Archivio di febbraio 2007

All’ancora nel Golfo di Castro, capitale di Chiloé

mercoledì 14 febbraio 2007

Siamo ancorati nella rada di Castro, un cittadina di 30.000 abitanti, sulla costa est di Chiloé. E’ la capitale dell’isola, ma ben piccola.

Anche se molto caratteristica, con le case di legno su palafitta che due volte al giorno hanno i piloni immersi nell’alta marea. La temperatura dell’acqua é di 13 gradi. Questo non ha però impedito a Damiano di tuffarsi due volte. La prima per andare a ingrassare l’elica della barca, ben bardato nella sua muta da 7 mm con bombole, GAV, pesi e pinne gialle. La seconda volta meno volontariamente, causa un errore di manovra del tender che é partito senza di lui. Un carpiato e successivo tuffo. Nulla di grave, ma tanto freddo.

Patrizio é con noi da ormai 5 giorni e insieme ai 2 professori e 4 alunni dell’università di Padova stiamo percorrendo l’isola in lungo e largo (in 10 in un pulmino da otto) alla ricerca di animali interidali (…o qualcosa di simile), conchiglie, pesci abissali o quasi e varie specie marine e terrestri dalla forma e dalla storia genetica strana. Ci accompagnano amici ciloti che ci raccontano delle tradizioni, della storia e della cultura di questa splendida zona del Sud America.

Scopriamo panorami fantastici. Spiagge lunghissime aperte all’onda oceanica che accolgono colonie di pinguini e leoni marini. L’altro giorno, camminavamo sulla battigia di una spiaggia del nord, scoperta dalla marea, alla ricerca di specie a noi sconosciute di bivalvi e altre conchiglie, quando accanto a noi, a pochi metri, é apparso un leone marino che ci ha accompagnato incuriosito. Si muoveva parallelamente a noi, lungo la costa, sbirciando incuriosito il nostro lavoro.

Le “gite” si sono susseguite all’infernale ritmo imposto da Patrizio: sveglia alle 6, almeno 4 luoghi al giorno da visitare e rientro non prima che faccia buio. Estenuante, ma necessario. Sia per le riprese di Velisti per Caso che per il lavoro di ricerca degli universitari.

E’ così che abbiamo parlato con pescatori, artigiani, commercianti alla scoperta di tradizioni antiche. Il direttore del museo del piccolo borgo di Dalcahue ci ha raccontato la storia dell’isola e alcuni miti, che qui resistono solidi nella mente dei padri, ma che rischiano di perdersi nella memoria dei figli, costretti ad allontanarsi sempre più dalla tradizione famigliare e dai lavori tradizionali da una occidentalizzazione e una globalizzazione dei costumi e delle abitudini.

Storie indie si fondono a tradizioni europee importate nei secoli scorsi. Così la leggenda dell’Olandese Volante diventa il mito del veliero Caleuche. La storia delle sirene di Ulisse si trasforma nella favola di una regina del mare, metà donna e metà pesce, che semina la fecondità tra le onde affinché i pesci possano riprodursi numerosi. Cai Cai Vilù e Tai Tai Vilù, i due serpenti di mare e di terra, lottano per la supremazia nella costruzione del mondo e finché Tai Tai Vilù vincerà, Chiloé, la terra, esisterà più alta dei flutti dell’oceano. E così via, tra credenze ancestrali, stregoni, miti nuovi o rivisitati e vita al contatto con la natura. Selvaggia, dura, ma già troppo antropizzata.

3 sere fa, al nostro arrivo da Ancud, altra cittadina dell’isola, ci ha accolto la festa del paese. Castro festeggiava i 440 anni di esistenza con musica e fuochi d’artificio. Così vicini alla barca che le esplosioni erano praticamente sopra l’albero di Adriatica.

Il mio equipaggio alterna i lavori di preparazione al viaggio a momenti di riposo, indispensabili prima del lungo periodo di navigazioni australi. I ragazzi dell’università si accomodano a bordo iniziando a conoscere la vita di una barca, i suoi ritmi, le sue particolari modalità: risparmio energetico, risparmio dell’acqua, trattamento dei rifiuti organici, spazi ristretti. Già iniziano a esaminare campioni con il loro microscopio e la formalina diffonde il tipico odore di laboratorio tra le cabine. Alcuni campioni verranno stoccati in barca e riportati in Europa alla fine della navigazione.

Marco, Ric e Damiano si occupano di riparare il supporto del Radar mentre Mauro, in nuovo operatore, fa pratica con un mondo a lui sconosciuto dove dovrà realizzare le immagini che relazioneranno il nostro viaggio. Che vantaggio rispetto a Darwin. Lui aveva un disegnatore che lo seguiva ovunque e lui stesso disegnava ciò che vedeva di interessante.

Così gli ci vollero più di 20 anni per diffondere al pubblico le immagini di ciò che aveva visto. A noi basteranno alcuni mesi.

Domattina partiamo per Melinka, altro villaggio su un’isola più a sud.

Patrizio ci lascerà per qualche giorno, diretto in Perù, dove lo aspetta Fabio Tonelli, amico già frequentato alle Galapagos, per una spedizione all’interno del paese. Ci ritroveremo a P.to Natales il 2 marzo, con tante cose da raccontarci.

Tra i canali interni del Golfo de Corcovado

venerdì 9 febbraio 2007

Adriatica naviga finalmente nei Canali Cileni. Siamo arrivati il giorno 6 da Valparaiso dopo un’estenuante navigazione di 6 giorni contro vento, mare e corrente che ci fiaccati più dei 22 giorni dalle Galapagos a Antofagasta.

Siamo stati accolti da molti amici che Adriatica si é già fatta in questo mese di permanenza cilena. Andrea a Beatriz (un italiano che ha capito molte cose trasferendosi praticamente a vivere in Cile e la sua compagna cilena) ci hanno accompagnati a conoscere Marjike Van Meurs (si pronuncia “Marike”). E’ la direttrice del Museo di Ancud (www.museoancud.cl). Olandese di origine, come molti dei Chiloti attuali (chilote:abitante di Chiloé) che sbarcarono qui a cominciare dal 1600.

Una persona eclettica, interessante, vitale, innamorata della sua terra – che é Chiloé, non l’Olanda – e… molto raffreddata! Ma nonostante la malattia ci ha voluto mostrare tutto del suo piccolo e interessante museo: i tessuti tipici, lavorati con fibre di lana delle pecore patagoniche e colorati con coloranti vegetali; i settori storici e archeologici, ma soprattutto la “Balena”. Un enorme cetaceo maschio trovato arenato su una spiaggia di difficile accesso sul lato occidentale dell’isola, verso l’oceano aperto. Tutta la popolazione di Ancud e in particolare i pescatori hanno aiutato Marjike e Carola, una giovane e carina biologa a recuperare lo scheletro dell’animale per esporlo nel museo. L’animale é stato pulito (26 metri sono tanti) e trasportato pezzo per pezzo. Le sole ossa della testa pesano 800 chili.

Ora é in bella vista ad Ancud ed é una delle attrazioni principali del luogo di cultura. E poi la Goletta Ancud. Con questa nave, ricostruita fedelmente nel cortile del museo, i cileni partirono alla conquita del loro “Sud”, cioé di tutti i territori che stavano più in giù di Chiloé e li annessero solo qualche giorno prima che arrivassero i francesi.

Più tardi, lo stesso giorno del nostro arrivo, siamo stati a Radio Estrella del Mar, la radio del sud del Cile. L’intervista che abbiamo rilasciato raccontando il nostro viaggio e il suo obiettivo, ha suscitato un interesse enorme in tutta la comunità e ora tutti aspettano Adriatica, che é la più famosa barca a vela che solca queste acque.

Domani arrivano Patrizio, i professori di Padova e i loro studenti che avete già conosciuto sulle pagine del sito e gli operatori video. Avremo così occasione di riprendere tutto ciò che sta avvenendo intorno a noi e la bellezza di questi luoghi: una miriade di isole disseminate come sassi tirati lungo la costa cilena che ricordano la conformazione orografica della Croazia, ma con la vegetazione dei laghi lombardi e della Svizzera coronati da una serie di montagne innevate che ricordano la norvegia.

La navigazione in queste acque richiede perizia e attenzione. Correnti fino a 8 nodi (pari, cioé, alla velocità massima di Adriatica a motore) ci deviano dalla rotta e ci spingono contro le punte accuminate delle scogliere a guardia degli angusti canali. Radar, scandaglio, due persone di guardia costantemente in coperta sono i mezzi minimi indispensabili per evitare i pericoli. All’improvviso una distesa di alghe lunghe diverse decine di metri e con tronchi spessi fino a 5 centimetri ti si presentano a prua, rischiando di avvolgere l’elica e causare la rottura definitiva del motore. Anche navigare a vela, tra vortici di acqua e vento, salti di direzione e brusche e intense raffiche non é cosa da poco. I pericoli sono centinaia e l’istituto idrografico cileno, che da anni si occupa di stilare le carte nautiche della zona, non é ancora riuscito a repertoriarli tutti. Anzi, ne mancano la maggior parte, quindi anche dove le carte non segnano nulla potrebbe esistere una roccia infida o una barra di sabbia.

In questo momento stiamo entrando nel Canale Lemuy, che in 10 miglia sfocia in un nuovo calale, Estero Castro, dove sorge la cittadina di Castro, nostra meta. Arriveremo verso le 3 del mattino, dovendo combattere l’ultima parte del percorso contro una marea di 5 nodi in uscita dal lungo golfo.

Ora stiamo navigando a 8 nodi con vento di lasco e solo genoa. L’equipaggio scatta foto a raffica sulle spettacolari luminosità del tramonto.

In forno sta scaldando il pane, che stasera accompagnerà una calda zuppa ristoratrice. La temperatura scende a 8 o 9 gradi e con il vento la sensazione é che sia vicina allo  zero. Come premio per l’equipaggio ho preparato un flan alla vaniglia. Meritano un premio i miei uomini: Ric, Fernando, Marcone e Damiano.

A domani, per il seguito del racconto e le prime notizie dall’italia che arriveranno tramite Patrizio!

20 miglia a Ovest di Valdivia, per Ancud

domenica 4 febbraio 2007

Ci siamo, ufficialmente siamo entrati nel Sud del Cile. Abbiamo passato la latitudine 40° sud, il faro di Punta Galera (ce n’è sempre una in giro per il mondo! In Mediterraneo saranno almeno 5 a chiamarsi così…).

La mattina era iniziata peggio di come si era chiusa la serata. Nebbia, freddo. Umidità dentro e fuori. Guardie intabarrati come dei G.I. in missione in Alaska! Onda forte, e barca squassata dai colpi delle onde.

Poi, mano a mano che la giornata avanzava, lo strato di nubi si é assottigliato e, verso mezzogiorno, é spuntato il sole! Caldo, asciutto, amichevole. Chi era di guardia si é potuto togliere il berretto e gli stivali, pur restando ben coperto per il vento fresco. Ma chi era di riposo, al riparo della capottina o del pozzetto, dove il vento freddo non riusciva a intirizzire la pelle, é riuscito a prendere anche un po’ di sole.
Fernando, che ha ricevuto in dono da una spasimante cilena coltivatrice di frutta una partita di non meno di 150 avocados (tutti acerbi!), ha pensato bene di esporre al sole il suo regalo, per vedere se matura prima di Pasqua!

Sono duri come la scorza di un’anguria… anche dentro!
Il bel tempo ha ridato la voglia di chiacchierare a tutti. Finalmente in coperta insieme, abbiamo potuto recuperare quei rapporti sociali comuni all’equipaggio di una barca che ultimamente erano ridotti a mugugni e cenni silenziosi del capo. In 4 giorni io e Marco credo che ci siamo detti non più di 5 parole… in due… E comunque non le ricordo.

Le cerate umide sono state appese ad asciugare. Il cielo si é riempito di uccelli marini di ogni tipo, taglia e colore. Una foca, cioé… una specie di foca, grande, oltre i due metri, seguiva Adriatica , la superava e poi restava in panciolle ad aspettarla, come dicendo: “… ma siete proprio lenti, voi umani. E anche un po’ ridicoli…” Alcuni pinguini hanno sbirciato curiosi per poi tuffarsi e sparire in profondità.
Siamo proprio in un altro mare.

Il bel tempo é stato anche l’occasione di alcune riparazioni urgenti. Ho inviato Damiano sull’albero a riparare il sostegno del Radar, che minacciava di staccarsi. Purtroppo abbiamo avuto un inconveniente con la randa: due carrelli si sono rotti e non possiamo alzarla oltre la seconda mano, ma vi dirò che, con il vento che c’é, non avrei comunque dato più tela. Questa riparazione é rimandata a Ancud, tra 3 giorni. Ho avuto la tentazione di entrare a Valdivia, ma a parte il fatto che con 4 metri di pescaggio non riusciamo a risalire il fiume fino alla città, rischiamo di restare lì per molti giorni. Da domani é atteso un salto di vento a NW, che qui significa che entro 48 ore arriva una batosta da sud. E chissà fino a quando dura!
Quindi, azzardando un po’, corriamo su queste ultime 150 miglia, ancora di bolina, cercado di arrivare col l’inizio del cattivo tempo a Chiloé.

Per festeggiare, e per mantenere alto il morale dell’equipaggio, che vive di sandwiches e frutta, stasera pizza! La pizza del capitano. Di solito viene buona.

Dall’Italia mi giungono le ultime mail concitate di Pat, dei prof, degli operatori, degli organizzatori. Entriamo nel vivo del viaggio, i Canali della Patagonia Cilena e tutte le loro bellezze. Ghiacciai che terminano direttamente in mare. Laghi incontaminati. Fiumi dall’acqua purissima.

Fiordi dove entrare ad esplorare calette ancora senza nome.
A proposito: sapete che Ricardo, che é già stato due volte in queste acque, ha dato il nome a un fiordo e a una cala? Si, più a sud, verso Ushuaia, un fiordo porta il nome di “Fiordo de los delfines leales”, perché ogni volta che ci tornava, un branco di delfini era sempre lì ad aspettarlo ed accompagnarlo. E la “Bahia Brumas Patagonia”, dal nome del catamarano su cui navigava con Bruno Nicoletti, altro argentino con cui aveva appena terminato un giro del mondo in due navigando per i 40 ruggenti (cioé le latitudini australi).
Ora é il mio turno di guardia. Dalle 2 alle 4 del mattino. Soffia forte, adesso. Ma siamo in dirittura d’arrivo. Ancora un paio di notti. Tre al massimo.

Chissà cosa pensava FitzRoy, il comandante del Beagle, navigando in queste acque…
A domani.

Notti e Nebbie: in rotta per Ancud, isola di Chiloé

venerdì 2 febbraio 2007

Notti e nebbie. Chi si ricorda di questo romanzo ambientato nella Milano invernale? Credo sia di Carlo Castellaneta, ma nella confusa stanchezza del termine della mia guardia potrei sbagliare.

Da stanotte, poco prima dell’alba, il vento meridionale e freddo ci ha portato in dono una nebbia fitta e umida, come quella invernale della Milano dei migliori anni ‘70, quella che quando uscivi in moto ti inzuppava il cappello di lana come se avesse piovuto. Quella che filtrava la luce gelida dei lampioni delle vie buie nella notte meneghina, che ti sembrava sempre di avere gli occhi appannati. E poi fredda, penetrante, che ti si infila nel cappuccio della cerata e ti pizzica la base della testa, dietro, promessa di una cervicale che puntuale si presenta a toglierti ogni voglia di fare.

Guardia umida. Guardia fredda. Ogni tanto un’onda più grande, o diversa nella sua forma, schiaffeggia la fiancata di Adriatica schizzando tutto lo scafo con la sua appiccicaticcia acqua salata. Adriatica batte, trema, geme e pian piano si divincola dall’abbraccio indesiderato dell’oceano furioso.
Lo scafo, piegatosi sotto l’effetto del vento che preme sulle vele fino a mettere la falchetta in acqua, cerca una via di uscita. Le lamiere a prua clackano come un’enorme lattina. Sì, l’oceano ci tratta come una lattina vuota da fare schioccare a piacere.

Ma poi, lentamente, Adriatica riparte. Lo scafo si raddrizza e le vele portano meglio, un colpo di timone all’orza, uno alla poggia sulla nuova onda malsana che cerca di coglieti già fiaccato e si riparte. 3, 4.. 5 nodi.

6 nodi. Abbiamo ripreso velocità. La barca corre nuovamente sul suo bordo di bolina verso il largo. Fino alla prossima onda bastarda. E poi ancora, ancora, all’infinito.

Bordo al largo: bordo piatto. Cioé non ci fa guadagnare quasi nulla verso la destinazione. Tre ore per allontanarsi dalla costa infida e traditrice, ancora non scandagliata a dovere. Vento a 40 gradi. Onda lunga di prua.

Bordo a terra, migliore, perché ci fa guadagnare acqua verso la destinazione. Più comodo, perché l’onda lunga non é di prua, ma di traverso.

Battiamo meno, ma ci laviamo di più. Dura da 4 giorni. 4 giorni in cui la vita a bordo é scandita solo dalle guardie. Appena finisci il tuo turno non vedi l’ora di andartene in cuccetta. Si mangia poco e male. Abbiamo provato a metter sù l’aqua della pasta… Un disastro. L’aqua per terra e la pentola é volata diretta sul divano, dall’altra parte del salone. Fortuna che era solo tiepida, altrimenti il buon Ferdi ci avrebbe rimesso la pelle delle mani.

Così rinunciamo ad alimentarci come si deve, per rifugiarci prima possibile sotto le coperte di pile, unico luogo tiepido della barca. Leggi un po’, pensi… la sonnolenza prevale e dormi le tue 5 ore, prima della nuova guardia.

L’altra sera il vento é calato un po’ e ne abbiamo approfittato per fare lavorare il forno: fettine di carne e patate: un lusso!

Di solito il menù é fatto da frutta, crackers, un po’ di thé. Ma siamo già a metà strada. Tra altri 4 giorni, se tutto va bene, saremo ad Ancud, e lì incontreremo Patrizio e gli altri, e la parte più bella della nostra navigazione avrà inizio: l’esplorazione dei Canali Cileni verso Capo Horn!