Puerto Chacabuco e Puerto Aysen
Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata intera di navigazione, raggiungiamo Puerto Chacabuco. La baia circondata da monti, tra i quali ne svetta in particolare uno per la cima coperta da un enorme ghiacciaio azzurro. Terminato l’ancoraggio, parte la spedizione esplorativa sul tender.
L’obiettivo è un fiumiciattolo sulla destra che Andrea pensa ricco di pesce.
Una volta arrivati in prossimità della foce, accade l’irreparabile. I nostri quattro lupi di mare riescono ad arenarsi e una decina di gabbiani, camminando (non nuotando!!!) in dieci centimetri d’acqua guardano incuriositi. Dopo esserci ripresi dalle risate, scatta l’operazione disincaglio, che per fortuna rapida e di successo praticamente immediato.
Cambiamo direzione e decidiamo di approdare vicino all’imbarcazione di un pescatore locale. Avvicinandoci notiamo che lui e suo figlio stanno pulendo salmoni e trote. I tratti del viso del signore sono duri e marcati. La pelle scura, solcata da rughe, i lunghi baffi neri e gli occhi a mandorla, lo fanno sembrare quasi orientale. Il piccolo fiero di assistere suo padre e allo stesso tempo incuriosito dalla nostra presenza. Chiediamo il permesso di ormeggiare al molo e ci
viene concesso.
Ci fermiamo un attimo a parlare con lui. Ci racconta, in maniera concisa e diretta, che la sua attività consiste nella pesca con reti da posta. Anche qui a Puerto Chacabuco cè una grossa salmonera, con gabbie a mare, ed molto probabile che il suo pescato siano pesci scappati dall’allevamento o comunque generazioni successive, visto che il salmone non è nativo del Cile, ma è stato introdotto a fini commerciali.
Salutiamo e ringraziamo il nostro amico e andiamo a passeggiare sulla spiaggia. Il colore marrone della battigia in netto contrasto con il verde brillante dell’erba che la circonda. La spiaggia larga solo una quindicina di metri e subito dopo si estendono verdi pascoli. Gran parte dei colli è stata infatti disboscata per l’allevamento di bovini. Dopo un tentativo di pesca alla traina con il tender, miseramente fallito (per la disperazione di tutti, tranne che di Ale) torniamo su Adriatica.
Ceniamo tutti insieme a bordo e da buoni pirati condiamo il dopocena condito con un goccio di rum.
La mattina seguente sbarchiamo a Puerto Chacabuco. Passiamo in mezzo al porto e rimaniamo impressionati dall’enorme quantità di container frigo pronti ad esportare salmoni in tutto il mondo. Un olezzo nauseante aleggia prepotente in questa parte del porto, proveniente sia dalle reti messe a seccare al sole, che da casse e casse di salmoni lasciati a marcire, probabilmente perchè considerati non commerciabili… rimaniamo sconcertati da questo enorme spreco.
Usciamo dal porto e ci dirigiamo alla ricerca della fermata dell’autobus che ci porterà a Puerto Aysen.
Dopo una veloce visita a questo paesino colorato e riempita la cambusa, andiamo a riposarci, domani ci aspettano bocca Wickam e l’oceano aperto.
