Club Nautico ad Antofagasta
Abbiamo da subito dei nuovi amici.
I Cileni si sono rivelati di una accoglienza estremamente sincera. Domenica, quando siamo arrivati, l’unico contatto é stato con le autorità del porto. Aduana (dogana), Capitania, Sanidad, Agricoltura, Basura (spazzatura), Autoridad Portuaria… non si finiva più. Una quantità di documenti, visite a bordo continue di funzionari, fotocopie, firme… Una vera odissea in stile sud americano… E noi volevamo solo dormire!
Recuperare dopo 22 giorni di mare con non più di 5 ore di sonno a fila.
Ma c’é una cosa da dire: a sebbene le scartoffie e gli ufficiali che abbiamo incontrato per le pratiche di ingresso siano stai una quantità inimmaginabile, la loro efficienza, la cortesia e la disponibilità nell’aiutarci a capire e a risolvere i problemi é stata totale. Mai nei 23 anni di navigazione della mia carriera ho trovato professionisti tanto preparati e competenti. Consci della pesantezza degli obblighi burocratici ci sono venuti incontro in ogni occasione. (..come in Italia??!!) Verso la fine del pomeriggio accosta un’auto. “..un’altro funzionario?”
penso “…ma quando finirà ?”
Invece scendono due signori distinti e un ragazzo. Carlos, Luis Alberto e Sebastiano. Un chirurgo, un ingegnere della pesca e il figlio. Sono diportisti cileni e soci dello Yacht Club di Antofagasta. Sono venuti a darci il benvenuto, visto che in tutta la città si é sparsa la voce del Velero Rojo (il veliero rosso) arrivato dal nord.
Il club nautico di Antofagasta ci ha adottato. Per 3 giorni saremo loro ospiti.
Piccolo club nautico con 2 pontili dove Adriatica non avrebbe mai potuto attraccare per via del pescaggio, il club é dotato di ogni confort: piscine, ristorante, spiaggia, bar, cantiere con travel, cabine, box, campo da calcetto e basket e… un’area a disposizione dei soci con 6 griglie e tavolini per gli “asados”, le tipiche grigliate sud americane.
Infatti quella é l’area che abbiamo vissuto più assiduamente e immediatamente ci viene organizzato e offerto un asado gigantesco con tanta di quella carne che non siamo riusciti a finire, nonostante fosse stato il nostro sogno durante tutta la traversata, perché la cambusa ne era completamente sprovvista, e ci fossimo ripromessi di mangiarne a più non posso non appena messo piede a terra.
Il brindisi, con tanto di scambio di regali, lo abbiamo fatto con il “Pisco”, tipica bevanda alcolica cilena. Ci hanno regalato un piatto con l’effige del Club e noi gli abbiamo dato una bandiera italiana della marina, con le 4 repubbliche marinare stampate, che loro non conoscevano.
Carlos e Alberto stanno preparando la loro barca, un ketch di 12 metri, per il periplo dell’Oceano Pacifico meridionale. Partiranno il 1 aprile per le Marchesi, poi, saltando da un’isola all’altra giungeranno in Australia e Nuova Zelanda per rientrare in Cile via 40 ruggenti.
Dopo l’asado, 4 ore a tavola!, passeggiamo dentro la cinta del club e andiamo a vedere la barca in preparazione. Ci chiedono consigli su tutto, ma la loro principale preoccupazione e se sia necessario aumentare la profondità della chiglia, sia per bolinare meglio che per aumentarne la capacità di raddrizzamento. Ma noi siamo tutti concordi: la chiglia va lasciata com’é. Il suo peso in rapporto alla stazza e alla superficie velica é ideale. La forma, trattandosi di una barca degli anni ‘70, anche.
Navigheranno con vento portante, quindi non é indispensabile estremizzare le capacità boliniere del veliero. Aumentando la superficie della chiglia aumenterebbe anche la resistenza e andrebbe a scapito della velocità , che con soli 8 metri al galleggiamento non sarà elevata.
Così passiamo la fine del pomeriggio, chiacchierando di navigazione, meteo, costruzione… barche, insomma. Tanto per cambiare.
Il rientro in barca lo facciamo passeggiando lungo il nuovo Paseo, costruito recentemente e molto carino. Arriviamo che quasi fa buio. Doccia (con parsimonia, perché non c’é acqua in banchina e nel porto non possiamo far funzionare il desalinizzatore), un bicchierino di Rhum, una stizzetta
(sigaretta) e a letto. Domani sarà una giornata intensa di lavori di ripristino. Poi, in serata arriveranno i ragazzi di Gianni, gli studenti universitari di Bologna che si sono guadagnati il viaggio ad Atacama e al nuovo Radio Interferometro (vedi quello che ha scritto gianni Siroli sul nostro stesso Sito).
Buonanotte, Italia.

19 febbraio 2007 alle 10:22
[...] Nel Nord del Cile, Antofagasta è famosa per servire da porto alle miniere di rame piu’ grandi del mondo e per il deserto di Atacama. Dalle scogliere si fa volo a vela, nei blog ci si arriva via mare sulle orme di Darwin come la HMS Beagle. Avantdedormir l’anno scorso diceva: Gia, Antofagasta e’ tutta distesa in discesa dai monti desertici che colano a picco in mare, dicaimolo subito,dal primo impatto e’ una schifezza, un immenso cantiere aperto, macchine movimento terra ed escavatrici ovunque, tutti regolarmente al lavoro anche se e’ domenica (alla faccia del riposo obbligatorio settimanale e della santa domenica!!)……ma, incrdibile ma vero, ha un lungomare strabiliante fatto di parchi a verde pubblico, giochi per bambini, spiagge riparate dove la gente era a mollo nell’oceano, grandi spazi per andare in bicicletta e tutto quello che si puo’ immaginare di un bel lungomare, non certo quel troiaio di Viareggio, con i suoi bei condominidi pottini affacciati sul quel mare di cacca che e’ il Mar Tirreno!!!!!La foto arriva dal set di Mescalier. [...]
1 settembre 2008 alle 11:38
Ciao !!
)
bel racconto complimenti… ci sono ancora persone accoglienti in giro allora
buon vento !!