Archivio della Categoria 'Beagle'

“Fault 103″

mercoledì 10 gennaio 2007

La sosta a Antofagasta é stata breve. Anzi brevissima.

Di fronte a noi 700 miglia di oceano lungo la costa pressoché desertica del nord del Cile. Taltàl, Copiapò, La Serena, Coquimbo e infine Valparaiso.

Tutti luoghi dove il Beagle navigò ispezionando la costa mentre Darwin percorreva a cavallo l’interno, scortato da una guida cilena e scoprendo, a dorso di mulo, i segreti della zona desertica più grande d’America. Per darvi un’idea, questa zona rappresenta un terzo della lunghezza del Cile. E il Cile, difficile a credersi, é lungo come l’Europa da nord a Sud. Se sovrapponete la carta di questa nazione a quella dell’Europa, con la stessa scala, naturalmente, scoprirete che Arica, la punta più a nord, sarà all’altezza del nord della Norvegia, mentre Capo Horn, l’estremo sud, si sovrapporrà ad Agrigento. Quindi la zona desertica corrisponde alla lunghezza dell’intera Italia, dai laghi a Capo Passero, Ragusa.

Questo vi da anche l’idea della lunga rotta che aspetta Adriatica.

Arriveremo a Valparaiso tra 5 giorni, se va bene. 700 miglia di mare alle spalle é come se da Genova partissimo per Bari, passando per lo stretto di Messina… Oppure, per chi é più affine alle auto che alle barche, da Roma a Berlino. Lunghetta, eh? E ce ne resta più del doppio per Capo Horn.

La costa é secca, e risplende delle tonalità del bianco, del giallo, dell’ocra. Alcuni grigi e marroni. Non un solo albero per centinaia di chilometri. Un paese ogni tanto. Una sola strada che fiancheggia la costa.
Ci allontaniamo a una 30ina di miglia dalla costa per non rischiare i bassofondi. Ma già a così poca distanza l’oceano raggiunge i 7.000 metri di profondità, in una spaccatura che si prolunga da nord a sud per 3000 chilometri. Considerando che le montagne quasi a picco sul mare raggiungono i 4.000 metri, é una bella escursione!

L’onda dell’oceano si alza lentamente, ma con continuità. Il bollettino che riceviamo con il Navtex ci preannuncia 30 nodi da SW. Ci prepariamo ad un’altra lunga bolina. E’ il nostro destino. Cinture di sicurezza, cerate, controllo delle procedure, ceck dei sistemi. Abbiamo un problema con l’elettronica e il pilota non funziona. Smanetto un po’ ma nulla da fare. Non ne vuole sapere. “Fault 103″. Prendo il manuale. Con Ricardo proviamo a testare il cablaggio, verifichiamo la tensione e scopriamo che sebbene il voltaggio sia esatto, la resistenza é bassa: 41 Ohm invece che 50 Hom. C’é un problema sulla linea, o uno degli strumenti montati in parallelo che non funziona bene, o forse una dispersione sul cavo di collegamento… O forse Dio solo sa che cosa. Sono stufo di tenere la testa infilata nel buco dove é montata l’elettronica. Inizio ad avere mal di testa.

OK, saranno 5 giorni di timone.

Chiamo tutti alla plancia, divido i turni di guardia in 5 di un’ora e mezza, perché di più non ce la fai a timonare le 50 tonnellate di Adriatica. A coppie, Emanuel e Marco, Ferdy e Ric, io da solo. Siamo in 5 perché Gianni é ormai partito. Il secondo della coppia, che non é al timone, sta in stand-by se il timoniere avesse bisogno. Infatti non può mollare la ruota per fare le manovre e qualcun altro lo deve aiutare. In caso di problemi: tutti fuori!.

E via così, inizia la danza con la barca che si arrampica sul pendio sempre più ripido perdendo velocità per poi riacquistarla parzialmente in discesa.

E’ un esercizio fisico. Altro che palestra. Un movimento delle braccia ogni
3 secondi per un ora e mezza fà 1.800 movimenti; per 24 turni di guardia a testa fà 43.200 movimenti dei bicipiti e delle spalle. Fà dei bei muscoli!

Ma fà anche un bel dolore cervicale, così piantati davanti al timone, in equiibrio instabile, con la testa in su fissa alle vele… Ma perché ci piacerà così tanto? Un ché di masochismo, nell’essere marinai…
6 nodi. E’ il massimo che riusciamo a fare. Bolina stretta aiutati dal motore.

A Valparaiso ci aspetta il nostro sponsor ENEL, con il quale abbiamo concordato un appuntamento per il 16. Un ricevimento e un cocktail con ospiti di prestigio che verranno a visitare Adriatica e le sue nuove installazioni tecniche per il risparmio energetico.

In realtà loro vorrebbero che noi arrivassimo il 13 sera, perché il 14 mattina ci sarebbero alcuni giornalisti interessati alla cosa, ma come fare! Anche forzando, anche se il vento girasse di poppa (cosa sconosciuta, qui), anche se la corrente calasse, anche se forzassi il motore al massimo… forse potrei arrivare il 14 in giornata. Troppo tardi. Un vero peccato, perché é importante divulgare il nostro progetto attraverso la stampa.

Comunque, non si sa mai. Ci mettiamo d’impegno e chissà che non accada un miracolo nautico.
Vi lascio. E’ il mio turno di guardia.

Questione somatica

sabato 30 dicembre 2006

Prima della partenza Darwin si recò a Cambridge per ricevere consigli sul viaggio e raccogliere informazioni sul Capitano FitzRoy. Le notizie su questi erano positive, sebbene in una lettera FitzRoy aveva calcato un po’ la mano sulle difficoltà, avversità e pericoli per scoraggiare Darwin dal partecipare al viaggio. La ragione era dovuta all’opinione negativa sul naturalista del giovane comandante ricavata dall’analisi del volto. FitzRoy era adepto della frenologia, scienza dello studio del carattere attraverso i tratti somatici. Inoltre FitzRoy era un Tory mentre Darwin un Whig: anche la politica li opponeva.
Il 5 settembre 1831 si incontrarono per la prima volta. Darwin ne rimase
affascinato: alto, snello, avvenente e poco più vecchio di lui. Si mostrò aperto e gentile. Giustificò la lettera negativa sul viaggio dicendo che secondo lui bisognava analizzare il viaggio sotto tutti i punti di vista, anche il peggiore. Comunque FitzRoy gli disse che pensava che il viaggio sarebbe stato, per il giovane Charles, più un piacere che una fatica.
Parlarono delle piccole dimensioni della barca e il comandante si offrì di condividere tutto ciò che aveva a disposizione nella sua cabina, ed era ben equipaggiato, con lui.
Darwin tornò a casa pensando che le cose erano davvero promettenti.
FitzRoy ricambiava i sentimenti di Darwin. In una lettera ufficiale disse a un suo superiore di avere apprezzato il modo in cui si era presentato e la qualità della conversazione. Quindi propose che <... si avanzi la richiesta affinché sia lui ad accompagnarmi...>.
Si organizzò, quindi, per accoglierlo e sistemarlo confortevolmente a bordo.
Trovò il modo di fargli stivare tutto il materiale scientifico, e non era poco, e gli organizzò uno spazio per lavorare.
Il viaggio iniziò quindi nella miglior condizione. Il rapporto tra i due fu amichevole, cordiale, affabile perfino per un lungo periodo.
Fu solo il carattere difficile di FitzRoy e la differenza incolmabile di vedute sull’origine del mondo (FitzRoy credeva fermamente nella Genesi biblica, mentre Darwin già eleborava una teoria naturale sulla nascita della vita e quindi dell’uomo) a renderli dapprima avversari e poi ostili, tanto che alla discussione della sua Teoria dell’Evoluzione, molti anni dopo, a Oxford, FitzRoy, diventato viceammiraglio, ma ancora radicato nelle sue antiquate credenze Protestanti, si levò con una Bibbia in mano gridando che “…quella era l’unica fonte di Verità e Darwin era stato avvertito del pericolo che stava correndo e dell’eresia di cui era proclamatore. Ma a nulla era servito!…”
Cinque anni dopo FitzRoy moriva suicida…

Correnti marine

giovedì 28 dicembre 2006

Le correnti marine sono dei fiumi. Dei veri e propri fiumi nascosti nei mari che hanno caratteristice peculiari e proprie. Sono forti, costanti, estese, regolari. Almeno questo vale per le grandi correnti che spostano masse d’acqua enormi attraverso Oceani e mari.

La corrente può essere contraria ad una navigazione a vela e far aumentare anche notevolmente il percorso e il tempo di percorrenza. Questo é il caso che Adriatica vive ora, qui, nel pacifico centro-orientale. La corrente di Humboldt (o del Perù) ci ostacola e rallenta nella nostra corsa contro il
tempo per essere in Cile entro il 6 di gennaio.

Ma i refoli della controccorente di questa stessa corrente che nasce intorno all’Antartide saranno quelli che ci aiuteranno a discendere i Canali Cileni e ci spingeranno in Atlantico attraverso lo stretto di Magellano e il Canale Beagle.

La corrente può essere nemica, opponendosi al vento e facendo crescere enormemente l’altezza delle onde marine, oppure amica, aiutando lo scorrere dello scafo verso la meta. Imparare a conoscere le correnti, per un marinaio, é prioritario. Il giro che faranno intorno a un’isola, lungo una costa e le controccorrenti, figlie indisciplinate della corrente madre.

Entrare in un porto o in un canale con una corrente al traverso può essere un esercizio interessante e pericoloso. Lanci la prua della barca diritta verso l’ingresso del porto e ti ritrovi mezzo miglio più a sud, contro la falesia. Allora, saggiamente, raddrizzi e la prua punta un luogo inaudito, una roccia dura e pericolosa e, se hai ben calcolato, scivolando un po’ lateralmente, la barca si infila tranquilla tra rosso e verde e, di colpo, sei al sicuro.

Navigare vuol dire tenere conto di questi fenomeni naturali. Esse insegnano la costanza, l’abbandono, l’ostinazione verso l’obiettivo.

Coriolis, Jean-Baptiste Elzéar Coriolis, ingegnere insegnante alla ‘Ecole Polytecnique’ di Parigi, ci ha spiegato l’influenza della rotazione terrestre sul percorso di venti e maree. Ogni movimento, sul nostro pianteta, é il risultato – semplificando – di 5 forze: la pressione, la forza centrifuga, l’attrito, la gravità e la Forza di Coriolis.

Quest’ultima, meno conosciuta, spiega il percorso che i fluidi hanno sul nostro caro pianeta. In sostanza, nell’emisfero Nord, dovuto alla rotazione terrestre, venti e correnti subiranno una deviazione verso destra. Nell’emishero sud, invece, verso sinistra. Immergete il vostro sguardo in un lavandino che si svuota e ne avrete la prova evidente. Nulla all’equatore, questa tensione aumenta man mano che ci si avvicina ai poli.

E’ per questo che la Corrente del Golfo esce dal Golfo del Messico e poi segue la costa Nord Americana girando verso Est e invece, la nostra cara corrente di Huboldt (peraltro intuitore della cosa, ma incapace di spiegarla scientificamente) sale lungo il Cile poi dévia a sinistra verso le Galapagos.

Per la nostra pena, ora. Per la gioia di foche e pinguini, alle Galapagos!

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it

7 Settimane a Callao

mercoledì 27 dicembre 2006

Il Beagle circumnavigò l’America del sud in senso orario, avendo a disposizione diversi anni per effettuare le proprie rilevazioni topografiche. Adriatica invece segue il senso inverso alle lancette dell’orologio, per fruttare le correnti e i venti favorevoli della zona dei Canali Cileni, dove maree fino a 8 metri creano correnti fino a 6 nodi da Ovest e da Nord, cioé nel senso di navigazione di Adriatica.

Lasciando il Cile, Darwin e FitzRoy toccarono terra solo a Callao, il porto di Lima, in Perù. Fu una sosta tecnica, ma piuttosto lunga: 7 settimane.

Troppo per Darwin. Le ragioni furono diverse. Sullivan, uno degli ufficiali del Beagle, stava ancora ispezionando le coste settentrionali del Cile con un’altra piccola goletta in affitto. Il Beagle aveva bisogno di una seria preparazione prima di intraprendere la traversata di ritorno attraverso il Pacifico e FitzRoy, voleva consultare alcune vecchie mappe custodite a Lima. Il disappunto di Darwin era dovuto sia al ritardo, non vedeva l’ora di tornare a casa, che alla pericolosità di effettuare esplorazioni a terra a causa di alcune rivolte scoppiate con dei ribelli locali. Tutto quello che potè fare fu trascorre 4 splendide giornate a terra, “…parlando con persone intelligenti in un posto nuovo e straniero…”

Un’altra attrazione erano le donne elegantissime, vestite di abiti neri aderenti e di veli di seta nera, portati in modo da lasciare scoperto uno solo degli occhi. Ma quell’unico occhio era così nero e brillante da produrre un effetto molto potente…

Comunque il suo desiderio era di partire al più presto per le Galapagos, anche per potere vedere da vicino un vulcano!

Vi giunsero finalmente il 17 settembre 1835.

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it

Un progetto ambizioso

martedì 26 dicembre 2006

27 dicembre 1831: il beagle salpa dall’inghilterra, alle ore 14.00, dopo avere effettuato alcuni tentativi precedenti mancati a causa del cattivo tempo. Un buona brezza da est gonfiava le vele del brigantino mentre il fischio del nocchiere scandiva il tempo degli uomini alla manovra.
Veleggiavano a 6 o 7 nodi verso l’Atlantico. FitzRoy e Darwin salutavano l’Inghilterra che avrebbero rivisto solo 5 anni dopo. Canarie, Capo Verde, Brasile, Uruguay, Argentina, Terra del Fuoco, Cile, Perù, Galapagos, Pacifico, Australia, Oceano indiano, Sud Africa, ancora Brasile e infine Inghilterra. Queste, a grandi linee, le tappe degli inglesi.
Un programma di cartografia e idrografia per FitzRoy, associato a ricerche di geologia e biologia per Darwin. Una grande impresa per l’Ammiragliato britannico.

27 dicembre 2006: 175 anni dopo la partenza del Beagle, Adriatica naviga ripercorrendo la sua stessa rotta a ritroso. I 6 uomini del suo equipaggio si affannano ai ritmi delle guardie lungo la costa del Sud America.
Adriatica é in viaggio dall’11 marzo 2006 e il suo rientro in Italia é previsto solo per luglio 2007.
Sardegna, Baleari, Spagna, Canarie, Capo Verde, Caraibi, Curaçao, Panama, Galapagos, Cile, Terra del Fuoco, Argentina, Uruguay, Brasile e… Italia.
Queste le tappe degli italiani.
Nove Università coinvolte, un museo (di Scienze Naturali di Milano), vari centri ricerca, un Parco Acquatico (Oltremare), un editore (Edizioni Motta), un grande mensile di divulgazione (Le Scienze), la Televisione, delle aziende importanti… Una grande avventura e un progetto ambizioso per la nostra organizzazione.