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Tra i canali interni del Golfo de Corcovado

venerdì 9 febbraio 2007

Adriatica naviga finalmente nei Canali Cileni. Siamo arrivati il giorno 6 da Valparaiso dopo un’estenuante navigazione di 6 giorni contro vento, mare e corrente che ci fiaccati più dei 22 giorni dalle Galapagos a Antofagasta.

Siamo stati accolti da molti amici che Adriatica si é già fatta in questo mese di permanenza cilena. Andrea a Beatriz (un italiano che ha capito molte cose trasferendosi praticamente a vivere in Cile e la sua compagna cilena) ci hanno accompagnati a conoscere Marjike Van Meurs (si pronuncia “Marike”). E’ la direttrice del Museo di Ancud (www.museoancud.cl). Olandese di origine, come molti dei Chiloti attuali (chilote:abitante di Chiloé) che sbarcarono qui a cominciare dal 1600.

Una persona eclettica, interessante, vitale, innamorata della sua terra – che é Chiloé, non l’Olanda – e… molto raffreddata! Ma nonostante la malattia ci ha voluto mostrare tutto del suo piccolo e interessante museo: i tessuti tipici, lavorati con fibre di lana delle pecore patagoniche e colorati con coloranti vegetali; i settori storici e archeologici, ma soprattutto la “Balena”. Un enorme cetaceo maschio trovato arenato su una spiaggia di difficile accesso sul lato occidentale dell’isola, verso l’oceano aperto. Tutta la popolazione di Ancud e in particolare i pescatori hanno aiutato Marjike e Carola, una giovane e carina biologa a recuperare lo scheletro dell’animale per esporlo nel museo. L’animale é stato pulito (26 metri sono tanti) e trasportato pezzo per pezzo. Le sole ossa della testa pesano 800 chili.

Ora é in bella vista ad Ancud ed é una delle attrazioni principali del luogo di cultura. E poi la Goletta Ancud. Con questa nave, ricostruita fedelmente nel cortile del museo, i cileni partirono alla conquita del loro “Sud”, cioé di tutti i territori che stavano più in giù di Chiloé e li annessero solo qualche giorno prima che arrivassero i francesi.

Più tardi, lo stesso giorno del nostro arrivo, siamo stati a Radio Estrella del Mar, la radio del sud del Cile. L’intervista che abbiamo rilasciato raccontando il nostro viaggio e il suo obiettivo, ha suscitato un interesse enorme in tutta la comunità e ora tutti aspettano Adriatica, che é la più famosa barca a vela che solca queste acque.

Domani arrivano Patrizio, i professori di Padova e i loro studenti che avete già conosciuto sulle pagine del sito e gli operatori video. Avremo così occasione di riprendere tutto ciò che sta avvenendo intorno a noi e la bellezza di questi luoghi: una miriade di isole disseminate come sassi tirati lungo la costa cilena che ricordano la conformazione orografica della Croazia, ma con la vegetazione dei laghi lombardi e della Svizzera coronati da una serie di montagne innevate che ricordano la norvegia.

La navigazione in queste acque richiede perizia e attenzione. Correnti fino a 8 nodi (pari, cioé, alla velocità massima di Adriatica a motore) ci deviano dalla rotta e ci spingono contro le punte accuminate delle scogliere a guardia degli angusti canali. Radar, scandaglio, due persone di guardia costantemente in coperta sono i mezzi minimi indispensabili per evitare i pericoli. All’improvviso una distesa di alghe lunghe diverse decine di metri e con tronchi spessi fino a 5 centimetri ti si presentano a prua, rischiando di avvolgere l’elica e causare la rottura definitiva del motore. Anche navigare a vela, tra vortici di acqua e vento, salti di direzione e brusche e intense raffiche non é cosa da poco. I pericoli sono centinaia e l’istituto idrografico cileno, che da anni si occupa di stilare le carte nautiche della zona, non é ancora riuscito a repertoriarli tutti. Anzi, ne mancano la maggior parte, quindi anche dove le carte non segnano nulla potrebbe esistere una roccia infida o una barra di sabbia.

In questo momento stiamo entrando nel Canale Lemuy, che in 10 miglia sfocia in un nuovo calale, Estero Castro, dove sorge la cittadina di Castro, nostra meta. Arriveremo verso le 3 del mattino, dovendo combattere l’ultima parte del percorso contro una marea di 5 nodi in uscita dal lungo golfo.

Ora stiamo navigando a 8 nodi con vento di lasco e solo genoa. L’equipaggio scatta foto a raffica sulle spettacolari luminosità del tramonto.

In forno sta scaldando il pane, che stasera accompagnerà una calda zuppa ristoratrice. La temperatura scende a 8 o 9 gradi e con il vento la sensazione é che sia vicina allo  zero. Come premio per l’equipaggio ho preparato un flan alla vaniglia. Meritano un premio i miei uomini: Ric, Fernando, Marcone e Damiano.

A domani, per il seguito del racconto e le prime notizie dall’italia che arriveranno tramite Patrizio!

20 miglia a Ovest di Valdivia, per Ancud

domenica 4 febbraio 2007

Ci siamo, ufficialmente siamo entrati nel Sud del Cile. Abbiamo passato la latitudine 40° sud, il faro di Punta Galera (ce n’è sempre una in giro per il mondo! In Mediterraneo saranno almeno 5 a chiamarsi così…).

La mattina era iniziata peggio di come si era chiusa la serata. Nebbia, freddo. Umidità dentro e fuori. Guardie intabarrati come dei G.I. in missione in Alaska! Onda forte, e barca squassata dai colpi delle onde.

Poi, mano a mano che la giornata avanzava, lo strato di nubi si é assottigliato e, verso mezzogiorno, é spuntato il sole! Caldo, asciutto, amichevole. Chi era di guardia si é potuto togliere il berretto e gli stivali, pur restando ben coperto per il vento fresco. Ma chi era di riposo, al riparo della capottina o del pozzetto, dove il vento freddo non riusciva a intirizzire la pelle, é riuscito a prendere anche un po’ di sole.
Fernando, che ha ricevuto in dono da una spasimante cilena coltivatrice di frutta una partita di non meno di 150 avocados (tutti acerbi!), ha pensato bene di esporre al sole il suo regalo, per vedere se matura prima di Pasqua!

Sono duri come la scorza di un’anguria… anche dentro!
Il bel tempo ha ridato la voglia di chiacchierare a tutti. Finalmente in coperta insieme, abbiamo potuto recuperare quei rapporti sociali comuni all’equipaggio di una barca che ultimamente erano ridotti a mugugni e cenni silenziosi del capo. In 4 giorni io e Marco credo che ci siamo detti non più di 5 parole… in due… E comunque non le ricordo.

Le cerate umide sono state appese ad asciugare. Il cielo si é riempito di uccelli marini di ogni tipo, taglia e colore. Una foca, cioé… una specie di foca, grande, oltre i due metri, seguiva Adriatica , la superava e poi restava in panciolle ad aspettarla, come dicendo: “… ma siete proprio lenti, voi umani. E anche un po’ ridicoli…” Alcuni pinguini hanno sbirciato curiosi per poi tuffarsi e sparire in profondità.
Siamo proprio in un altro mare.

Il bel tempo é stato anche l’occasione di alcune riparazioni urgenti. Ho inviato Damiano sull’albero a riparare il sostegno del Radar, che minacciava di staccarsi. Purtroppo abbiamo avuto un inconveniente con la randa: due carrelli si sono rotti e non possiamo alzarla oltre la seconda mano, ma vi dirò che, con il vento che c’é, non avrei comunque dato più tela. Questa riparazione é rimandata a Ancud, tra 3 giorni. Ho avuto la tentazione di entrare a Valdivia, ma a parte il fatto che con 4 metri di pescaggio non riusciamo a risalire il fiume fino alla città, rischiamo di restare lì per molti giorni. Da domani é atteso un salto di vento a NW, che qui significa che entro 48 ore arriva una batosta da sud. E chissà fino a quando dura!
Quindi, azzardando un po’, corriamo su queste ultime 150 miglia, ancora di bolina, cercado di arrivare col l’inizio del cattivo tempo a Chiloé.

Per festeggiare, e per mantenere alto il morale dell’equipaggio, che vive di sandwiches e frutta, stasera pizza! La pizza del capitano. Di solito viene buona.

Dall’Italia mi giungono le ultime mail concitate di Pat, dei prof, degli operatori, degli organizzatori. Entriamo nel vivo del viaggio, i Canali della Patagonia Cilena e tutte le loro bellezze. Ghiacciai che terminano direttamente in mare. Laghi incontaminati. Fiumi dall’acqua purissima.

Fiordi dove entrare ad esplorare calette ancora senza nome.
A proposito: sapete che Ricardo, che é già stato due volte in queste acque, ha dato il nome a un fiordo e a una cala? Si, più a sud, verso Ushuaia, un fiordo porta il nome di “Fiordo de los delfines leales”, perché ogni volta che ci tornava, un branco di delfini era sempre lì ad aspettarlo ed accompagnarlo. E la “Bahia Brumas Patagonia”, dal nome del catamarano su cui navigava con Bruno Nicoletti, altro argentino con cui aveva appena terminato un giro del mondo in due navigando per i 40 ruggenti (cioé le latitudini australi).
Ora é il mio turno di guardia. Dalle 2 alle 4 del mattino. Soffia forte, adesso. Ma siamo in dirittura d’arrivo. Ancora un paio di notti. Tre al massimo.

Chissà cosa pensava FitzRoy, il comandante del Beagle, navigando in queste acque…
A domani.

Notti e Nebbie: in rotta per Ancud, isola di Chiloé

venerdì 2 febbraio 2007

Notti e nebbie. Chi si ricorda di questo romanzo ambientato nella Milano invernale? Credo sia di Carlo Castellaneta, ma nella confusa stanchezza del termine della mia guardia potrei sbagliare.

Da stanotte, poco prima dell’alba, il vento meridionale e freddo ci ha portato in dono una nebbia fitta e umida, come quella invernale della Milano dei migliori anni ‘70, quella che quando uscivi in moto ti inzuppava il cappello di lana come se avesse piovuto. Quella che filtrava la luce gelida dei lampioni delle vie buie nella notte meneghina, che ti sembrava sempre di avere gli occhi appannati. E poi fredda, penetrante, che ti si infila nel cappuccio della cerata e ti pizzica la base della testa, dietro, promessa di una cervicale che puntuale si presenta a toglierti ogni voglia di fare.

Guardia umida. Guardia fredda. Ogni tanto un’onda più grande, o diversa nella sua forma, schiaffeggia la fiancata di Adriatica schizzando tutto lo scafo con la sua appiccicaticcia acqua salata. Adriatica batte, trema, geme e pian piano si divincola dall’abbraccio indesiderato dell’oceano furioso.
Lo scafo, piegatosi sotto l’effetto del vento che preme sulle vele fino a mettere la falchetta in acqua, cerca una via di uscita. Le lamiere a prua clackano come un’enorme lattina. Sì, l’oceano ci tratta come una lattina vuota da fare schioccare a piacere.

Ma poi, lentamente, Adriatica riparte. Lo scafo si raddrizza e le vele portano meglio, un colpo di timone all’orza, uno alla poggia sulla nuova onda malsana che cerca di coglieti già fiaccato e si riparte. 3, 4.. 5 nodi.

6 nodi. Abbiamo ripreso velocità. La barca corre nuovamente sul suo bordo di bolina verso il largo. Fino alla prossima onda bastarda. E poi ancora, ancora, all’infinito.

Bordo al largo: bordo piatto. Cioé non ci fa guadagnare quasi nulla verso la destinazione. Tre ore per allontanarsi dalla costa infida e traditrice, ancora non scandagliata a dovere. Vento a 40 gradi. Onda lunga di prua.

Bordo a terra, migliore, perché ci fa guadagnare acqua verso la destinazione. Più comodo, perché l’onda lunga non é di prua, ma di traverso.

Battiamo meno, ma ci laviamo di più. Dura da 4 giorni. 4 giorni in cui la vita a bordo é scandita solo dalle guardie. Appena finisci il tuo turno non vedi l’ora di andartene in cuccetta. Si mangia poco e male. Abbiamo provato a metter sù l’aqua della pasta… Un disastro. L’aqua per terra e la pentola é volata diretta sul divano, dall’altra parte del salone. Fortuna che era solo tiepida, altrimenti il buon Ferdi ci avrebbe rimesso la pelle delle mani.

Così rinunciamo ad alimentarci come si deve, per rifugiarci prima possibile sotto le coperte di pile, unico luogo tiepido della barca. Leggi un po’, pensi… la sonnolenza prevale e dormi le tue 5 ore, prima della nuova guardia.

L’altra sera il vento é calato un po’ e ne abbiamo approfittato per fare lavorare il forno: fettine di carne e patate: un lusso!

Di solito il menù é fatto da frutta, crackers, un po’ di thé. Ma siamo già a metà strada. Tra altri 4 giorni, se tutto va bene, saremo ad Ancud, e lì incontreremo Patrizio e gli altri, e la parte più bella della nostra navigazione avrà inizio: l’esplorazione dei Canali Cileni verso Capo Horn!

Ripartiti da Valparaiso

mercoledì 31 gennaio 2007

Siamo finalmente ripartiti da Valparaiso per il Sud del Cile. 700 miglia ci separano dal Canal Chacao, entrata geografica situata tra il continente e l’isola di Chiloé. Questo canale ci accoglierà con le sue correnti di marea che raggiungono gli 8 nodi e i venti da SW a oltre 30 nodi, pressoché costanti.
La sosta al Marina di Higuerillas, a Vina del Mar (Valparaiso) é stata salutare sia per noi dell’equipaggio che per la barca, che ha subito un vero e proprio cantiere per prepararla alle navigazioni patagoniche. Tutto cambierà, laggiù, avvicinandosi alle zone antartiche del continente sud americano.

Già ne abbiamo un’aperçue… la temperatura dell’acqua é ormai a 14 gradi e scenderà fino ai 5 del Canal Beagle. La vegetazione costiera, fin’ora secca e desertica, si sta riempiendo di verdi macchie di abeti e conifere.

Costeggiamo la costa della zona di Constituciòn, scendendo verso Concepciòn, che dovremmo doppiare domani notte.

Abbiamo un invito della Marina Cilena a sostare un giorno all’Isola Quiriquina, dove esiste una base militare e ci aspettano per mostrarci una delle navi che li inorgoglisce di più: una fregata a vapore dell’inizio del XX secolo che oggi é museo. Non so se riusciremo ad accettarlo, a causa della mancanza di tempo: il 7 febbraio Pat ci aspetta ad Ancud e mancano ancora 400 miglia.

Il Contrammiraglio Arellano, ex comandante di una unità da guerra che pattugliava il sud del Pacifico, ci ha accolto a casa sua a Valparaiso e insieme al Comandante Mantellero, redattore di uno dei portolani del Sud Patagonico e Pilota di navi in quelle acque, ci hanno raccontato durante due lunghe giornate tutte le caratteristiche nautiche della pericolosa navigazione fuegina. In queste ultime tre settimane 3 barche da diporto hanno naufragato in quella zona e solo una é riuscita a rientrare in porto, completamente disalberata.

Ecco perché dedichiamo tanto tempo alla preparazione della barca e dell’equipaggio. Si tratta di uno dei mari tra i più pericolosi del mondo. Ma una buona organizzazione e la massima attenzione alla sicurezza ci permetteranno di affrontare con tranquillità anche questa parte della nostra avventura. (Devo confessare che le spiegazioni tecniche alternavano momenti di carteggio e scrittura di note tecniche a… asados galattici con carni grigliate di ottima qualità annaffiate dal Pisco Sour, tipica bevanda cilena…!)

Damiano, che avete conosciuto durante la Rotta Verde come secondo di Federico é arrivato a dare man forte all’equipaggio, sostituendo Emanuel che deve rientrare ai suoi impegni del Giro Vela con Cino Ricci. Marco, anche lui collaboratore di Cino, ha deciso di restare qualche giorno in più e di accompagnarci fino a Ushuaia. Restano i due Argentini, Ricardo e Fernando, base solida del mio equipaggio.

In questo momento é notte. Stiamo tirando dei bordi lungo la costa cercando di restare nella fascia delle 10 miglia dalla costa, dove il mare non é troppo alto e il vento non supera i 25 nodi. Abbiamo provato a spingerci più al largo, ma l’altezza delle onde e la forza del vento facevano soffrire troppo la nostra cara Adriatica e… noi! Quindi guadagnamo verso sud cambiando bordo ogni due ore circa, attenti al traffico di navi e alle boe dei pescatori. Ci aiuta una splendida luna, così chiara da fare male agli occhi quando la si fissa. Il riverbero argentato ci segnala le onde più ripide che cerchiamo di evitare. Il chiarore della notte é tale che gli uccelli non smettono di volare intorno a noi: gabbiani, pellicani, rondini di mare e i primi albatros (o comunque della famiglia, date le dimensioni), maestosi, che non pensavamo di trovare così a nord.

In acqua ogni tanto fa capolino una coppia di leoni marini o qualche delfino che viene a giocare con la prua.
Adriatica taglia la sua rotta con 2 mani di terzarolo alla randa e la trinchetta bordata piatta. Ogni tanto un’onda più dura la fa picchiare, ma la vecchia signora dall’abito rosso insiste, forte delle sue 50 tonnellate, e rompe le creste guadagnando lentamente a sud.

Terra? In rotta per Valparaiso

sabato 13 gennaio 2007

Stranamente il vento ha girato al girdinetto di sinistra (quasi dietro, a poppa, leggermente spostato di fianco). Il miracolo si sta generando. Qui é rarissimo avere un vento che ti spinga.

Ho appena sentito Sandro, in ufficio, che voleva sapere se ce l’avremmo fatta ad arrivare prima di domattina, per lo sponsor, sapete! Beh, non credo proprio. Abbiamo vento da dietro, ma debole. L’onda é sempre di prua e bella alta: qua fuori, 30 miglia più al largo sta soffiando a 40 nodi e noi ci prendiamo tutta la potenza di quel mare sulla faccia, ma per qualche strana ragione locale a noi l’aria arriva proprio dalla parte opposta. E noi… prendiamo!

Via, diretti alla meta. Chissà se riusciamo ad aumentare abbastanza per arrivare almeno domani a metà giornata! Servirà? Non lo dico ancora a terra, perché poi resterebbero delusi se non ce la facessi. Non so se durerà quest’aria che ora ci spinge a 7 nodi e che promette di accorciare i tempi:
ETA (tempo stimato d’arrivo) le 12:30 di domani, 14 gennaio. Sarebbe ancora in tempo per i giornalisti del nostro sponsor?

Sto un po’ forzando il motore e sento dei rumori di cavitazione dell’elica che non mi piacciono. La mente mi si affolla di dubbi. Faccio bene a forzare? Magari rompo tutto e poi non ce la faccio nemmeno per il 16, data ben più importante, con una signora Ministra del governo Cileno e altre autorità in visita a bordo. Ragiono e cerco di ricordare. Dunque, l’elica la aveva smontata e rimontata Bobo, a Rosignano, in cantiere, a dicembre del 2005. Non c’é ragione che abbia fatto male. Anche se ogni volta che vado a vela e provo a metterla in bandiera perché non faccia resistenza al trascinamento non mi riesce, e con queste eliche MaxProp é un sintomo che sono regolate male. Vado a cercare negli appunti se trovo una nota di Bobo su questo argomento… Sì, ecco.. L’ha smontata lui, ma poi é stata rimontata dal cantiere senza che nessuno di noi fosse presente. Lui e Mary avevano già rinunciato ad Adriatica, e io ero via. Eh, allora i dubbi aumentano. Come avranno fatto? Perché questa vibrazione così forte che fa tremare la mia cuccetta e aprire gli armadietti. No, non posso rischiare.
Riduco i giri. E giacché ci sono, invio un mail alla casa costruttrice per chiedere un consiglio.
Comunque il vento ci aiuta e manteniamo quasi i 7 nodi. Vado a cercarmi la controcorrente sottocosta. E’ rischioso, a causa dei pericoli, ma devo provare ad arrivare presto.

Con i ragazzi (i muchachos, come li chiamano Ferdy e Ric) ci organizziamo una pasta. Ci vuole una ricompensa per la fatica che facciamo. Allora, con un po’ del pollo arrosto di ieri sera, un po’ della salsa al basilico che abbiamo fatto per salvare i pomodori che sono maturati tutti insieme e una cipolla soffritta appena appena ci facciamo un bel piatto di fusilli al sugo di carne, con il parmigiano che ci hanno portato i due studenti da Bologna, Filippo cassani e Elisabetta Rigliaco (bravissimi! Ci hanno portato anche dei salami e del pesto. Voi non avete idea di quanto possa fare piacere dopo 3 mesi di assenza dall’Italia…)

La coltre nuvolosa che ci opprime da 3 giorni sembra assottigliarsi. L’aria si fa più tiepida perché la luce solare riesce a penetrare. Era ora! viviamo in cerata e pile come se navigassimo in alto Adriatico a novembre… E siamo alla latitudine del Marocco! E’ la corrente di Humbold che ci gioca questo scherzo. La temperatura dell’acqua non supera i 18 gradi. L’aria sovrastante ne risente. Ma basta sbarcare per ritrovare le temperature dell’estate. A Valparaiso ci sono 24 gradi e a Santiago 29. A terra non ci crederanno mai che noi qui soffriamo il freddo e il mare contro. Infatti Higuerillas, il nostro marina di destinazione, é sulla costa nord di una baia ben protetta da ogni vento meridionale, tanto da essere uno dei luoghi balneari più frequentati dai turisti cileni.
L’onda sembra allentare un po’. Abbassarsi abbastanza da non costringerci a tenerci con tutte e due le mani per non cadere. Chissà se riusciamo a portarci un po’ avanti con le pulizie e i lavoretti che mancano, così che se arrivassimo in tempo la barca sarebbe presentabile? Proviamo.

Vi lascio e vado a lavorare.
A presto.