Era ora! viviamo in cerata e pile come se navigassimo in alto Adriatico a novembre… E siamo alla latitudine del Marocco! E’ la corrente di Humbold che ci gioca questo scherzo. La temperatura dell’acqua non supera i 18 gradi. L’aria sovrastante ne risente. Ma basta sbarcare per ritrovare le temperature dell’estate. A Valparaiso ci sono 24 gradi e a Santiago 29. A terra non ci crederanno mai che noi qui soffriamo il freddo e il mare contro. Infatti Higuerillas, il nostro marina di destinazione, é sulla costa nord di una baia ben protetta da ogni vento meridionale, tanto da essere uno dei luoghi balneari più frequentati dai turisti cileni.
L’onda sembra allentare un po’. Abbassarsi abbastanza da non costringerci a tenerci con tutte e due le mani per non cadere. Chissà se riusciamo a portarci un po’ avanti con le pulizie e i lavoretti che mancano, così che se arrivassimo in tempo la barca sarebbe presentabile? Proviamo.

Vi lascio e vado a lavorare.
A presto.

“Fault 103″

mercoledì 10 gennaio 2007

La sosta a Antofagasta é stata breve. Anzi brevissima.

Di fronte a noi 700 miglia di oceano lungo la costa pressoché desertica del nord del Cile. Taltàl, Copiapò, La Serena, Coquimbo e infine Valparaiso.

Tutti luoghi dove il Beagle navigò ispezionando la costa mentre Darwin percorreva a cavallo l’interno, scortato da una guida cilena e scoprendo, a dorso di mulo, i segreti della zona desertica più grande d’America. Per darvi un’idea, questa zona rappresenta un terzo della lunghezza del Cile. E il Cile, difficile a credersi, é lungo come l’Europa da nord a Sud. Se sovrapponete la carta di questa nazione a quella dell’Europa, con la stessa scala, naturalmente, scoprirete che Arica, la punta più a nord, sarà all’altezza del nord della Norvegia, mentre Capo Horn, l’estremo sud, si sovrapporrà ad Agrigento. Quindi la zona desertica corrisponde alla lunghezza dell’intera Italia, dai laghi a Capo Passero, Ragusa.

Questo vi da anche l’idea della lunga rotta che aspetta Adriatica.

Arriveremo a Valparaiso tra 5 giorni, se va bene. 700 miglia di mare alle spalle é come se da Genova partissimo per Bari, passando per lo stretto di Messina… Oppure, per chi é più affine alle auto che alle barche, da Roma a Berlino. Lunghetta, eh? E ce ne resta più del doppio per Capo Horn.

La costa é secca, e risplende delle tonalità del bianco, del giallo, dell’ocra. Alcuni grigi e marroni. Non un solo albero per centinaia di chilometri. Un paese ogni tanto. Una sola strada che fiancheggia la costa.
Ci allontaniamo a una 30ina di miglia dalla costa per non rischiare i bassofondi. Ma già a così poca distanza l’oceano raggiunge i 7.000 metri di profondità, in una spaccatura che si prolunga da nord a sud per 3000 chilometri. Considerando che le montagne quasi a picco sul mare raggiungono i 4.000 metri, é una bella escursione!

L’onda dell’oceano si alza lentamente, ma con continuità. Il bollettino che riceviamo con il Navtex ci preannuncia 30 nodi da SW. Ci prepariamo ad un’altra lunga bolina. E’ il nostro destino. Cinture di sicurezza, cerate, controllo delle procedure, ceck dei sistemi. Abbiamo un problema con l’elettronica e il pilota non funziona. Smanetto un po’ ma nulla da fare. Non ne vuole sapere. “Fault 103″. Prendo il manuale. Con Ricardo proviamo a testare il cablaggio, verifichiamo la tensione e scopriamo che sebbene il voltaggio sia esatto, la resistenza é bassa: 41 Ohm invece che 50 Hom. C’é un problema sulla linea, o uno degli strumenti montati in parallelo che non funziona bene, o forse una dispersione sul cavo di collegamento… O forse Dio solo sa che cosa. Sono stufo di tenere la testa infilata nel buco dove é montata l’elettronica. Inizio ad avere mal di testa.

OK, saranno 5 giorni di timone.

Chiamo tutti alla plancia, divido i turni di guardia in 5 di un’ora e mezza, perché di più non ce la fai a timonare le 50 tonnellate di Adriatica. A coppie, Emanuel e Marco, Ferdy e Ric, io da solo. Siamo in 5 perché Gianni é ormai partito. Il secondo della coppia, che non é al timone, sta in stand-by se il timoniere avesse bisogno. Infatti non può mollare la ruota per fare le manovre e qualcun altro lo deve aiutare. In caso di problemi: tutti fuori!.

E via così, inizia la danza con la barca che si arrampica sul pendio sempre più ripido perdendo velocità per poi riacquistarla parzialmente in discesa.

E’ un esercizio fisico. Altro che palestra. Un movimento delle braccia ogni
3 secondi per un ora e mezza fà 1.800 movimenti; per 24 turni di guardia a testa fà 43.200 movimenti dei bicipiti e delle spalle. Fà dei bei muscoli!

Ma fà anche un bel dolore cervicale, così piantati davanti al timone, in equiibrio instabile, con la testa in su fissa alle vele… Ma perché ci piacerà così tanto? Un ché di masochismo, nell’essere marinai…
6 nodi. E’ il massimo che riusciamo a fare. Bolina stretta aiutati dal motore.

A Valparaiso ci aspetta il nostro sponsor ENEL, con il quale abbiamo concordato un appuntamento per il 16. Un ricevimento e un cocktail con ospiti di prestigio che verranno a visitare Adriatica e le sue nuove installazioni tecniche per il risparmio energetico.

In realtà loro vorrebbero che noi arrivassimo il 13 sera, perché il 14 mattina ci sarebbero alcuni giornalisti interessati alla cosa, ma come fare! Anche forzando, anche se il vento girasse di poppa (cosa sconosciuta, qui), anche se la corrente calasse, anche se forzassi il motore al massimo… forse potrei arrivare il 14 in giornata. Troppo tardi. Un vero peccato, perché é importante divulgare il nostro progetto attraverso la stampa.

Comunque, non si sa mai. Ci mettiamo d’impegno e chissà che non accada un miracolo nautico.
Vi lascio. E’ il mio turno di guardia.

Club Nautico ad Antofagasta

lunedì 8 gennaio 2007

Abbiamo da subito dei nuovi amici.

I Cileni si sono rivelati di una accoglienza estremamente sincera. Domenica, quando siamo arrivati, l’unico contatto é stato con le autorità del porto. Aduana (dogana), Capitania, Sanidad, Agricoltura, Basura (spazzatura), Autoridad Portuaria… non si finiva più. Una quantità di documenti, visite a bordo continue di funzionari, fotocopie, firme… Una vera odissea in stile sud americano… E noi volevamo solo dormire!
Recuperare dopo 22 giorni di mare con non più di 5 ore di sonno a fila.

Ma c’é una cosa da dire: a sebbene le scartoffie e gli ufficiali che abbiamo incontrato per le pratiche di ingresso siano stai una quantità inimmaginabile, la loro efficienza, la cortesia e la disponibilità nell’aiutarci a capire e a risolvere i problemi é stata totale. Mai nei 23 anni di navigazione della mia carriera ho trovato professionisti tanto preparati e competenti. Consci della pesantezza degli obblighi burocratici ci sono venuti incontro in ogni occasione. (..come in Italia??!!) Verso la fine del pomeriggio accosta un’auto. “..un’altro funzionario?”
penso “…ma quando finirà?”

Invece scendono due signori distinti e un ragazzo. Carlos, Luis Alberto e Sebastiano. Un chirurgo, un ingegnere della pesca e il figlio. Sono diportisti cileni e soci dello Yacht Club di Antofagasta. Sono venuti a darci il benvenuto, visto che in tutta la città si é sparsa la voce del Velero Rojo (il veliero rosso) arrivato dal nord.
Il club nautico di Antofagasta ci ha adottato. Per 3 giorni saremo loro ospiti.

Piccolo club nautico con 2 pontili dove Adriatica non avrebbe mai potuto attraccare per via del pescaggio, il club é dotato di ogni confort: piscine, ristorante, spiaggia, bar, cantiere con travel, cabine, box, campo da calcetto e basket e… un’area a disposizione dei soci con 6 griglie e tavolini per gli “asados”, le tipiche grigliate sud americane.

Infatti quella é l’area che abbiamo vissuto più assiduamente e immediatamente ci viene organizzato e offerto un asado gigantesco con tanta di quella carne che non siamo riusciti a finire, nonostante fosse stato il nostro sogno durante tutta la traversata, perché la cambusa ne era completamente sprovvista, e ci fossimo ripromessi di mangiarne a più non posso non appena messo piede a terra.

Il brindisi, con tanto di scambio di regali, lo abbiamo fatto con il “Pisco”, tipica bevanda alcolica cilena. Ci hanno regalato un piatto con l’effige del Club e noi gli abbiamo dato una bandiera italiana della marina, con le 4 repubbliche marinare stampate, che loro non conoscevano.

Carlos e Alberto stanno preparando la loro barca, un ketch di 12 metri, per il periplo dell’Oceano Pacifico meridionale. Partiranno il 1 aprile per le Marchesi, poi, saltando da un’isola all’altra giungeranno in Australia e Nuova Zelanda per rientrare in Cile via 40 ruggenti.

Dopo l’asado, 4 ore a tavola!, passeggiamo dentro la cinta del club e andiamo a vedere la barca in preparazione. Ci chiedono consigli su tutto, ma la loro principale preoccupazione e se sia necessario aumentare la profondità della chiglia, sia per bolinare meglio che per aumentarne la capacità di raddrizzamento. Ma noi siamo tutti concordi: la chiglia va lasciata com’é. Il suo peso in rapporto alla stazza e alla superficie velica é ideale. La forma, trattandosi di una barca degli anni ‘70, anche.

Navigheranno con vento portante, quindi non é indispensabile estremizzare le capacità boliniere del veliero.  Aumentando la superficie della chiglia aumenterebbe anche la resistenza e andrebbe a scapito della velocità, che con soli 8 metri al galleggiamento non sarà elevata.

Così passiamo la fine del pomeriggio, chiacchierando di navigazione, meteo, costruzione… barche, insomma. Tanto per cambiare.

Il rientro in barca lo facciamo passeggiando lungo il nuovo Paseo, costruito recentemente e molto carino. Arriviamo che quasi fa buio. Doccia (con parsimonia, perché non c’é acqua in banchina e nel porto non possiamo far funzionare il desalinizzatore), un bicchierino di Rhum, una stizzetta
(sigaretta) e a letto. Domani sarà una giornata intensa di lavori di ripristino. Poi, in serata arriveranno i ragazzi di Gianni, gli studenti universitari di Bologna che si sono guadagnati il viaggio ad Atacama e al nuovo Radio Interferometro (vedi quello che ha scritto gianni Siroli sul nostro stesso Sito).

Buonanotte, Italia.

Come in Waterworld

sabato 6 gennaio 2007

Manca poco all’arrivo. Dopo più di 20 giorni di mare il desiderio di terra é forte. Anche se amiamo navigare in altura consideriamo la terra, il porto di arrivo, come la meta e lo scopo della navigazione. Nessuno di noi naviga per navigare. Per quanto piacere abbiamo a stare giorni e giorni al largo, in questo mare sempre uguale e sempre diverso, desideriamo l’arrivo.

E’ nell’arrivo che prende senso il viaggio. Nel riscoprire odori, colori, sapori. Nell’udire voci. Costretti a navigare in eterno, su un globo di sola acqua come in Waterworld, credo che nessuno di noi manterrebbe la ragione.
Farlo come Moitessier, che dopo avere doppiato Capo Horn, rinunciò ad arrivare a destinazione, durante una regata intorno al mondo in cui aveva già percorso quasi tutto il giro del globo e non gli restava che rimontare l’Atlantico fino a Plymouth per arrivare secondo, e che continuò il giro verso ovest riattraversando Indiano e Pacifico perché in mare aveva tutto ciò che gli serviva: se stesso e la sua barca… Ecco, anche questo per noi é troppo.

Invece a noi piace dare un senso all’andare. Viaggiamo vivendo e godendo del presente marino ma con l’obiettivo del futuro terrestre.

Individuare la costa per primi é un gioco divertente a cui tutti coloro che navigano su Adriatica si sottopongono. E poi le ipotesi su come sarà a terra. Chi incontreremo, quale novità sarà il prossimo scalo. Congetture sul cibo, sulla gente, sulle ragazze del posto.

Sempre ci è stato dato di vivere incontri interessanti, da quando abbiamo mollato gli ormeggi a Rosignano, ormai quasi un anno fà. Ripercorrendo il nostro giornale di bordo ci ricordiamo di tanti volti, personaggi, stili di vita.

La maniera con cui viaggiamo e che é quella che ci hanno insegnato Patrizio e Syusy, entra nella realtà dei luoghi passando al di là della facciata. Lo spunto è sempre semplice: il cibo, un monumento, un luogo famoso. Ma quale storia ci sta dietro! E, soprattutto, qual’é la storia di chi ce la racconta? Chi è? Come vive?
Vi ricordate di Padre Ottavio e il progetto della “Vigna” a Capo Verde? E i suoi amici di Radio Nova? Oppure gli indiani Kuna alle San Blas. E Fabio Tonelli, mitico personaggio delle Galapagos… Difficile per me comunicarvi le sensazione provate. Ma chiedete ai VpC che erano con noi. Loro forse sapranno raccontarvi.
A Antofagasta come ci accoglieranno? Come se fossimo amici da sempre, perché da sempre condividiamo la stessa passione del mare?

E a Valparaiso? A Chiloé, A Ushuaia…?

Navigare é bello. Il “Grand Large” é sublime di sensazioni espresse e inespresse. I colori e le forme del mare sono infinite e alcune vanno cercate non lontano, all’orizzonte, ma dentro di se.

Ma la terra da’ significato a tutto questo. Ed é forse per questo che a 24 ore dall’arrivo tutti iniziano a prepararsi: barba, doccia, controllo degli abiti per la prima uscita “Ragazzi, ma arriviamo di sabato sera… Come sarà il posto?” “Io mi faccio un margarita al primo bar!” “Si… E poi un altro al secondo e un’altro ancora al terzo…!” “No.. Questa volta non ci casco! La serata la voglio proprio vivere fino in fondo. E poi, con tutta l’acqua salata che ho in corpo, ce ne vogliono così di margarita per rifarmi il sangue!..” “Eh, il sangue… Lasciamo perdere il sangue. Che se do retta al mio, di sangue, bacio la prima che incontro! E ho detto tutto…” Sì. Inizia con cose banali il ritrovare la terra. Anzi, non banali, ma normali. Perchè siamo persone normali, come tutti, anche se seguiamo una vocazione particolare: andar per mare.
E poi prosegue con altre cose. Più personali. Riscopri il piacere di camminare, passeggiando per lungo tempo tra le vie di una città nuova.

Ritrovi il piacere di un caffé al bar, e due chiacchiere con il barista. Cerchi di capire il luogo attraverso la sua arte, la sua architettura e giri con il naso all’insù, guardando le facciate delle case, mentre per settimane il tuo orizzonte era davanti, il dorso delle onde. Parli con nuovi amici che ti raccontano nuove storie. Immagini come sarebbe vivere lì, con quella gente, nel loro modo. Tanto sai che poi ripartirai, perché é il tuo destino, ripartire. Per ritornare.

Ancora 24 ore a Antofagasta.
Ancora 23 ore e 59 minuti…
Ancora 23 ore e 58 minuti…