Notti e Nebbie: in rotta per Ancud, isola di Chiloé
Notti e nebbie. Chi si ricorda di questo romanzo ambientato nella Milano invernale? Credo sia di Carlo Castellaneta, ma nella confusa stanchezza del termine della mia guardia potrei sbagliare.
Da stanotte, poco prima dell’alba, il vento meridionale e freddo ci ha portato in dono una nebbia fitta e umida, come quella invernale della Milano dei migliori anni ‘70, quella che quando uscivi in moto ti inzuppava il cappello di lana come se avesse piovuto. Quella che filtrava la luce gelida dei lampioni delle vie buie nella notte meneghina, che ti sembrava sempre di avere gli occhi appannati. E poi fredda, penetrante, che ti si infila nel cappuccio della cerata e ti pizzica la base della testa, dietro, promessa di una cervicale che puntuale si presenta a toglierti ogni voglia di fare.
Guardia umida. Guardia fredda. Ogni tanto un’onda più grande, o diversa nella sua forma, schiaffeggia la fiancata di Adriatica schizzando tutto lo scafo con la sua appiccicaticcia acqua salata. Adriatica batte, trema, geme e pian piano si divincola dall’abbraccio indesiderato dell’oceano furioso.
Lo scafo, piegatosi sotto l’effetto del vento che preme sulle vele fino a mettere la falchetta in acqua, cerca una via di uscita. Le lamiere a prua clackano come un’enorme lattina. Sì, l’oceano ci tratta come una lattina vuota da fare schioccare a piacere.
Ma poi, lentamente, Adriatica riparte. Lo scafo si raddrizza e le vele portano meglio, un colpo di timone all’orza, uno alla poggia sulla nuova onda malsana che cerca di coglieti già fiaccato e si riparte. 3, 4.. 5 nodi.
6 nodi. Abbiamo ripreso velocità . La barca corre nuovamente sul suo bordo di bolina verso il largo. Fino alla prossima onda bastarda. E poi ancora, ancora, all’infinito.
Bordo al largo: bordo piatto. Cioé non ci fa guadagnare quasi nulla verso la destinazione. Tre ore per allontanarsi dalla costa infida e traditrice, ancora non scandagliata a dovere. Vento a 40 gradi. Onda lunga di prua.
Bordo a terra, migliore, perché ci fa guadagnare acqua verso la destinazione. Più comodo, perché l’onda lunga non é di prua, ma di traverso.
Battiamo meno, ma ci laviamo di più. Dura da 4 giorni. 4 giorni in cui la vita a bordo é scandita solo dalle guardie. Appena finisci il tuo turno non vedi l’ora di andartene in cuccetta. Si mangia poco e male. Abbiamo provato a metter sù l’aqua della pasta… Un disastro. L’aqua per terra e la pentola é volata diretta sul divano, dall’altra parte del salone. Fortuna che era solo tiepida, altrimenti il buon Ferdi ci avrebbe rimesso la pelle delle mani.
Così rinunciamo ad alimentarci come si deve, per rifugiarci prima possibile sotto le coperte di pile, unico luogo tiepido della barca. Leggi un po’, pensi… la sonnolenza prevale e dormi le tue 5 ore, prima della nuova guardia.
L’altra sera il vento é calato un po’ e ne abbiamo approfittato per fare lavorare il forno: fettine di carne e patate: un lusso!
Di solito il menù é fatto da frutta, crackers, un po’ di thé. Ma siamo già a metà strada. Tra altri 4 giorni, se tutto va bene, saremo ad Ancud, e lì incontreremo Patrizio e gli altri, e la parte più bella della nostra navigazione avrà inizio: l’esplorazione dei Canali Cileni verso Capo Horn!
