Archivio della Categoria 'L'angolo del marinaio'

Correnti marine

giovedì 28 dicembre 2006

Le correnti marine sono dei fiumi. Dei veri e propri fiumi nascosti nei mari che hanno caratteristice peculiari e proprie. Sono forti, costanti, estese, regolari. Almeno questo vale per le grandi correnti che spostano masse d’acqua enormi attraverso Oceani e mari.

La corrente può essere contraria ad una navigazione a vela e far aumentare anche notevolmente il percorso e il tempo di percorrenza. Questo é il caso che Adriatica vive ora, qui, nel pacifico centro-orientale. La corrente di Humboldt (o del Perù) ci ostacola e rallenta nella nostra corsa contro il
tempo per essere in Cile entro il 6 di gennaio.

Ma i refoli della controccorente di questa stessa corrente che nasce intorno all’Antartide saranno quelli che ci aiuteranno a discendere i Canali Cileni e ci spingeranno in Atlantico attraverso lo stretto di Magellano e il Canale Beagle.

La corrente può essere nemica, opponendosi al vento e facendo crescere enormemente l’altezza delle onde marine, oppure amica, aiutando lo scorrere dello scafo verso la meta. Imparare a conoscere le correnti, per un marinaio, é prioritario. Il giro che faranno intorno a un’isola, lungo una costa e le controccorrenti, figlie indisciplinate della corrente madre.

Entrare in un porto o in un canale con una corrente al traverso può essere un esercizio interessante e pericoloso. Lanci la prua della barca diritta verso l’ingresso del porto e ti ritrovi mezzo miglio più a sud, contro la falesia. Allora, saggiamente, raddrizzi e la prua punta un luogo inaudito, una roccia dura e pericolosa e, se hai ben calcolato, scivolando un po’ lateralmente, la barca si infila tranquilla tra rosso e verde e, di colpo, sei al sicuro.

Navigare vuol dire tenere conto di questi fenomeni naturali. Esse insegnano la costanza, l’abbandono, l’ostinazione verso l’obiettivo.

Coriolis, Jean-Baptiste Elzéar Coriolis, ingegnere insegnante alla ‘Ecole Polytecnique’ di Parigi, ci ha spiegato l’influenza della rotazione terrestre sul percorso di venti e maree. Ogni movimento, sul nostro pianteta, é il risultato – semplificando – di 5 forze: la pressione, la forza centrifuga, l’attrito, la gravità e la Forza di Coriolis.

Quest’ultima, meno conosciuta, spiega il percorso che i fluidi hanno sul nostro caro pianeta. In sostanza, nell’emisfero Nord, dovuto alla rotazione terrestre, venti e correnti subiranno una deviazione verso destra. Nell’emishero sud, invece, verso sinistra. Immergete il vostro sguardo in un lavandino che si svuota e ne avrete la prova evidente. Nulla all’equatore, questa tensione aumenta man mano che ci si avvicina ai poli.

E’ per questo che la Corrente del Golfo esce dal Golfo del Messico e poi segue la costa Nord Americana girando verso Est e invece, la nostra cara corrente di Huboldt (peraltro intuitore della cosa, ma incapace di spiegarla scientificamente) sale lungo il Cile poi dévia a sinistra verso le Galapagos.

Per la nostra pena, ora. Per la gioia di foche e pinguini, alle Galapagos!

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it

La tecnologia di Adriatica

martedì 26 dicembre 2006

Adriatica é un’imbarcazione dotata di molti strumenti di aiuto alla navigazione. L’elettronica a bordo é completa come quella di una grossa unità, solo, in dimensioni medie.
2 radar, con portata nominale fino a 48 miglia di cui uno con Overlay (cioé sovrapposizione del tracciato Radar con la Cartografia) e sistema APRA/ARPA che permette di individuare e seguire fino a 10 obbiettivi-ostacoli (chiamati Target) in contemporanea. Una centrale B&G completa che ci dà dati del vento (direzione, velocità, angoli sia apparenti che reali), profondità, velocità, prua e rotta; un pilota in grado di comandare il timone sia riferito ad un angolo stabilito sulla bussola elettronica che rispetto ad un angolo predefinito con il vento e capace di virare o strambare da solo, lasciando il timoniere libero di intervenire in manovre di controllo; un Plotter Cartografico che grazie alla cartografia elettronica ci permette di avere costantemente aggiornata la posizione della barca su una Carta nautica riprodotta sullo schermo; un sonar sottomarino per l’avvicinamento alle scogliere e il passaggio nelle Passe coralline; due GPS che ci danno costantemente la posizione di Adriatica con uno scarto che non supera i 7 metri; un VHF e un SSB, radio a trasmissione per brevi e lunghe disatanze, che sono in grado di inviare in caso di pericolo una richiesta di soccorso con posizione, nome e tipo di avaria; questo stesso servizio può essere reso dal Mini-M e dall’Inmarsat-C, due altri strumenti di comunicazione via satellite; un sistema mail via radio, seppur basico, ma molto funzionale: é tramite questo sistema, chiamato PACTOR III, che Silvia riceve i giornali di bordo da noi, qui in Pacifico; un sistema FAX per ricevere le carte meteo e un Navtex che invece riceve bollettini e avvisi ai naviganti sotto forma di testo; un programma di navigazione che interprera, registra, ipotizza, simula ogni nostra opzione prima che sia realmente messa in pratica…
insomma, una vera e propria centrale elettronica che ci aiuta nelle scelte e nella gestione della navigazione.

E a noi che resta da fare, allora?

Beh, a noi resta il controllo di tutto questo. A noi resta la conoscenza dell’arte marinaresca (mai dimenticarla!!!) che subentra in caso di Panne del sistema. A noi resta l’interpretazione delle carte meteo e la scelta delle opzioni di rotta. A noi restano le manovre di giorno e di notte, i turni stancanti, il timore per l’oggetto sconosciuto segnalato dal Radar che ci è invisibile nell’inchiostro della notte oceanica.

A noi resta la fresca sensazione della brezza che ci scompiglia i capelli o la sferzata dell’onda che frange in coperta.

A noi resta l’andatura inclinata e barcollante che perdura per alcuni giorni dopo essere arrivati a terra e l’insonnia delle prime notti in porto.

A noi resta l’essere uomini.

A noi resta il Libero Arbitrio e… tuttu ciò che ne segue!

Alla scoperta di Adriatica

venerdì 15 dicembre 2006

Il Beagle era un Brigantino, cioé un veliero con tre alberi a vele quadre (trinchetta, maestra e mezzana) ed un bompresso (palo che spunta verso prora e che sostiene gli stralli delle vele di prua).

Generalmente porta pure una Randa all’albero di maestra. Lungo meno di 30 metri alloggiava 74 persone a bordo (difficile da credere, oggi!), in legno, e pesava 235 tonnellate. Era di facile manovrabilità in acque chiuse e poteva anche essere trainato a remi dalle baleniere di bordo. In mare aperto soffriva per la sua forma e perdeva stabilità. Per questo FitzRoy, che vi aveva navigato a lungo, ne fece rialzare il bordo libero e appesantire il peso in chiglia. Queste operazioni permettevano di imbarcare meno acqua sul ponte in caso di cattivo tempo e abbassare il centro di gravità, diminuendo il rollio.

Il Beagle fù dotato di novità tecniche come i parafulmini sui tre alberi e delle migliori cime oltre a 6 scialuppe che serviranno per i rilievi idrografici. I lavori durarono diversi mesi e compresero anche l’abbellimento delle cabine del comandante e di quella di Darwin, che la divideva con Stokes, diciannovenne assistente topografo. La maggior parte del materiale era stoccato anche nella cabina di FitzRoy. Un notevole spazio era dedicato alla biblioteca: 245 volumi, questi oragnizzati nella cabina del naturalista. Dormiva in un’amaca che veniva appesa sopra il tavolo idrografico. Questo forse contribuì al suo mal di mare che fu superiore solo a quello che oggi affligge Patrizio.

Una nota di folclore: secondo approfondite ricerche che pare abbiano coinvolto (sebbene non ci sia la conferma ufficiale) anche il famoso statistico Mannhaimer (RAI 1, Porta a Porta) si afferma che Patrizio Roversi sia l’uomo che ha navigato più miglia in Oceano in posizione orizzontale. Le cifre ipotizzate parlano di quasi 7.000 miglia. Le voci dei suoi compagni di viaggio lo confermerebbero, anche se non possiamo citare le fonti.

Adriatica é uno Sloop, cioé un veliero a un solo albero, che può all’occorrenza essere armato a Cutter grazie ad uno strallo volante su cui issare un piccolo fiocco chiamato Trinchetta. Nata originariamente come Ketch, cioé veliero a due alberi, fu trasformato per volere di Patrizio e Syusy alzando l’albero di maestra e sopprimendo la mezzana.

Alloggia fino a 12 persone, ma ne può trasportare 22 in navigazioni autorizzate lungo costa. Pesa quasi 50 tonnellate ed é in acciaio, con compartimenti stagni a prua e a poppa. Ha un motore Volvo penta di 240 cavalli e due generatori. Adotta tutte le soluzioni tecniche per produrre e accumulare energia pulita tramite il vento (generatori eolici), il sole e la luce (pannelli fotovoltaici) e il flusso dell’acqua (un’elica a trascinamento che trainata a poppa, girando, produce energia). L’accumulo viene fatto sia in batterie a gel che in un nuovissimo sistema di “Celle a Combustibile” che utilizzano l’idrogeno scomposto dall’acqua. Si tratta sicuramente di una barca all’avanguardia in questo settore, anche se sperimentale. In totale, alla fine del nostro viaggio intorno al Sud America di 7 mesi avremo risparmiato circa 800/1000 litri di gasolio (é come se per due mesi non usassimo i generatori) e fatto la nostra piccola parte nel contenimento delle emissioni di Anidride Carbonica.

Prima della partenza da Rosignano e durante la sosta a Curaçao Adriatica ha subito notevoli migliorie e manutenzioni per prepararla ad una navigazione così difficile e avventurosa come quella che stiamo compiendo. L’equipaggio dorme a poppa, nella cabina più spaziosa in cui si stoccano una parte dei materiali. Gli ospiti usano le altre 3 cabine, ciascuna con il suo bagno. Quando la barca é sbandata si pongono lateralmente dei teli, detti “anti-rollio” che servono a non essere sbalzati fuori dalla cuccetta.
La biblioteca di Adriatica é fornita da un centinaio di libri tra nautici, tecnici e di argomenti vari. Gli autori più rappresentati sono Coloane, Moitessier, Clive Cussler, Eric Orsenna oltre a Jimmy Cornell, con l’inserimento di Einstein (l’evoluzione delle idee in Fisica), Honoré de Balzac e Darwin stesso.
Inoltre abbiamo un piccolo locale officina con attrezzi e parti di ricambio essere autonomi per gran parte del giro, una zona carteggio con la strumentazione elettronica e radio, una grande dinette/salone/cucina con annessa cambusa, una cala vele a prua e un locale deposito a poppa.

Leggete la Scheda Tecnica sul sito.

Piccolo vocabolario:

  • Bordo libero: parte dello scafo che va dal livello di galleggiamento al ponte più alto
  • Chiglia: trave o parte della barca che ne costituisce la spina dorsale, da prua a poppa e su cui si agganciano le “costole” e si attacca la deriva. le barche moderne sono notevolmente diverse dal Beagle.
  • Compartimento stagno: parte chiusa dello scafo che se innondato a causa di una collisione non permette all’acqua di raggiungere la parte centrale dell’imbarcazione e quindi di affondare. Normalmente barche come Adriatica ne hanno due: prua e poppa.
  • Generatore: motore diesel in grado di generare energia elettrica grazie a varianti costruttive. Non danno propulsione alla barca, ma elettricità.
  • Zona carteggio: area dove si effettuano i calcoli della navigazione, si tracciano le rotte e si trasmettono i messaggi via radio.
  • Cambusa: dispensa degli alimentari
  • Cala Vele o Cala del Nostromo: locale dove si staccano le vele, le cime, i bozzelli e tutto ciò che riguarda l’attrezzatura esterna di una barca

Filippo Mennuni, Comandante di Adriatica – www.velistipercaso.it