Sistemando la randa, direzione Canarie.

Qua tutto procede bene, a parte i soliti problemi di usura che avvengono nelle lunghe navigazioni.

Oggi, per esempio, abbiamo sostituito la parte terminale di una delle stecche della randa, quella filettata che mette in pressione le stecche una volta che sono nella tasca. La filettatura era spanata a furia di lavorare in pressione e la abbiamo sostituita con una che avevamo di rispetto. Tre persone sono state necessarie per l’operazione, uno sul boma e due in coperta a passare gli attrezzi, stando attenti a non perdere nessuno dei pernetti e dadi che fissano il tutto alla superficie della randa. L’ altro giorno, Damiano è dovuto salire in testa d’ albero per accomodare il bozzellino del tesa balumina che si trova sulla penna dello yankee, la vela di prua. Quando in navigazione si ha un compagno in testa d’ albero, si sta un po’ tutti con il fiato sospeso e si spera che l’ operazione si concluda più in fretta possibile. Non si può credere come si diventi uniti a bordo di una barca se l’equipaggio è quello giusto. E’ anche vero il contrario, se non c’è armonia, a bordo è un vero guaio.

Il maestro Herbert Von Karajan, appassionato velista e direttore di orchestra, soleva dipingere nella poppa delle sue barche una chiave di violino. Diceva che una barca è come un orchestra, se uno strumento stona, ne risente tutta la sinfonia. Si sa che non esiste il marinaio perfetto, ma nei buoni equipaggi, ognuno da il meglio di se stesso senza peraltro competere con gli altri, rendendosi conto che il tuo compagno ha delle qualità che tu non hai e viceversa, solo così si realizzano delle belle esperienze che altrimenti si possono trasformare in un incubo. Spesso si è molto stanchi, la strada da fare e tanta e vengono dei momenti di sconforto. Poi, qualcuno racconta un aneddoto divertente, ci si distrae, si ride e si rivede tutto con più positività.

Molte volte, al tramonto, quasi per tacito accordo, ci si riunisce in pozzetto e si chiacchiera di esperienze di vita vissuta, storie curiose, perlopiù divertenti. Sono dei momenti magici, almeno per me. Quattro esseri umani, nel mezzo dell’ immensità dell’ oceano, che si scambiano le loro emozioni e come mezzo, usano la comunicazione più antica, la conversazione diretta.
Al giorno d’oggi, questo tipo di comunicazione, è un po’ soffocato dalla presenza di telefonini, televisioni e quant’altro, ma non vado avanti per non rischiare di essere additato, un domani, come un troglodita che rifiuta la tecnologia, il che non corrisponde al vero.

IL GIORNO DOPO
Oggi, mentre navigavamo con randa, trinchetta e yankee un po’ avvolto, abbiamo udito un botto. Lo yankee si era svolto da solo, abbiamo tentato di riavvolgerlo con il comando elettrico, ma niente.
Dopo un esame più approfondito, abbiamo appurato che i perni che tengono unito il profilato superiore con quello del tamburo, erano partiti.
Abbiamo dovuto tirare giù la vela per sostituirli e non è stata un operazione semplice, nonostante avessimo delegato la condotta dell’imbarcazione a “El Magnifico”, così chiamiamo il pilota automatico.
Tutti e quattro a prua, usando la randa per rubare il vento al fiocco, abbiamo tirato giù la tela, facendo bene attenzione che non andasse in acqua sotto la barca, fatto che creerebbe grossi problemi nonchè gran pericolo per i membri dell’ equipaggio in manovra.
Tra una cosa e l’altra, l’operazione non è durata più di un ora.
Dopodichè, io sono ritornato alla preparazione del risotto ai funghi e zucchine che avevo dovuto lasciare nel bel mezzo del soffritto di cipolle e sedano.
Adriatica ha ripreso il suo passo. Siamo 600 miglia a Sud dell’equatore e l’entrata nell’emisfero nord significherà, per noi, un primo passo significativo verso l’ arrivo. Cercheremo di fare scalo alle Canarie, più che a Capo Verde. E’ più comodo per noi, i servizi sono migliori che nelle isole al largo del Senegal ed il nostro sarà più che altro un pit-stop per rifornirci di cibo fresco. Così, Andrea la smetterà di rompere l’anima che non può fare la pizza perchè non abbiamo abbastanza farina?
A presto.
Ignazio

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