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Adriatica salpa di nuovo

domenica 6 maggio 2007

Finalmente in mare, ieri pomeriggio, dopo molti tentativi, abbiamo convinto l’autorità portuale ad aprire il porto e così abbiamo mollato le cime alle quattro in punto, un pò di motore per uscire dal porto e poi tutto su per far correre Adriatica.

Ed eccoci con le prime ventiquattro ore alle spalle, il tempo ci ha riservato un bel rodaggio, vento da 25 nodi a raffiche di 32 da sud est, bolina stretta e via a 7 nodi, ma la vera compagna di queste prime ore e stata la pioggia che non ci ha abbandonata mai durante tutta la notte, per fortuna ora non c’è sole ma almeno ha smesso di piovere e ci si asciuga le ossa mentre la barca fila a nove nodi con un vento di 15 al lasco, spinta dal genoa, trinchetta e randa con una mano, non si sa mai, i nuvoloni che coprono il celo ci costringono ad essere prudenti.

All’ancora nel Golfo di Castro, capitale di Chiloé

mercoledì 14 febbraio 2007

Siamo ancorati nella rada di Castro, un cittadina di 30.000 abitanti, sulla costa est di Chiloé. E’ la capitale dell’isola, ma ben piccola.

Anche se molto caratteristica, con le case di legno su palafitta che due volte al giorno hanno i piloni immersi nell’alta marea. La temperatura dell’acqua é di 13 gradi. Questo non ha però impedito a Damiano di tuffarsi due volte. La prima per andare a ingrassare l’elica della barca, ben bardato nella sua muta da 7 mm con bombole, GAV, pesi e pinne gialle. La seconda volta meno volontariamente, causa un errore di manovra del tender che é partito senza di lui. Un carpiato e successivo tuffo. Nulla di grave, ma tanto freddo.

Patrizio é con noi da ormai 5 giorni e insieme ai 2 professori e 4 alunni dell’università di Padova stiamo percorrendo l’isola in lungo e largo (in 10 in un pulmino da otto) alla ricerca di animali interidali (…o qualcosa di simile), conchiglie, pesci abissali o quasi e varie specie marine e terrestri dalla forma e dalla storia genetica strana. Ci accompagnano amici ciloti che ci raccontano delle tradizioni, della storia e della cultura di questa splendida zona del Sud America.

Scopriamo panorami fantastici. Spiagge lunghissime aperte all’onda oceanica che accolgono colonie di pinguini e leoni marini. L’altro giorno, camminavamo sulla battigia di una spiaggia del nord, scoperta dalla marea, alla ricerca di specie a noi sconosciute di bivalvi e altre conchiglie, quando accanto a noi, a pochi metri, é apparso un leone marino che ci ha accompagnato incuriosito. Si muoveva parallelamente a noi, lungo la costa, sbirciando incuriosito il nostro lavoro.

Le “gite” si sono susseguite all’infernale ritmo imposto da Patrizio: sveglia alle 6, almeno 4 luoghi al giorno da visitare e rientro non prima che faccia buio. Estenuante, ma necessario. Sia per le riprese di Velisti per Caso che per il lavoro di ricerca degli universitari.

E’ così che abbiamo parlato con pescatori, artigiani, commercianti alla scoperta di tradizioni antiche. Il direttore del museo del piccolo borgo di Dalcahue ci ha raccontato la storia dell’isola e alcuni miti, che qui resistono solidi nella mente dei padri, ma che rischiano di perdersi nella memoria dei figli, costretti ad allontanarsi sempre più dalla tradizione famigliare e dai lavori tradizionali da una occidentalizzazione e una globalizzazione dei costumi e delle abitudini.

Storie indie si fondono a tradizioni europee importate nei secoli scorsi. Così la leggenda dell’Olandese Volante diventa il mito del veliero Caleuche. La storia delle sirene di Ulisse si trasforma nella favola di una regina del mare, metà donna e metà pesce, che semina la fecondità tra le onde affinché i pesci possano riprodursi numerosi. Cai Cai Vilù e Tai Tai Vilù, i due serpenti di mare e di terra, lottano per la supremazia nella costruzione del mondo e finché Tai Tai Vilù vincerà, Chiloé, la terra, esisterà più alta dei flutti dell’oceano. E così via, tra credenze ancestrali, stregoni, miti nuovi o rivisitati e vita al contatto con la natura. Selvaggia, dura, ma già troppo antropizzata.

3 sere fa, al nostro arrivo da Ancud, altra cittadina dell’isola, ci ha accolto la festa del paese. Castro festeggiava i 440 anni di esistenza con musica e fuochi d’artificio. Così vicini alla barca che le esplosioni erano praticamente sopra l’albero di Adriatica.

Il mio equipaggio alterna i lavori di preparazione al viaggio a momenti di riposo, indispensabili prima del lungo periodo di navigazioni australi. I ragazzi dell’università si accomodano a bordo iniziando a conoscere la vita di una barca, i suoi ritmi, le sue particolari modalità: risparmio energetico, risparmio dell’acqua, trattamento dei rifiuti organici, spazi ristretti. Già iniziano a esaminare campioni con il loro microscopio e la formalina diffonde il tipico odore di laboratorio tra le cabine. Alcuni campioni verranno stoccati in barca e riportati in Europa alla fine della navigazione.

Marco, Ric e Damiano si occupano di riparare il supporto del Radar mentre Mauro, in nuovo operatore, fa pratica con un mondo a lui sconosciuto dove dovrà realizzare le immagini che relazioneranno il nostro viaggio. Che vantaggio rispetto a Darwin. Lui aveva un disegnatore che lo seguiva ovunque e lui stesso disegnava ciò che vedeva di interessante.

Così gli ci vollero più di 20 anni per diffondere al pubblico le immagini di ciò che aveva visto. A noi basteranno alcuni mesi.

Domattina partiamo per Melinka, altro villaggio su un’isola più a sud.

Patrizio ci lascerà per qualche giorno, diretto in Perù, dove lo aspetta Fabio Tonelli, amico già frequentato alle Galapagos, per una spedizione all’interno del paese. Ci ritroveremo a P.to Natales il 2 marzo, con tante cose da raccontarci.

“Fault 103″

mercoledì 10 gennaio 2007

La sosta a Antofagasta é stata breve. Anzi brevissima.

Di fronte a noi 700 miglia di oceano lungo la costa pressoché desertica del nord del Cile. Taltàl, Copiapò, La Serena, Coquimbo e infine Valparaiso.

Tutti luoghi dove il Beagle navigò ispezionando la costa mentre Darwin percorreva a cavallo l’interno, scortato da una guida cilena e scoprendo, a dorso di mulo, i segreti della zona desertica più grande d’America. Per darvi un’idea, questa zona rappresenta un terzo della lunghezza del Cile. E il Cile, difficile a credersi, é lungo come l’Europa da nord a Sud. Se sovrapponete la carta di questa nazione a quella dell’Europa, con la stessa scala, naturalmente, scoprirete che Arica, la punta più a nord, sarà all’altezza del nord della Norvegia, mentre Capo Horn, l’estremo sud, si sovrapporrà ad Agrigento. Quindi la zona desertica corrisponde alla lunghezza dell’intera Italia, dai laghi a Capo Passero, Ragusa.

Questo vi da anche l’idea della lunga rotta che aspetta Adriatica.

Arriveremo a Valparaiso tra 5 giorni, se va bene. 700 miglia di mare alle spalle é come se da Genova partissimo per Bari, passando per lo stretto di Messina… Oppure, per chi é più affine alle auto che alle barche, da Roma a Berlino. Lunghetta, eh? E ce ne resta più del doppio per Capo Horn.

La costa é secca, e risplende delle tonalità del bianco, del giallo, dell’ocra. Alcuni grigi e marroni. Non un solo albero per centinaia di chilometri. Un paese ogni tanto. Una sola strada che fiancheggia la costa.
Ci allontaniamo a una 30ina di miglia dalla costa per non rischiare i bassofondi. Ma già a così poca distanza l’oceano raggiunge i 7.000 metri di profondità, in una spaccatura che si prolunga da nord a sud per 3000 chilometri. Considerando che le montagne quasi a picco sul mare raggiungono i 4.000 metri, é una bella escursione!

L’onda dell’oceano si alza lentamente, ma con continuità. Il bollettino che riceviamo con il Navtex ci preannuncia 30 nodi da SW. Ci prepariamo ad un’altra lunga bolina. E’ il nostro destino. Cinture di sicurezza, cerate, controllo delle procedure, ceck dei sistemi. Abbiamo un problema con l’elettronica e il pilota non funziona. Smanetto un po’ ma nulla da fare. Non ne vuole sapere. “Fault 103″. Prendo il manuale. Con Ricardo proviamo a testare il cablaggio, verifichiamo la tensione e scopriamo che sebbene il voltaggio sia esatto, la resistenza é bassa: 41 Ohm invece che 50 Hom. C’é un problema sulla linea, o uno degli strumenti montati in parallelo che non funziona bene, o forse una dispersione sul cavo di collegamento… O forse Dio solo sa che cosa. Sono stufo di tenere la testa infilata nel buco dove é montata l’elettronica. Inizio ad avere mal di testa.

OK, saranno 5 giorni di timone.

Chiamo tutti alla plancia, divido i turni di guardia in 5 di un’ora e mezza, perché di più non ce la fai a timonare le 50 tonnellate di Adriatica. A coppie, Emanuel e Marco, Ferdy e Ric, io da solo. Siamo in 5 perché Gianni é ormai partito. Il secondo della coppia, che non é al timone, sta in stand-by se il timoniere avesse bisogno. Infatti non può mollare la ruota per fare le manovre e qualcun altro lo deve aiutare. In caso di problemi: tutti fuori!.

E via così, inizia la danza con la barca che si arrampica sul pendio sempre più ripido perdendo velocità per poi riacquistarla parzialmente in discesa.

E’ un esercizio fisico. Altro che palestra. Un movimento delle braccia ogni
3 secondi per un ora e mezza fà 1.800 movimenti; per 24 turni di guardia a testa fà 43.200 movimenti dei bicipiti e delle spalle. Fà dei bei muscoli!

Ma fà anche un bel dolore cervicale, così piantati davanti al timone, in equiibrio instabile, con la testa in su fissa alle vele… Ma perché ci piacerà così tanto? Un ché di masochismo, nell’essere marinai…
6 nodi. E’ il massimo che riusciamo a fare. Bolina stretta aiutati dal motore.

A Valparaiso ci aspetta il nostro sponsor ENEL, con il quale abbiamo concordato un appuntamento per il 16. Un ricevimento e un cocktail con ospiti di prestigio che verranno a visitare Adriatica e le sue nuove installazioni tecniche per il risparmio energetico.

In realtà loro vorrebbero che noi arrivassimo il 13 sera, perché il 14 mattina ci sarebbero alcuni giornalisti interessati alla cosa, ma come fare! Anche forzando, anche se il vento girasse di poppa (cosa sconosciuta, qui), anche se la corrente calasse, anche se forzassi il motore al massimo… forse potrei arrivare il 14 in giornata. Troppo tardi. Un vero peccato, perché é importante divulgare il nostro progetto attraverso la stampa.

Comunque, non si sa mai. Ci mettiamo d’impegno e chissà che non accada un miracolo nautico.
Vi lascio. E’ il mio turno di guardia.

Questione somatica

sabato 30 dicembre 2006

Prima della partenza Darwin si recò a Cambridge per ricevere consigli sul viaggio e raccogliere informazioni sul Capitano FitzRoy. Le notizie su questi erano positive, sebbene in una lettera FitzRoy aveva calcato un po’ la mano sulle difficoltà, avversità e pericoli per scoraggiare Darwin dal partecipare al viaggio. La ragione era dovuta all’opinione negativa sul naturalista del giovane comandante ricavata dall’analisi del volto. FitzRoy era adepto della frenologia, scienza dello studio del carattere attraverso i tratti somatici. Inoltre FitzRoy era un Tory mentre Darwin un Whig: anche la politica li opponeva.
Il 5 settembre 1831 si incontrarono per la prima volta. Darwin ne rimase
affascinato: alto, snello, avvenente e poco più vecchio di lui. Si mostrò aperto e gentile. Giustificò la lettera negativa sul viaggio dicendo che secondo lui bisognava analizzare il viaggio sotto tutti i punti di vista, anche il peggiore. Comunque FitzRoy gli disse che pensava che il viaggio sarebbe stato, per il giovane Charles, più un piacere che una fatica.
Parlarono delle piccole dimensioni della barca e il comandante si offrì di condividere tutto ciò che aveva a disposizione nella sua cabina, ed era ben equipaggiato, con lui.
Darwin tornò a casa pensando che le cose erano davvero promettenti.
FitzRoy ricambiava i sentimenti di Darwin. In una lettera ufficiale disse a un suo superiore di avere apprezzato il modo in cui si era presentato e la qualità della conversazione. Quindi propose che <... si avanzi la richiesta affinché sia lui ad accompagnarmi...>.
Si organizzò, quindi, per accoglierlo e sistemarlo confortevolmente a bordo.
Trovò il modo di fargli stivare tutto il materiale scientifico, e non era poco, e gli organizzò uno spazio per lavorare.
Il viaggio iniziò quindi nella miglior condizione. Il rapporto tra i due fu amichevole, cordiale, affabile perfino per un lungo periodo.
Fu solo il carattere difficile di FitzRoy e la differenza incolmabile di vedute sull’origine del mondo (FitzRoy credeva fermamente nella Genesi biblica, mentre Darwin già eleborava una teoria naturale sulla nascita della vita e quindi dell’uomo) a renderli dapprima avversari e poi ostili, tanto che alla discussione della sua Teoria dell’Evoluzione, molti anni dopo, a Oxford, FitzRoy, diventato viceammiraglio, ma ancora radicato nelle sue antiquate credenze Protestanti, si levò con una Bibbia in mano gridando che “…quella era l’unica fonte di Verità e Darwin era stato avvertito del pericolo che stava correndo e dell’eresia di cui era proclamatore. Ma a nulla era servito!…”
Cinque anni dopo FitzRoy moriva suicida…

7 Settimane a Callao

mercoledì 27 dicembre 2006

Il Beagle circumnavigò l’America del sud in senso orario, avendo a disposizione diversi anni per effettuare le proprie rilevazioni topografiche. Adriatica invece segue il senso inverso alle lancette dell’orologio, per fruttare le correnti e i venti favorevoli della zona dei Canali Cileni, dove maree fino a 8 metri creano correnti fino a 6 nodi da Ovest e da Nord, cioé nel senso di navigazione di Adriatica.

Lasciando il Cile, Darwin e FitzRoy toccarono terra solo a Callao, il porto di Lima, in Perù. Fu una sosta tecnica, ma piuttosto lunga: 7 settimane.

Troppo per Darwin. Le ragioni furono diverse. Sullivan, uno degli ufficiali del Beagle, stava ancora ispezionando le coste settentrionali del Cile con un’altra piccola goletta in affitto. Il Beagle aveva bisogno di una seria preparazione prima di intraprendere la traversata di ritorno attraverso il Pacifico e FitzRoy, voleva consultare alcune vecchie mappe custodite a Lima. Il disappunto di Darwin era dovuto sia al ritardo, non vedeva l’ora di tornare a casa, che alla pericolosità di effettuare esplorazioni a terra a causa di alcune rivolte scoppiate con dei ribelli locali. Tutto quello che potè fare fu trascorre 4 splendide giornate a terra, “…parlando con persone intelligenti in un posto nuovo e straniero…”

Un’altra attrazione erano le donne elegantissime, vestite di abiti neri aderenti e di veli di seta nera, portati in modo da lasciare scoperto uno solo degli occhi. Ma quell’unico occhio era così nero e brillante da produrre un effetto molto potente…

Comunque il suo desiderio era di partire al più presto per le Galapagos, anche per potere vedere da vicino un vulcano!

Vi giunsero finalmente il 17 settembre 1835.

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it