Archivio di aprile 2007

Adriatica ormeggiata a Punta del Este

sabato 28 aprile 2007

Adriatica dondola all’ormeggio di Punta del Este, Uruguay. Alle stesse bitte dove stridono le nere cime della nostra barca sono state ormeggiate altre barche, da regata, partecipanti alle scorse edizioni della Regata intorno al mondo in equipaggio. Skipper famosi hanno camminato su questi pontili e bevuto seduti agli stessi tavolini che abbiamo condiviso con il Commodoro Horacio Garcia Pastori, capo assoluto dello Yacht Club Punta del Este.

L’accoglienza é stata calorosa, come in tutti i porti di questa America Latina dove Adriatica ha posato le cime. Ormai siamo famosi e tutti sanno che il Velero Rojo (il veliero rosso) ospita una simpatica e allegra ciurma di italiani. In paese ci riconoscono dovunque. Dopo una splendida navigazione di 30 ore che ci ha spinti a oltre 9 nodi da Mar del Plata con vento di traverso e piccolo lasco, poco prima del tramonto di domenica scorsa siamo passati tra Isla Gorriti e Isla de Los Lobos, che segnano l’ingresso al porto della cittadina uruguaya. La prima, ad un miglio dal fanale rosso del porto, é coperta da una selva di pini marittimi offerti dal Duce negli anni ‘30 e la seconda, marcata da un alto faro, accoglie una comunità di quasi 200.000 Lobos, i leoni marini. Probabilmente la comunità più nordica così numerosa. Alcuni di loro vivacchiano all’interno del Marina e danno spettacolo agli ultimi turisti della stagione giocando intorno alle barche giallo-rosse dei pescatori locali.

Da una settimana ormai gli appuntamenti mondani si alternano alle attività di preparazione della barca. Adriatica il 4 maggio partirà per attraversare nuovamente l’Atlantico e finalmente solcare le famigliari acque del Mediterraneo. Arrivo previsto a Napoli intorno al 22 giugno.

Damiano e Fernando, aiutati da due nuovi marinai Andrea (un altro!) e Ignazio, riporteranno la Rossa a casa con una navigazione di 6 settimane in cui toccheranno Capo Verde, Canarie, Gibilterra, Sardegna e Napoli.
Proprio oggi abbiamo fatto cambusa e imbarcato 2000 litri di gasolio. Un subacqueo ha pulito lo scafo e Damiano si é immerso per la verifica finale.
I controlli tecnici sono ormai terminati da una settimana e attendiamo solo l’OK delle autorità consolari per ufficializzare il provvisorio cambio equipaggio.
Dopo 6 mesi di navigazioni ininterrotte e a 14 mesi dalla partenza da Rosignano, io e Ricardo rientriamo in Europa per un periodo di riposo precedente alle attività estive di Adriatica. Inoltre c’é da tirare le fila di tutto il materiale girato dai nostri operatori. Questo lavoro é affidato a dei professionisti sotto la supervisione di Syusy e Pat, ma un aiuto “nautico” non fa male.

La comunità italiana Uruguaya é stata fantastica. Per combinazione il Console Italiano a Montevideo, Michele Pala, velista accanito con all’attivo 2 traversate dell’Atlantico, termina la sua missione in questi giorni. La sua Vice, Cinzia Frigo, ha organizzato una festa di saluto in cui noi di velistipercaso eravamo la… sorpresa inattesa! Per tutta la sera abbiamo mentito spudoratamente spacciandoci per Golfisti italiani in vacanza amici del Console Onorario a Punta del Este. Potete immaginare le gaffes di ciascuno di noi dell’equipaggio interrogato su handycap e percorsi… Comunque abbiamo tenuto botta fino a quando, sullo schermo, hanno cominciato a apparire le foto di Adriatica nei canali cileni e le pagine del nostro sito. Beh, non credevo che fossimo così famosi da questa parte del mondo. Nessuno nella sala era all’oscuro di noi, delle nostre avventure e dei programmi TV di Syusy e Patrizio.
La festa si é conclusa a tarda notte con un brindisi e l’invito al Console a venire a trovarci a Napoli, all’arrivo.
In questi giorni siamo spesso ospiti del nostro amico Alberto, un argentino di origine siriana che Ric e io conosciamo da anni. Nella sua Chacra (fattoria) organizza asados magnifici. L’asado é una griglia gigante dove si fanno arrostire maialino, agnello, salsicce, pezzi di manzo. Il tutto viene accompagnato da eccezionali vini Argentini come il Malbec o il Siràh, rossi di qualità eccellente. Tango e musica portegna completano il panorama, perfettamente accuditi dal nostro ospite e dalla
sua signora.
Per dopodomani é prevista a bordo la visita di alcuni italiani della comunità di Montevideo che vogliono visitare la barca. Tra l’altro, l’Ambasciatore d’Italia in Uruguay ha già navigato con Gigi e Irene nelle acque di Bali, durante il primo giro del mondo. Un amico ritrovato. Un altro. E quanti ne abbiamo ritrovati o trovati durante questo viaggio.
Marco ci ha lasciati ieri per rientrare in Italia. Via Rio de Janeiro…
Non vorrete che rientri direttamente senza prendersi una piccola pausa tra le palme di Buzios, dove le caipirhina sono servite da splendide ragazze dalla pelle dorata e la brezza calda dell’aliseo di sud est scompiglia la chioma dei palmizi? Ah,… Marco! Ci racconterai al tuo rientro…

La bandiera italiana di Adriatica sventola delicatamente a poppa. Qui a “Punta” la temperatura serale é più fresca che in Brasile, ma la luna é la stessa. Vado a prua a bere un bicchierino di rhum ripensando alle notti patagoniche, ormai alle spalle, ma indimenticabili: Chiloé, Melinka, Puerto Edén, Puerto Natales, Faro Evangelista, Canal Beagle, Ushuaia, la famigerata Isla de los Estados…

Che bella avventura!

Italiani a Mar de Plata

domenica 15 aprile 2007

Mar del Plata é una città argentina. Mar del Plata é una città italiana. Il 60% dei suoi 750.000 abitanti sono dei nostri compaesani, e ci tengono a dirlo. Le tradizioni italiane sono fortemente preservate e numerose sono le iniziative tese a prolungarle presso le nuove generazioni. L’italiano é la lingua straniera più diffusa e sta soppiantando il francese nelle domande delle scuole. La cosa che ci ha colpito é il forte interesse per la cultura italiana: libri, musica, giornali, teatro, cinema. Gli italo-argentini sono profondamente interessati a tutto ciò che viene dalla terra di origine. Gli scambi si intensificano grazie ad iniziative private, siccome il nuovo governo italiano a tagliato parecchi fondi per gli italiani all’estero ed era evidente, avendo soppresso il ministero relativo. Ma senza entrare in polemiche politiche, questi figli lontani della nostra Patria ci chiedono solo un po’ di attenzione. Troppo spesso noi italiani li dimentichiamo.
La sera dopo il nostro arrivo a Mar del Plata il nostro amico Genny (Gennaro Vottola) ha organizzato insieme a tutti i più importanti italo-argentini una serata a Casa Italia, la sede della loro associazione, che é attiva dal 1955. Cena, canti napoletani con l’accompagnamento di un suonatore di mandolino Ischitano (originale!).
Prosciutto e melone, maccheroni al ragù, stufato di carne, gelato italiano. caffè e… limoncello. Immancabile. Ottimo e prodotto quì, in Argentina, da un nostro connazionale, Antonio de Angelis, che é anche albergatore.
Radio Faro, nel suo programma “Italia sempre giovane” ci ha intervistati all’arrivo. Così pure la TV di Mar del Plata, all’interno della trasmissione ‘Puertos’.
Altri amici del gruppo hanno accompagnato il nostro equipaggio a visitare i pescherecci, gialli e rossi, attivissimi e praticamente tutti italiani. La maggior parte viene dal golfo di Napoli o dalla Sicilia, isole Eolie. Hanno portato con sé la tradizione marinara italiana. L’altro ieri é stato il momento ufficiale. Il Console d’Italia Paolo Emanuele Rezo Sordini ci ha simpaticamente ricevuti dimostrando un vero interesse per il nostro viaggio. Ci conosceva già, di fama, d’altronde.
Adriatica é stata ormeggiata per 6 giorni a fianco di un Aviso (una nave da pattugliamento) argentino. Il giovane comandante, un Tenente di Vascello, ci ha presentato ai suoi colleghi permettendoci di scorazzare liberi nella base esplorando sottomarini, navi, rimorchiatori. Era come
se fossimo le mascotte della base. Liberi di circolare, riprendere, fotografare, chiedere, girare! Non so se a La Spezia, in Arsenale, sarebbe lo stesso… Oscar Filippi é il nostro anfitrione all’interno
della Base e riceve Ricardo e me. Ci sediamo al bar del figlio di Genny e ci racconta tante cose. Si parla della immigrazione italiana, della guerra delle Malvine ferita sempre aperta, della mattanza dei pinguini che gli inglesi stanno facendo alle Falklands (da 3 a un milione in
pochi anni), delle difficoltà del suo paese…
E’ stato poi programmato un asado di carne su una graticola montata a fianco della nave, sul pontile. Una vera festa.
Dopo l’opportuna dose di lavori quotidiani per sistemare Adriatica dai piccoli problemi di manutenzione, noi dell’equipaggio eravamo sempre invitati da qualche parte. Case private, bar, locali, gite, spiaggia. Ogni ora faceva capolino dal tambuccio la testa di un simpatico
italo-argentino (molto spesso era ‘una’ italo-argentina… o una argentina tout-court! dopo che si é sparsa la voce del nostro arrivo) per invitarci in qualche luogo o a una gita.
Ma il tempo passa veloce.
L’onda dell’oceano che si infrange sulla scogliera del porto sembra dissuadere le barche dall’uscita. Il vento forte da nord ci fa esitare ancora.
Adriatica però vuole partire. Tira sulle cime come un cavallo alla partenza di una corsa sulle sue briglie. Adriatica é pronta. Adriatica deve continuare.
Alle 15:00 del 14 aprile molliamo gli ormeggi che ci hanno attraccato per qualche ora alla Fregata Comodoro Rivadavia, il tempo delle pratiche di uscita dal paese.
L’equipaggio é pronto, come sempre. Damiano, Marco, Gianni e i due nuovi amici Massimo e Oliver. Ricardo é a Buenos Aires per recuperare dei pezzi di ricambio del motore e visitare il padre e la sorella, che non vede da 3 anni. Ferdy ha terminato il suo contratto con noi. Ci saluta dal pontile con gli occhi velati.
Adriatica esce dal porto. La sirena del veliero rosso suona un lungo, grave e melanconico fischio. Un paio di sirene in risposta. Si levano le mani degli equipaggi di guardia sulle navi militari.
Adriatica imbocca la passe tra il Verde e il Rosso. L’onda lunga si va subito sentire. Su la Randa. Tutta. Fuori il genoa. Il vento ha girato a Ovest. Adriatica sbanda sotto le raffiche leggere. Rotta 035°. Velocità 9 nodi. 220 miglia a nord c’é Punta del Este. La prossima tappa.
Ciao Mar del Plata. Ciao Argentina. Ci hai coccolato tra le tue braccia.
Lo stereo di bordo suona “E’ Festa”, della PFM.

Tempesta in mare

mercoledì 4 aprile 2007

La carta meteo del 31 marzo, arrivata fresca fresca per la colazione, disegna un piccolo cuneo anticiclonico che si infila tra 2 forti depressioni. Se va bene 18 ore di relativa calma – si parla di 25 nodi di vento invece dei 40 o 45 nodi ‘normali’-. Cincischio un po’. Penso al da farsi davanti alla tazza fumante del caffè della mattina. Gli altri dormono ancora. O meglio, sono ancora nelle loro cuccette, ma so che sono svegli e ascoltano i miei movimenti cercando di intuire che decisione prenderò. Partire o non partire? Approfittiamo di questa situazione, comunque a rischio, o ce ne stiamo ancora qui tranquilli (si fa per dire!) attraccati a questa boa militare nell’attesa di una calma
che potrebbe tardare ancora giorni? Sono piuttosto indeciso. Lo studio delle precedenti situazioni simili mi insegna che il più delle volte queste calme pronosticate non durano più di 10 o 12 ore e poi la burrasca riprende al più forte, dando il meglio di sé.
Le nuvole viaggiano ancora veloci, scavalcando le creste di Puerto Parry da ovest a est e stracciandosi contro le cime più acuminate. Turbini d’aria scendono nel fiordo sollevando mulinelli e piccole trombe marine che fanno spumeggiare l’acqua e la schiantano contro le fiancate rosse
di Adriatica, che si inclina e tira sull’ormeggio. Aspetto ancora un po’. Metto su il thè per gli altri.
Un’ora dopo ho deciso: si parte. “Prepariamo la barca per una traversata dura!” annuncio simulando fermezza e tranquillità ai ragazzi che sono ormai intorno alla tavola della dinette, “tutto quello che può cadere all’interno dev’essere chiuso. Gli armadietti serrati. In coperta solo l’indispensabile e tutto rizzato con doppia cima. Damiano e Marco?
Controllate il tender. Riccardo e Andrea, tirate fuori la tormentina e verificate i garrocci. Ferdy, un giro di scotch forte intorno a tutti gli oblò. Martin, controlla tutti i nodi delle scotte. Partenza tra un’ora.”
Ric chiama i ragazzi della base militare via radio per annunciare che oggi non saremo da loro per il mate. Partiamo… Sì, partiamo…
Alle 10 sfiliamo l’ultima cima passata a doppino intorno all’anello della boa e dò marcia avanti, contro le raffiche da nord. Suono tre volte la tromba per salutare la Base e l’Isola. Come se fosse ormai un’amica che possa ascoltarci, invece che un intrico di rocce dure sferzate dall’Oceano Antartico.
Passiamo la prima strettoia e entriamo nella rada più grande, verso l’uscita. La corrente contro è abbastanza forte, ma si gestisce. Il Volvo fa il suo dovere. A un centinaio di metri dall’imboccatura l’onda lunga dell’oceano si fa già sentire. Adriatica solleva il muso e spruzza due baffi schiumosi a dritta e a sinistra. I ragazzi sono tesi. L’orizzonte é mosso, anche se meno degli scorsi giorni e il mare non frange. Siamo fuori.
“Su la randa con due mani e la trinchetta. Pronta la terza a bisogno. Tormentina in pozzetto!” ordino. Tutti si attivano, in silenzio. Timono con prua a 340°, cercando di leggere il cielo e il mare. Correggo di 5° a sinistra perché la corrente mi fa derivare sottovento, verso delle rocce pericolose.
Su le vele, iniziamo il ballo. L’onda é ancora abbastanza bassa. Direi non più di due metri e lunga. Il vento sui 25 nodi. A volte meno, da WSW. Spero che duri per il tempo necessario che ci serve ad arrivare al nord della zona di passaggio delle forti perturbazioni.
La barca a posto, iniziamo i turni di guardia. Turni di 2 ore, perché il timone é faticoso e il pilota non ce la fa a sopportare i colpi inferti dalle onde quando passano sotto lo scafo.
“E’ solo questione di tempo”, mi dico. Piano piano, miglio dopo miglio, ogni minuto navigato verso nord é un minuto in meno nel cattivo tempo.
Dai che ce la facciamo.
Verso le 16:00 il vento rinforza e gira diretto da ovest. Per noi é bolina secca. Tendo a dirigermi verso la costa del Sud America, per evitare il fetch creato dalla lunga distanza a disposizione del vento che fa crescere le onde e per non derivare troppo al largo. Ora siamo a circa 50 miglia dalla costa della Terra del Fuoco.
Il punto cruciale è il passaggio davanti allo Stretto di Magellano, dove la corrente contraria al vento che viene sparato fuori dallo stretto come un cannone fa impennare le onde. Il portolano parla chiaro: “in condizioni di vento forte contro la corrente evitare assolutamente la navigazione in queste acque. Sono state misurate onde ripide di oltre 10 metri che possono mettere KO ogni barca da diporto, anche di grandi dimensioni…”
E il vento soffia sempre un po’ più forte. Ogni ora guadagna un paio di nodi. E l’onda aumenta di altezza.
Adriatica ci si arrampica agevolmente. Sale sul pendio sottovento e poi, colpetto al timone, scende sul pendio opposto. Si inclina un po’ di più quando é sulla cresta e la raffica colpisce in pieno tutta la velatura.
Dentro, chi non é di guardia é in cuccetta. Sballottati e trattenuti solo dai teli antirollio, stasera nessuno a fame. Si sta lì, cercando di dormire, ma in realtà si riesce solo ad ascoltare il sibilo grave del vento tra le sartie e il rumore degli scrosci d’acqua sulla coperta.
Ognuno immagina il frangente che ha appena scavalcato la fiancata e si sta abbattendo sul timoniere. Il suo compagno prova a ripararsi, ma l’oda centra anche lui. Ciascuno di quelli sottocoperta vede la scena, che anticipa la propria situazione di qualche ora dopo.
Cinture di sicurezza obbligatorie. Tre persone di turno alla volta per potere manovrare questa barca dove il timoniere non può fare altro che timonare, delegando le regolazioni ai sui compagni.
Sono adagiato in salone, ascolto. Non mi tolgo la cerata, pronto a uscire. So già che non avrei il tempo di vestirmi in caso di problema. Dagli oblò, sebbene chiusi a tappo e ricoperti da una doppia striscia di nastro adesivo stagno, inizia a filtrare acqua di mare. La pressione é enorme. Alla fine due oblò saranno quasi aperti dalla forza del mare. Le 2 del mattino. E’ il mio turno. Calzamaglia, tuta, salopette di pile, pantalone della cerata, maglietta, pile, dolcevita, collare di pile, giacca termica e giacca della cerata; un cappello di lana, un cappuccio anti acqua e il cappuccio della cerata. Stivali. Guanti… Esco. Caccio la testa fuori dall’oblò e vedo Damiano che lotta con la ruota del timone che cerca di sfuggirgli dalle mani. Ha gli occhi grandi, Damiano, illuminati dalla luce del plotter. Troppo grandi. Marco gli é dietro, attaccato a due mani per non farsi portare via dal vento e dai movimenti inconsulti della barca. Mi sporgo fuori dalla capottina… una spinta
inaudita mi butta in pozzetto. Mi sbilancio, cado. Devo gattonare per guadagnare la poppa. “Saranno almeno 40 nodi”, penso…
Prendo il timone e mando i ragazzi a scaldarsi e riposarsi. Non ci posso credere! Non si riesce a tenere il timone in mano. 45 nodi fissi. I colpi delle onde sotto lo scafo sono fortissimi. Damiano mi dice che é gestibile, ma si fa fatica. “Abbiamo attraversato un paio di muri!… saranno stai sui sei metri, ripidi… speriamo non diventino più alti, sennò…!” mi grida mentre si stacca la cintura.
E’ il primo aprile 2007. ‘Un bel pesce d’aprile’, penso.
Ci siamo, in piena burrasca. 5, 6 o 7 metri? Che importa l’altezza di queste onde. Tanto non possiamo tornare indietro. Ci sfracelleremmo contro la scogliera cercando il piccolo ingresso del canale. Se mi metto in poppa, scappando il mare, la prossima terra sarà la Nuova Zelanda.
Dobbiamo resistere almeno per 100 miglia. Poi, alla peggio, mi lascerò derivare sulle Malvine.
Continua così per 24 ore. Le onde crescono. Il vento rinforza. I dubbi aumentano. Penso ai ragazzi che sono a bordo con me. Al loro diritto di continuare a vivere nonostante questa tempesta.
Penso che dopo tutto, poteva essere peggio. Per ora Adriatica riesce ancora a sopportare le esplosioni di acqua che la scuotono come se una titanica mazza di ferro le fosse scagliata addosso, sul fianco, da un gigante. Penso che ne ho passate altre… passerà anche questa. E’ solo questione di tempo…tempo…
E il tempo passa. Lento. Onda dopo onda. Migliaia di onde. Muri neri. Adriatica tiene.
Adriatica ha tenuto. Il mare si abbassa mano a mano. Il vento gira un po’ a sud ovest. Siamo ormai sul limite settentrionale della forte depressione. Ora si riesce a timonare un po’ più a lungo. Faccio l’inventario delle avarie: un paio di oblò non tengono più, uno dei salvagenti con la boetta é stato rubato da un’onda traditrice che ci ha colpiti alle spalle, uno strappo nella capottina, la chiusura del tambuccio é esplosa, le luci di via a prua sono fuori servizio e il mare ha piegato la forte struttura in inox del pulpito, le casse nere sono inusabili e la barca puzza come una cloaca.
C’è acqua dovunque, salata, appiccicosa. Poche cose sono rimaste al loro posto. Il computer é caduto e si é aperto in due. Più tardi, con un po di calma, riuscirò a sistemarlo e ora funziona. C’é olio in sala macchine. Il vang ha sofferto. Alla fine un piccolo tributo. Avrebbe potuto essere molto più pesante.
Il dio dei marinai continua a proteggere questa barca, o il suo equipaggio!
Oggi é il 4 aprile. Siamo all’altezza della penisola di Valdes, in rotta per Mar del Plata. Per la prima volta dalla partenza da Rosignano Adriatica ha mancato un appuntamento. Di sole 24 ore…
Il mare é calmo e c’é la luna piena. Oggi pomeriggio il sole ci ha scaldato come non accadeva da settimane. Mano a mano, dalla burrasca, ogni ora che passava il tempo é andato sistemandosi.
“Beh, ragazzi, ce la siamo meritata una giornata così, vero?”
“Sì, é che noi paghiamo sempre tutto! E in anticipo, spesso!”
“Ah, dice Marco, Io non ne voglio sapere niente! Ora voglio il Brasile, una spiaggia, qualche bel bikini ad altezza sdraio e basta. Con le alte latitudini ho dato fin troppo!”
“Sì, sì… Bra-si-le, Bra-si-le!” E qualcuno mette subito una samba al CD.
Eh sì. Se lo sono proprio meritato il Brasile i miei ragazzi. Che lo desiderino é lecito. Anche se sanno che mancano ancora tre settimane di navigazione, preparazione, sistemazione e lavori… Ma oggi non ci pensiamo. Oggi davanti agli occhi avevamo le spiagge di Angra do Rey!
Adriatica vola a 9 nodi verso nord.
I ragazzi ridono.
Io sorrido. Ce l’abbiamo fatta! Chi di voi lo vuol capire?
Ciao Velisti.

Davanti alla costa della Provincia di Buenos Aires

mercoledì 4 aprile 2007

Adriatica ha lasciato oggi il comodo ormeggio di Mar del Plata dove la base dei sommergibili ci ha ospitato per qualche giorno, il tempo di rimetterci in sesto dopo la “frullata” del sud Atlantico. Prima della partenza abbiamo scambiato alcune parole telefoniche con Patrizio e Syusy e i VpC del raduno di Bologna. Quasi 500 persone! Non posso crederci!
Durante la pausa a Mar del Plata sono accadute tante cose. Per esempio, durante un mio viaggio a Buenos Aires ho avuto la possibilità di incontrare Andrea Pilastro e i suoi allievi di Padova. Glielo dovevo. Il programma prevedeva che salissero a bordo da Puerto Madryn, ma per sole 24 ore é saltato l’appuntamento. Il giorno dopo Sono andato con il Professor Barbujani a visitare il
Museo di Scienze Naturali di La Plata. Una bellissima visita guidata da lui, famoso genetista, e dal curatore del museo. Intanto i ragazzi a bordo si facevano coccolare dalla comunità italiana
che ha organizzato una quantità di iniziative per noi di Adriatica. Una cena a Casa Italia, una visita al console, diverse escursioni in città per conoscere la città. Non posso nascondere il successo ottenuto presso le ragazze argentine… Fa piacere, ad un equipaggio di marinai, sentirsi coccolati amorevolmente (!!!) dopo tanti mesi di ’solitudine’.
Molti amici e amiche nuove hanno visitato Adriatica, che é risultata essere un’attrazione per questa città di 750.000 abitanti di cui 400.000 italiani. La TV, la radio, i giornali! Mar del Plata é una città
accogliente, pulita, ben organizzata e ricca di divertimenti.
Anche la Marina Argentina non é stata da meno. Il comandante della base ci ha messo a disposizione tutto il suo staff per assisterci. Abbiamo così potuto visitare i sommergibili e le corvette. Adriatica ha galleggiato saldamente ormeggiata a un Aviso dal nome ‘Punta Mogotes’.
Mar del Plata é stata anche la sede dello sbarco di Fernando, che termina il suo contratto da marinaio con noi. Un momento di emozione, dopo avere condiviso tanti momenti. Verrà in Europa presto. Ma abbiamo avuto tre nuovi imbarchi: Gianni Siroli, il nostro Fisico delle Particelle che già aveva partecipato attivamente alla navigazione di 22 giorni tra Galapagos e Antofagasta. In questo momento é di guardia proprio lui, sul ponte, mentre svaniscono gli ultimi colori del tramonto. E sono imbarcati Massimo e Oliver. Massimo é un biologo marino del Lazio, anche se ora vive e lavora in Puglia, mio amico, che mi ha chiesto se era possibile condividere una corta navigazione su Adriatica per parlare un po’ di biologia e ambiente Marino. Oliver é un suo amico (il suo ortopedico, per la verità) e anche Velista per Caso.
L’opportunità di un suo viaggio in Argentina ha reso possibile l’imbarco a bordo. Anche loro due contribuiranno con un versamento al finanziamento dell’Opera La Vina, a Fogo, che tanto ci sta a cuore. In questo preciso istante il sole é scomparso dietro l’orizzonte basso della terra americana, 10 miglia ad ovest. Nessun raggio verde, ma un’esplosione di rossim aranci, gialli in un fondo di grigi!
Il mare é abbastanza calmo dopo che ieri una piccola burrasca ha soffiato a 35 nodi. Ora abbiamo 15 nodi al giardinetto di dritta. Una leggera onda lunga da nord est fa ciondolare il boma, che abbiamo assicurato con una ritenuta.
Accendo il radar per la notte e le luci di via. Tra poco Marco darà il cambio a Gianni per altre due ore di guardia. Guardia da soli, stanotte.
Il tempo é clemente. Ma io sarò sempre pronto a raddoppiare se ne sarà il caso, per una manovra imprevista dovuta ad un rinforzo del vento. Per ora tutta randa e tutto genoa. Dritti per rotta 050°.
A Punta del Este ci attendono altri amici.
Ciao Velisti!