Archivio di maggio 2007

“Dare un giro di orizzonte”

mercoledì 16 maggio 2007

Eccomi qua.
Buongiorno a tutti da Ignazio. Sono appena trascorse le due del mattino ed è appena cominciato il mio turno di guardia. La situazione è decisamente più rilassata e mi posso permettere di stare qua a scrivervi tenendo d’occhio i vari display, ma non mancando di dare uno sguardo fuori ogni tanto. Ciò che io chiamo “dare un giro di orizzonte”, controllare, cioè, che nessuna nave sia in vista per tutto l’arco dell’orizzonte. Adriatica scava il suo cammino verso l’equatore, lasciando, in queste notti stellate, una scia luminosa di plancton dietro di se, come una cometa acquatica. Il mare, a queste latitudini, è diventato Madre e ci culla dolcemente. Il resto dell’equipaggio, riposa serenamente nelle proprie cuccette, sognando a colori.

Oggi abbiamo lasciato sulla nostra dritta las Ilhas da Trinidade, appartenenti al Brasile e disabitate (così sembrerebbe). Alte scogliere sul mare, patria incontaminata di uccelli e pesci, dove ancora l’uomo non ha affondato i suoi artigli che a volte, ahimè, son così devastanti.
Il vento continua a soffiare da Nord Ovest e gli alisei ancora non si sono fatti vivi, quest’anno sono parecchio alti, intorno ai 16 gradi Sud. Trattasi della fascia degli alisei di Sud Est, soffiano nell’
emisfero Sud nell’Atlantico, ma sono presenti anche nell’ Indiano e nel Pacifico meridionali. La fascia fluttua in maniera differente, nelle differenti stagioni e nei differenti oceani. Al di sotto di essa, si trova la fascia dei venti da ovest, decisamente più forti e meno stabili. Al di sopra, c’ è la Zona di Interconvergenza Tropicale, quella dove la forza di Coriolis, generata dalla rotazione della terra, inverte di marcia, creando delle zone di instabilità meteorologica. Nel passato, gli equipaggi delle navi che navigavano in queste zone, pensavano di essere vittime di incantesimi. La calma equatoriale li bloccava per giorni, a volte settimane, quasi nello stesso punto e molte volte tutto il malessere, corroborato anche dal sole implacabile che non dava tregua, sfociava in un ammutinamento. Quando il vento arriva, accompagnato dalla pioggia, arriva per pochi minuti, soffia da tutte le direzioni, a volte abbastanza forte. Tu non fai in tempo ad issare le vele ed a regolarle che lui gira, varia di intensità, cala, e ti lascia come un mammalucco.

La ITCZ, abbreviazione della zona di interconvergenza, è anche il nido degli uragani, fortunatamente non in questo periodo. E’ qui che si sviluppano questi mostri meteorologici che ogni marinaio assennato spera di non incontrare mai. Per il Nord Atlantico, si formano nella zona di
Capo Verde, si caricano di inverosimile potenza attraversando l’Oceano, e scaricano la loro furia spesso sui Caraibi, oppure puntano sulla Florida e salgono lungo costa.
Il periodo degli uragani è, sempre per l’Atlantico settentrionale, da Giugno a Settembre, con frequenze maggiori in Agosto- Settembre.
Noi attraverseremo l’equatore e l’ITCZ, ad una longitudine all’incirca 20 Ovest, di modo che potremo passare tra l’Africa e Capo Verde, sfruttare i venti locali da S O che ci sono in quell’area e stare il più ad Est possibile per affrontare poi la lunga bolina di risalita fino a Gibilterra, consci del fatto che nel Nord Atlantico soffia l’aliseo di Nord Est.
Incroceremo, in salita, la rotta dei Caraibi, quella di Cristoforo Colombo e di tutti coloro che lo seguirono. Io uno dei tanti, in altri periodi della mia vita, con differenti barche, differenti equipaggi, sempre e solo a vela, tracciando il mio cammino luminoso sulla superficie dell’Oceano.
Come una cometa acquatica.
Ignazio.

Mousse al cioccolato e tonno

lunedì 14 maggio 2007

La giornata di ieri è stata idilliaca.

Il viaggio era partito con venti forti e freddi e un mare che ci ha messo subito alla prova, privandoci sin dal principio del riposo che la routine quotidiana e i ritmi naturali di una lunga navigazione in mare ti concedono. Poi erano arrivate le piogge e i deboli venti variabili che ti costringono a stare sempre in coperta a manovrare per sfruttare al meglio le bizze del vento, naturalmente sotto scrosci di pioggia che sembrano non passare mai, come non passano mai le miglia in queste condizioni instabili, anche perchè il prossimo autogrill è a più di 2400 miglia e il motore ci servirà più avanti per passare le estenuanti calme equatoriali.

Ieri tutto questo sembrava lontano, regolate le vele la mattina presto per sfruttare un vento sui dieci nodi, mettiamo in assetto la barca,issiamo anche la trinchetta per sfruttare ogni minimo refolo, scegliamo come angolo migliore la bolina larga che ci consente di mantenere una buona rotta e una velocità sui 7 nodi, inseriamo il pilota e via…
La barca procede tranquilla senza nessun sussulto, anche il magnifico, il nostro pilota automatico sembra non avere più i problemi che aveva i giorni scorsi, e ci lascia liberi di occuparci un po’ di noi.
Partono le prime docce con acqua di mare agevolate da un bel sole che comincia a scaldare bene, era ora, siamo già più a nord del tropico del capricorno, c’è chi si fa il bucato, chi riposa, chi legge, chi fa il pane e chi fa la mousse al cioccolato, grazie ancora Andrea… la barca riprende a respirare con tutti gli oblò aperti e l’umore dell’equipaggio ne risente positivamente , e proprio quando meno te lo aspetti, cioè nel bel mezzo della preparazione di un riso freddo, le lenze calate a poppa partono contemporaneamente, recupero prima la lenza sul mulinello, è un bel tonno pinna gialla da quattro chili, poi Andrea insieme a Ferdy recuperano l’atra lenza, fanno fatica a tirare la lenza e subito capisco perchè, è un altro tonno pinna gialla ma questa volta supera i dieci chili, che bei esemplari, ho sempre ammirato questi animali dalla linea affusolata e robusta, che danno l’impressione di essere stati creati per correre veloci e senza sosta nel mare infinito.

Il lavoro per pulirli e sistemarli per bene nei vari frigo ci porta via più di un’ora, e così giunge uno dei più bei momenti del giorno, le ombre si allungano, il sole è basso sull’orizzonte e i suoi raggi
giocano con la fila di piccole nuvole tipiche dell’oceano, creando giochi di luce rossa sempre diversi e sempre attraenti, qualcuno stappa una birra che comincia a girare di mano in mano, è l’accompagnamento ideale per il tonno crudo marinato con limone, olio d’oliva, pepe e salsa di soia che ci siamo fatti come aperitivo, non può mancare la focaccia appena sfornata da Andrea.
La giornata si conclude con una cena abbondante a base di tagliata di tonno con aceto balsamico preparata da Ignazio?
L’oceano ci ha regalato una bella giornata e noi l’abbiamo sfruttata al meglio!

Adriatica salpa di nuovo

domenica 6 maggio 2007

Finalmente in mare, ieri pomeriggio, dopo molti tentativi, abbiamo convinto l’autorità portuale ad aprire il porto e così abbiamo mollato le cime alle quattro in punto, un pò di motore per uscire dal porto e poi tutto su per far correre Adriatica.

Ed eccoci con le prime ventiquattro ore alle spalle, il tempo ci ha riservato un bel rodaggio, vento da 25 nodi a raffiche di 32 da sud est, bolina stretta e via a 7 nodi, ma la vera compagna di queste prime ore e stata la pioggia che non ci ha abbandonata mai durante tutta la notte, per fortuna ora non c’è sole ma almeno ha smesso di piovere e ci si asciuga le ossa mentre la barca fila a nove nodi con un vento di 15 al lasco, spinta dal genoa, trinchetta e randa con una mano, non si sa mai, i nuvoloni che coprono il celo ci costringono ad essere prudenti.

Parola a Damiano, il nuovo comandante

sabato 5 maggio 2007

Ora tocca a me!

Dopo tanti mesi a bordo eccomi pronto a prendere il comando di Adriatica per questo lungo rientro in patria, naturalmente fra i molti compiti che mi spettano c’è anche il diario di bordo.

E allora eccomi pronto a darvi tutte le notizie su Adriatica, sul suo equipaggio e su come vanno le cose qui in mezzo all’oceano, proprio in mezzo non siamo, se devo essere preciso siamo ancora a Punta del Este con cime a terra, ostaggi della capitaneria di porto locale che ha chiuso il porto per mal tempo e non lascia uscire nessuna barca… ora potete immaginare lo stato d’anima di Andrea, Ignazio, Ferdy tre marinai che vivono per il mare, tre cavalli di razza che scalpitano e che voglio prendere il mare anche se le previsioni danno forza 7/8.

Da parte mia non posso dargli torto, il peggio sembra passato, ora non soffia più a 28 nodi in porto e il fronte di nuvole basse che ieri passavo veloci sopra di noi si stanno allontanando, nonostante questo le autorità portuali, più volte sollecitate, sono ferme sulla loro posizione di porto limitato, come dicono loro.

Ora in me nasce anche la voglia di portare adriatica sotto il mio comando, devo molto a Federico e Filippo con i quali ho condiviso la vita a bordo sino ad ora e dai quali ho imparato molto, ognuno con le proprie esperienze, è grazie anche a loro che ora mi sento pronto a mollare gli ormeggi e partire, e non nascondo che non vedo l’ora di essere in navigazione, per portare adriatica secondo le mie sensazione e il mio istinto.

Spero di fare bene come lo hanno fatto chi mi ha preceduto, soprattutto per quanto riguarda la precisione e la completezza dei diari di bordo.

Un saluto a tutti.
Damiano.

Cambio al comando di Adriatica

giovedì 3 maggio 2007

C’é fermento in coperta. Sacchi di vele, borse con la spesa, cassette degli attrezzi, cime. Ieri e l’altro ieri sono imbarcati Andrea Bari e Ignazio Mannu, che daranno una mano a Damiano e Fernando a riportare Adriatica in Italia. Io e Ricardo sbarchiamo. Reimbarcheremo in Mediterraneo dopo un po’ di riposo e un periodo di riorganizzazione di tutto il programma realizzato fin’ora. Inoltre ci sono da preparare le nuove avventure e i nuovi viaggi di Adriatica!
Syusy e Patrizio ci aspettano a Bologna. Chissà quante idee nuove per fare navigare Adriatica ancora.

Ieri sera abbiamo festeggiato il nuovo comandante. Nella Chacra (villa di campagna) di Alberto, il nostro amico argentino che ci sta ospitando e curando come dei figli, é stato organizzato un ennesimo “asado”: maialino, salsicce, costolette, tutto alla griglia su fuoco di legna di eucalipto!
Noi marinai non siamo facili alla commozione, ma non vi nascondo che lasciare Adriatica dopo 14 mesi di navigazioni, la partenza da Rosignano, i VpC ospitati a bordo, i professori e i ragazzi delle università, gli sponsor, gli amici conosciuti in sud America, la difficoltà e la lunghezza della navigazione… beh, un po’ di emozione l’ha data. Ma anche orgoglio, per il viaggio che Adriatica ha percorso grazie ai miei ragazzi: Ricardo Cufré, Andrea Barbera, Damiano Martini, Marcone e Emanuel, Fernando, Martin Alonso.
Italia, Spagna, Gibilterra, Canarie, Capoverde, le isole dei Caraibi, Curaçao, Panama, Galapagos, costa del Perù, Cile, Argentina, Uruguay: 18.000 miglia, l’80% di un giro del mondo!

E la grande soddisfazione di passare il comando, seppure provvisoriamente, a Damiano. 25 anni e un carattere da scafato marinaio. FitzRoy aveva la sua età quando prese il comando del Beagle la prima volta. Ottimo tecnico, impeccabile marinaio, con un carattere preciso ed esigente da se stesso
prima che dagli altri, ha già comandato barche grandi, ma questo viaggio, queste 6000 miglia di traversata oceanica di cui un buon 40 percento controvento, con la responsabilità di un equipaggio proprio e di riportare sana e salva Adriatica a casa saranno il suo “salto professionale”. Gli abbiamo regalato un ‘libro di bordo’, il primo che compilerà giorno per giorno e che resterà suo. Il racconto della navigazione, la rotta, il vento, le condizioni meteo, i turni di guardia, le rotture e le riparazioni, gli incontri con altre navi. Tutto sarà raccontato e riportato scrupolosamente su questo quaderno blu.

Ci siamo salutati in banchina con un abbraccio. Poi sono salito sulla Jeep rossa come Adriatica e sono partito per Montevideo, senza voltarmi, con Ricardo al mio fianco, come sempre.

Ciao Dami, ciao Adriatica. Ci vediamo a Cagliari.