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Gibilterra: Hic Sunt Leones

sabato 9 giugno 2007

Così gli antichi romani si riferivano al mondo ignoto che c’era oltre le Colonne d’Ercole,  l’odierna  Gibilterra. Ma di leoni, qua al momento non se ne vedono, più che altro barche di pescatori marocchini e navi di ogni nazionalità che vanno e vengono dall’unica porta naturale del Mediterraneo.  Ci troviamo a 217 miglia a sud -sud ovest di Gibilterra, costeggiando il Marocco. La bassa pressione che si trova adesso sulle Azzorre, ci sta rubando il vento e lo tiene tutto per se, forse nelle prossime ore ce ne farà avere un po’, ma sempre roba di poco conto.

Passare attraverso Gibilterra dà , ad ogni marinaio nato in Mediterraneo, una sensazione particolare. Per noi, ora, significa la terza ed ultima tappa verso casa, l’ arrivo nel “Mare Nostrum”, il nido dove ci siamo fatti le ossa da giovani marinai, quando la traversata atlantica era un sogno irraggiungibile, una meta quasi impossibile.

Uscire dal Mediterraneo e navigare verso l’ Eden Caraibico le isole del sud incontaminate (almeno così pensavamo), un tempo regno indiscusso dei pirati ed ancor prima dei cannibali caribici, che non esitavano a mettere in pentola, con una carota nel culo, lo sventurato approdato nella loro isola, tra rulli di tamburi ed urla disumane.

Forse erano queste lontane voci, arrivate per passaparola fino alle corti del mediterraneo centrale  a fare decidere agli antichi abitanti a non avventurarsi in queste terre abitate da demoni. In una delle prime carte di quei luoghi, quella che sembra essere la moderna Guadaloupe è indicata con il nome di Satanase. Dopo la cosiddetta scoperta dell’America, hanno pensato che era meglio sterminare gli indigeni e tenere tutto per loro.

Queste carte primitive, pare fossero in possesso di un monarca europeo prima dell’ arrivo di Colombo nelle Indie Occidentali, ma erano segretissime . La Chiesa, allora,  non incitava alla modernizzazione, ed era parte attiva della politica. Il mondo, alla fin fine, non è cambiato molto, per certi versi?

Ma torniamo in barca e lasciamo perdere certi discorsi, i marinai non si devono immischiare in queste terrene considerazioni, qua c’è solo acqua e vento e le regole sono dettate dagli elementi, una volta che siamo a mare.
Ho un ricordo vivido della prima volta che attraversai Gibilterra, per  andare, per l’ appunto, ai Carabi.. Non è poi passato tanto tempo, ma sembrano secoli. Un equipaggio assai colorato, devo dire, anche perchè nessuno aveva mai attraversato ed era un avventura per tutti nella stessa maniera. Eravamo in otto, su una splendida barca di 76 piedi, ragazzi e ragazze. Certi non avevano mai navigato in vita loro, con tutte le conseguenze. Difatti, scene esilaranti  si susseguirono per tutto il viaggio.
Una volta, alle Canarie,in piena riserva naturale, abbiamo calato le reti di fronte alla capitaneria, ignari che quella fosse una riserva naturale. Eravamo anche sbronzi, giusto per essere più presentabili. I gendarmi non credevano ai loro occhi e sono venuti immediatamente a dissuaderci, mentre noi rientravamo tranquillamente in barca come se niente fosse. Immediatamente siamo dovuti andare a ritirarle sotto la minaccia delle forze dell’ordine di essere scacciati dall’isola, anche se sotto sotto, se la ridevano anche loro per la nostra incosciente sfacciataggine. Dopo una navigazione più che travagliata  avvistammo La Desirade, l’isola che si trova davanti alla Guadaloupe, chiamata così, pare, da Cristoforo Colombo, che aveva la mania di battezzare tutte le isole che trovava sulla sua rotta. Dopo esserci sentiti al pari di Magellano per avere compiuto tale impresa, siamo stati catapultati nella realtà che al momento era il Carnevale della Guadaloupe.

L’equipaggio è sceso a terra e si è dato da fare come meglio poteva, a bordo rientrava ogni tanto qualcuno alle ore più disparate con la faccia dipinta come un Sioux. Una notte è entrato un ospite indesiderato mentre tutti ronfavano ed ha fatto sparire due macchine fotografiche ed un passaporto di una ragazza francese che aveva attraversato con noi. Dopo la formale denuncia e non poche difficoltà, abbiamo ottenuto il passaporto nuovo; addio, invece alle macchine fotografiche. In seguito, avremmo imparato ad essere più accorti.
Adesso, Adriatica, ci riporterà a casa e attraverserò, tra breve, la porta magica che desta in me tanti ricordi.
Mi chiedo impaziente: quando sarà la prossima volta?