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	<title>HMS Beagle: diario di bordo &#187; Mediterraneo</title>
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	<description>Diario di un'esperienza indimenticabile sulla rotta del brigantino "HMS Beagle" che ospitò Charles Darwin nel corso della sua rivoluzionaria spedizione scientifica.</description>
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		<title>Ritorno al Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2007 12:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo quasi.
Il nostro viaggio volge al termine, e come ogni volta, un doppio sentimento mi pervade: la gioia dell&#8217;arrivo e la tristezza di una storia meravigliosa che termina. Ma il mare ci richiamerà ben presto e dovremo mollare gli ormeggi per altri lidi, con altre barche, in altri luoghi e con altri equipaggi.
Sono obbligato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo quasi.<br />
Il nostro viaggio volge al termine, e come ogni volta, un doppio sentimento mi pervade: la gioia dell&#8217;arrivo e la tristezza di una storia meravigliosa che termina. Ma il mare ci richiamerà ben presto e dovremo mollare gli ormeggi per altri lidi, con altre barche, in altri luoghi e con altri equipaggi.</p>
<p>Sono obbligato, ora, a cambiare argomento ed a fare un appunto tecnico su questo diario: si tratta della sosta in Sardegna e della tassa sul lusso. Non volendo inutilmente pagare per una sosta di 24 ore la tassa di 1500 euro, prendiamo il telefono e cerchiamo di informarci per vedere come funziona. Chiamiamo l&#8217; autorità portuale di Alghero (079 953174), che ci dice che loro non sono l&#8217; autorità che ci può dare informazioni al riguardo. Ci dicono che chi si interessa di ciò, è, udite udite, il corpo forestale, nonché l&#8217; azienda di turismo e soggiorno. Mi faccio dare il numero (079 979054) e chiamo. Credo fosse l&#8217;agenzia di soggiorno e turismo, mi risponde una signorina gentilissima, ma purtroppo neanche lei mi sa dare informazioni . Mi dà un altro numero, quello della signora Furcas, a Cagliari (le telefonate costano, e siamo alla terza). La signora Furcas è anch&#8217;essa gentilissima e mi dice che la tassa sul lusso bisogna pagarla, anche se ci si ferma meno di 24 ore, a meno che non si tratti di uno scalo tecnico. Ora, arrivando dall&#8217; <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Uruguay.htm">Uruguay</a>, le faccio notare che è più di uno scalo tecnico, dobbiamo fare l&#8217; entrata in area Shenker e siamo obbligati a farlo presso una autorità portuale.</p>
<p>La prima capitaneria che si trova sul nostro cammino è quella di Alghero. Siamo obbligati a fare rapporto del nostro arrivo, dopo più di un anno di assenza dall&#8217; Europa. In più, abbiamo un cittadino argentino a bordo e dobbiamo metterlo in regola con il visto d&#8217;entrata sul passaporto, pratica destinata all&#8217; ufficio immigrazione della polizia di frontiera. Mi chiedo io, ci faranno pagare la tassa sul lusso anche se dobbiamo fare solo l&#8217; entrata della barca, vistare il passaporto e poi andare via dalla Sardegna per non ritornare? Pare, appunto, che per uno scalo tecnico, non sia prevista tale tassa. Ma chi è che decide cosa è e cosa non è uno scalo tecnico? la signora Furcas, non ha le idee chiare al riguardo, sicuramente non perché è poco informata, ma perchè la legge non deve essere chiara. Dice che c&#8217;è un modello da compilare dove il comandante dell&#8217;imbarcazione dichiara che si sta facendo uno scalo tecnico. Per esempio rifornirsi di viveri. Mi chiedo: saremmo scortati dai militari della Guardia Costiera fino al supermercato o saranno le guardie del Corpo Forestale ad accompagnarci alla Coop? La signorina dell&#8217;azienda di turismo e soggiorno, ci assisterà durante la nostra spesa mattutina al mercato della verdura di Alghero, per poi attestare che effettivamente ci stavamo rifornendo di viveri e non approfittando di visitare le chiese ne i musei della città, facendo quindi del turismo e non uno scalo strettamente tecnico? Io sono sardo (anzi sardo sono) e sono orgoglioso di esserlo, ma è da un pò che navigo e la gente che incontro per mare in altri lidi, per lo più stranieri ( di italiani in giro per il mondo in barca ne incontro pochi) si lamentano della Sardegna, per i prezzi delle sue marine, per gli scarsi servizi, per la gestione assurda del Parco de La Maddalena. Al Parco, dovrebbero occuparsi, oltre che di chiedere i soldi, anche di istituire un servizio di pulizia, operativo tutto l&#8217; anno, pagato con i soldi guadagnati durante l&#8217; estate. Invece il parco è un immondezzaio a cielo aperto in più punti da me stesso più volte scoperti con orrore ( se al riguardo si vogliono avere delle foto, le posso fare avere, ma andate a controllare voi stessi). Bisognerebbe impiegare dei giovani ed educarli alla pulizia dell&#8217; ambiente, ma anche pagarli! Dobbiamo imparare da paesi più civili come la Nuova Zelanda, che davvero tutela il suo territorio, invece chiediamo soldi al diportista senza poi restituirgli il servizio. La gente di mare, quella vera, in Sardegna non ci passa più. Avremo sempre più motoscafoni sbuffanti di fumo, Wally Yachts che per andare a vela devono tenere due generatori accesi per alimentare le pompe idrauliche che a loro volta girano i winches a scomparsa. I marinai oramai non fanno più nessuno sforzo, neanche per andare a vela, quasi sia una cosa terribile girare un verricello a mano.</p>
<p>Chiedo a chi si occupa del nostro ambiente: rivedete queste leggi e rendetele più chiare, ma sopratutto, assicuratevi che i danari guadagnati con il parco, con la tassa di lusso, siano DAVVERO destinati ad una salvaguardia attiva dell&#8217; isola che tanto amo. Chiusa parentesi. Ritorniamo all&#8217; equipaggio di Adriatica. La nostra amicizia, dopo questo viaggio, si è ulteriormente rafforzata e tutto ciò che ci è accaduto, rimarrà scolpito indelebilmente nella nostra memoria.</p>
<p>Io, per conto mio, tra breve rientrerò in Africa, dove faccio base dall&#8217;Ottobre dell&#8217;anno scorso. Partirò dal Kenya per raggiungere la Tanzania, e le isole di Pemba e Zanzibar. Sarà una navigazione dura, contro vento e contro corrente, fortunatamente abbastanza breve. Una volta nelle isole, mi sposterò per brevi tratti, e mi godrò delle pigre giornate di mare e di sole africano.</p>
<p>Damiano e Andrea, anche loro hanno degli impegni che li riporteranno a navigare in Mediterraneo. Ferdinando ritornerà in <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Argentina.htm">Argentina</a>, al suo lavoro. Grazie, ragazzi e grazie Adriatica, che ci stai riportando a casa con il tuo bellissimo scafo rosso. Grazie a tutti coloro della produzione, che ci hanno assistito e mai ci hanno fatto mai sentire abbandonati a noi<br />
stessi, anche nei momenti più duri. Grazie a tutti coloro che hanno letto i nostri diari, speriamo solo di avere comunicato una parte delle nostre emozioni e di avervi fatto sentire un pò parte dell&#8217;equipaggio. Un consiglio a chi si vuole cimentare nella vita in mare: non sognatela, ma fatelo subito. Come tutte le cose, però, per farle bisogna volerle e crederci davvero. Lascerò per educazione il mio indirizzo personale, se qualcuno volesse contattarmi in seguito per sapere in che parte del pianeta mi trovo&#8230;<br />
Cucù</p>
<p>ignaziomannu @ hotmail.com</p>
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		<title>Gibilterra: Hic Sunt Leones</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jun 2007 19:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
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		<description><![CDATA[Così gli antichi romani si riferivano al mondo ignoto che c&#8217;era oltre le Colonne d&#8217;Ercole,  l&#8217;odierna  Gibilterra. Ma di leoni, qua al momento non se ne vedono, più che altro barche di pescatori marocchini e navi di ogni nazionalità che vanno e vengono dall&#8217;unica porta naturale del Mediterraneo.  Ci troviamo a 217 miglia a sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così gli antichi romani si riferivano al mondo ignoto che c&#8217;era oltre le Colonne d&#8217;Ercole,  l&#8217;odierna  Gibilterra. Ma di leoni, qua al momento non se ne vedono, più che altro barche di pescatori marocchini e navi di ogni nazionalità che vanno e vengono dall&#8217;unica porta naturale del Mediterraneo.  Ci troviamo a 217 miglia a sud -sud ovest di Gibilterra, costeggiando il Marocco. La bassa pressione che si trova adesso sulle Azzorre, ci sta rubando il vento e lo tiene tutto per se, forse nelle prossime ore ce ne farà avere un po&#8217;, ma sempre roba di poco conto.</p>
<p>Passare attraverso Gibilterra dà , ad ogni marinaio nato in Mediterraneo, una sensazione particolare. Per noi, ora, significa la terza ed ultima tappa verso casa, l&#8217; arrivo nel &#8220;Mare Nostrum&#8221;, il nido dove ci siamo fatti le ossa da giovani marinai, quando la traversata atlantica era un sogno irraggiungibile, una meta quasi impossibile.</p>
<p>Uscire dal Mediterraneo e navigare verso l&#8217; Eden Caraibico le isole del sud incontaminate (almeno così pensavamo), un tempo regno indiscusso dei pirati ed ancor prima dei cannibali caribici, che non esitavano a mettere in pentola, con una carota nel culo, lo sventurato approdato nella loro isola, tra rulli di tamburi ed urla disumane.</p>
<p>Forse erano queste lontane voci, arrivate per passaparola fino alle corti del mediterraneo centrale  a fare decidere agli antichi abitanti a non avventurarsi in queste terre abitate da demoni. In una delle prime carte di quei luoghi, quella che sembra essere la moderna Guadaloupe è indicata con il nome di Satanase. Dopo la cosiddetta scoperta dell&#8217;America, hanno pensato che era meglio sterminare gli indigeni e tenere tutto per loro.</p>
<p>Queste carte primitive, pare fossero in possesso di un monarca europeo prima dell&#8217; arrivo di Colombo nelle Indie Occidentali, ma erano segretissime . La Chiesa, allora,  non incitava alla modernizzazione, ed era parte attiva della politica. Il mondo, alla fin fine, non è cambiato molto, per certi versi?</p>
<p>Ma torniamo in barca e lasciamo perdere certi discorsi, i marinai non si devono immischiare in queste terrene considerazioni, qua c&#8217;è solo acqua e vento e le regole sono dettate dagli elementi, una volta che siamo a mare.<br />
Ho un ricordo vivido della prima volta che attraversai Gibilterra, per  andare, per l&#8217; appunto, ai Carabi.. Non è poi passato tanto tempo, ma sembrano secoli. Un equipaggio assai colorato, devo dire, anche perchè nessuno aveva mai attraversato ed era un avventura per tutti nella stessa maniera. Eravamo in otto, su una splendida barca di 76 piedi, ragazzi e ragazze. Certi non avevano mai navigato in vita loro, con tutte le conseguenze. Difatti, scene esilaranti  si susseguirono per tutto il viaggio.<br />
Una volta, alle Canarie,in piena riserva naturale, abbiamo calato le reti di fronte alla capitaneria, ignari che quella fosse una riserva naturale. Eravamo anche sbronzi, giusto per essere più presentabili. I gendarmi non credevano ai loro occhi e sono venuti immediatamente a dissuaderci, mentre noi rientravamo tranquillamente in barca come se niente fosse. Immediatamente siamo dovuti andare a ritirarle sotto la minaccia delle forze dell&#8217;ordine di essere scacciati dall&#8217;isola, anche se sotto sotto, se la ridevano anche loro per la nostra incosciente sfacciataggine. Dopo una navigazione più che travagliata  avvistammo La Desirade, l&#8217;isola che si trova davanti alla Guadaloupe, chiamata così, pare, da Cristoforo Colombo, che aveva la mania di battezzare tutte le isole che trovava sulla sua rotta. Dopo esserci sentiti al pari di Magellano per avere compiuto tale impresa, siamo stati catapultati nella realtà che al momento era il Carnevale della Guadaloupe.</p>
<p>L&#8217;equipaggio è sceso a terra e si è dato da fare come meglio poteva, a bordo rientrava ogni tanto qualcuno alle ore più disparate con la faccia dipinta come un Sioux. Una notte è entrato un ospite indesiderato mentre tutti ronfavano ed ha fatto sparire due macchine fotografiche ed un passaporto di una ragazza francese che aveva attraversato con noi. Dopo la formale denuncia e non poche difficoltà, abbiamo ottenuto il passaporto nuovo; addio, invece alle macchine fotografiche. In seguito, avremmo imparato ad essere più accorti.<br />
Adesso, Adriatica, ci riporterà a casa e attraverserò, tra breve, la porta magica che desta in me tanti ricordi.<br />
Mi chiedo impaziente: quando sarà la prossima volta?</p>
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