<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>HMS Beagle: diario di bordo &#187; Puerto Chacabuco</title>
	<atom:link href="http://www.hmsbeagle.it/category/puerto-chacabuco/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.hmsbeagle.it</link>
	<description>Diario di un'esperienza indimenticabile sulla rotta del brigantino "HMS Beagle" che ospitò Charles Darwin nel corso della sua rivoluzionaria spedizione scientifica.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Nov 2007 16:33:41 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Albatros in partenza da Puerto Chacabuco</title>
		<link>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/21/partenza-da-puerto-chacabuco/</link>
		<comments>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/21/partenza-da-puerto-chacabuco/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2007 11:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Puerto Chacabuco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.hmsbeagle.it/2007/02/21/partenza-da-puerto-chacabuco/</guid>
		<description><![CDATA[Partenza all&#8217;alba da Puerto Chacabuco, direzione oceano! L&#8217;unico tratto in cui Adriatica navigherà lontano dai fiordi del Cile.
Siamo tutti un po&#8217; tesi, abituati alla tranquillità  dei fiordi che ci proteggono dal mare aperto, ci prepariamo ad affrontare l&#8217;oceano. Compaiono discreti, dietro gli orecchi di alcuni di noi, i primi cerotti per il mal di mare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partenza all&#8217;alba da Puerto Chacabuco, direzione oceano! L&#8217;unico tratto in cui Adriatica navigherà lontano dai fiordi del <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Cile.htm">Cile</a>.<br />
Siamo tutti un po&#8217; tesi, abituati alla tranquillità  dei fiordi che ci proteggono dal mare aperto, ci prepariamo ad affrontare l&#8217;oceano. Compaiono discreti, dietro gli orecchi di alcuni di noi, i primi cerotti per il mal di mare, altri preferiscono non prendere nulla. E’ forse per mettersi un po&#8217; alla prova o giù  lupi di mare ben temprati. Dopo alcune ore di navigazione i fiordi iniziano ad allargarsi, compaiono in massa i primi uccelli marini, i grandi albatri che s&#8217;involano dopo una lunga e spesso goffa corsa sull&#8217;acqua: siamo tutti meravigliati e felici.<br />
Emilio prepara la sua macchina fotografica, soprannominata licenziosamente &#8220;il cannone&#8221;, Alessandro con il suo capello da pirata tiene sempre alto il morale di tutti, Elisa ed io, con i nostri binocoli, cerchiamo di non perderci niente della fauna che ci circonda.</p>
<p>Una virata a sinistra ed ecco il Pacifico davanti a noi: i fiordi non ci proteggono più.<br />
Adriatica supera uno scoglio abitato da una colonia di &#8220;lobo&#8221; leoni marini e di cormorani imperiali e si allontana dalla costa cilena, mantenendo la prua verso sud. L&#8217;oceano è grigio, scuro, profondo con un&#8217;onda lunga che ci fa continuamente ballare e subito Emilio ed io ci assicuriamo con delle imbracature a prua per avere l&#8217;orizzonte libero alla vista e per cercare un po&#8217; di silenzio dal persistente rumore del motore sempre acceso in navigazione; Emilio ne approfitta per<br />
fotografare gli albatri (Diomedea sp.) e gli skua (Macronectes giganteus), grandi uccelli simili agli albatri, che incrociano la nostra rotta, mentre l&#8217;equipaggio si divide tra i turni al timone e le cuccette per riposarsi. Basta un po&#8217; di onda e tutte le attività  in barca diventano difficili: pranzare, farsi un tazza di caffè, anche andare in bagno, ma ci si adegua volentieri e anche un piccolo disagio<br />
diventa una esperienza stimolante.</p>
<p>Nel primo pomeriggio in barca regna il silenzio, tranne il rumore del motore ovviamente! Le conversazioni lasciano spazio alla stanchezza e a momenti di riflessione davanti alla imponente bellezza di questo oceano che affascina e chiede rispetto.<br />
Filippo ci regala una calda, frugale e supergradita cena a base di ragù e pur che tutti apprezzano prima di coricarsi: tutti tranne gli irriducibili marinai che a turno navigheranno tutta la notte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/21/partenza-da-puerto-chacabuco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Puerto Chacabuco e Puerto Aysen</title>
		<link>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/19/puerto-chacabuco-e-puerto-aysen/</link>
		<comments>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/19/puerto-chacabuco-e-puerto-aysen/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2007 11:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Puerto Chacabuco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.hmsbeagle.it/2007/02/19/puerto-chacabuco-e-puerto-aysen/</guid>
		<description><![CDATA[Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata intera di navigazione, raggiungiamo Puerto Chacabuco. La baia circondata da monti, tra i quali ne svetta in particolare uno per la cima coperta da un enorme ghiacciaio azzurro. Terminato l&#8217;ancoraggio, parte la spedizione esplorativa sul tender.
L&#8217;obiettivo è un fiumiciattolo sulla destra che Andrea pensa ricco di pesce.
Una volta arrivati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata intera di navigazione, raggiungiamo Puerto Chacabuco. La baia circondata da monti, tra i quali ne svetta in particolare uno per la cima coperta da un enorme ghiacciaio azzurro. Terminato l&#8217;ancoraggio, parte la spedizione esplorativa sul tender.<br />
L&#8217;obiettivo è un fiumiciattolo sulla destra che Andrea pensa ricco di pesce.</p>
<p>Una volta arrivati in prossimità della foce, accade l&#8217;irreparabile. I nostri quattro lupi di mare riescono ad arenarsi e una decina di gabbiani, camminando (non nuotando!!!) in dieci centimetri d&#8217;acqua guardano incuriositi. Dopo esserci ripresi dalle risate, scatta l&#8217;operazione disincaglio, che per fortuna rapida e di successo praticamente immediato.<br />
Cambiamo direzione e decidiamo di approdare vicino all&#8217;imbarcazione di un pescatore locale. Avvicinandoci notiamo che lui e suo figlio stanno pulendo salmoni e trote. I tratti del viso del signore sono duri e marcati. La pelle scura, solcata da rughe, i lunghi baffi neri e gli occhi a mandorla, lo fanno sembrare quasi orientale. Il piccolo fiero di assistere suo padre e allo stesso tempo incuriosito dalla nostra presenza. Chiediamo il permesso di ormeggiare al molo e ci<br />
viene concesso.</p>
<p>Ci fermiamo un attimo a parlare con lui. Ci racconta, in maniera concisa e diretta, che la sua attività consiste nella pesca con reti da posta. Anche qui a Puerto Chacabuco cè una grossa salmonera, con gabbie a mare, ed molto probabile che il suo pescato siano pesci scappati dall&#8217;allevamento o comunque generazioni successive, visto che il salmone non è nativo del <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Cile.htm">Cile</a>, ma è stato introdotto a fini commerciali.<br />
Salutiamo e ringraziamo il nostro amico e andiamo a passeggiare sulla spiaggia. Il colore marrone della battigia in netto contrasto con il verde brillante dell&#8217;erba che la circonda. La spiaggia larga solo una quindicina di metri e subito dopo si estendono verdi pascoli. Gran parte dei colli è stata infatti disboscata per l&#8217;allevamento di bovini. Dopo un tentativo di pesca alla traina con il tender, miseramente fallito (per la disperazione di tutti, tranne che di Ale) torniamo su Adriatica.<br />
Ceniamo tutti insieme a bordo e da buoni pirati condiamo il dopocena condito con un goccio di rum.</p>
<p>La mattina seguente sbarchiamo a Puerto Chacabuco. Passiamo in mezzo al porto e rimaniamo impressionati dall&#8217;enorme quantità di container frigo pronti ad esportare salmoni in tutto il mondo. Un olezzo nauseante aleggia prepotente in questa parte del porto, proveniente sia dalle reti messe a seccare al sole, che da casse e casse di salmoni lasciati a marcire, probabilmente perchè considerati non commerciabili… rimaniamo sconcertati da questo enorme spreco.<br />
Usciamo dal porto e ci dirigiamo alla ricerca della fermata dell&#8217;autobus che ci porterà a Puerto Aysen.<br />
Dopo una veloce visita a questo paesino colorato e riempita la cambusa, andiamo a riposarci, domani ci aspettano bocca Wickam e l&#8217;oceano aperto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/19/puerto-chacabuco-e-puerto-aysen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rada di Chacabuco. All&#8217;ancora.</title>
		<link>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/18/rada-di-chacabuco-allancora/</link>
		<comments>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/18/rada-di-chacabuco-allancora/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 19:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Puerto Chacabuco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.hmsbeagle.it/2007/02/18/rada-di-chacabuco-allancora/</guid>
		<description><![CDATA[Chacabuco é il porto ufficiale di Puerto Aysen che vede oramai condannato il suo destino marittimo a causa dell&#8217;insabbiamento del Rio Aysen, antica via di accesso alla città.
Questa città, una delle poche del sud cileno, fu creata per popolare questa regione allora disabitata e per lo sfruttamento a pascolo del territorio. Una zona di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chacabuco é il porto ufficiale di Puerto Aysen che vede oramai condannato il suo destino marittimo a causa dell&#8217;insabbiamento del Rio Aysen, antica via di accesso alla città.</p>
<p>Questa città, una delle poche del sud cileno, fu creata per popolare questa regione allora disabitata e per lo sfruttamento a pascolo del territorio. Una zona di un milione di ettari fu destinata al pascolo e migliaia di persone si trasferirono in zona per lavorare al servizio di due società che dovevano sviluppare l&#8217;allevamento. Le due società iniziarono a litigare per le concessioni negli anni &#8216;40 e a causa dell&#8217;assenza del controllo dello stato iniziarono a disboscare a forza di incendi la foresta, fino a compromettere 3 milioni di ettari di terre. Dell&#8217;allevamento se ne fece poco o nulla. La deforestazione si ritorse contro gli abitanti che videro il loro fiume colmarsi con le terre erose dalle acque delle piogge non più trattenute dalla vegetazione.</p>
<p>Oggi la nuova minaccia é data dalla volontà di costruire due dighe sui fiumi che sboccano nel golfo e dalla richiesta di una azienda canadese che intende installare una fabbrica di lavorazione dell&#8217;alluminio, con gravi conseguenze ecologiche.</p>
<p>Adriatica spesso raccoglie i racconti delle persone che incontra nel suo lungo viaggiare. E noi ci facciamo volentiere portavoce o testimoni delle loro esigenze, sebbene non abbiamo mezzi per aiutarli oltre alla divulgazione.</p>
<p>Il golfo é spettacolare, rovinato solo dalla presenza di alcune salmonere (allevamento intensivo di salmoni di cui il <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Cile.htm">Cile</a> é il secondo produttore mondiale) e  dalle moderne costruzioni che stonano un po&#8217; con l&#8217;ambiente tipico che hanno gli altri villaggi che abbiamo incontrato sulla  nostra rotta come Melinka e Puerto Aguirre.</p>
<p>Le montagne sono a picco su questo lungo canale che termina in un paio di golfi chiusi da due isole lunghe, a protezione della corta ma fastidiosa onda che si produce quando spira il freddo sud-ovest. Le cime sono innevate e due stupendi ghiacciai sovrastano a ovest la baia. Il fiordo, che qui chiamano &#8220;estéro&#8221; assomiglia al lago di Como. Ma lungo tutto il suo percorso avremo incontrato non più di 10 casette al fondo di piccole baie. I colori sono gli stessi del Lario in primavera, quando ancora le nevi coprono i monti circostanti fino a 1000 metri di quota.</p>
<p>Le nubi basse, nembi o cumuli per lo più, avvolgono le montagne in un abbraccio suggestivo che mescola i grigi ai verdi dei boschi e ai bianchi dei nevai.</p>
<p>Abbiamo ancorato alle 19:00 con 60 metri di catena su 14 metri di fondo sabbioso. L&#8217;ancora deve essere penetrata di buoni 50 centimetri, da come resisteva al vecchio volvo che tirava in marcia indietro a 1.200 giri.</p>
<p>I ragazzi di Padova hanno deciso di partire subito in esplorazione con il gommone. La spiaggia e il piccolo fiume che sbocca proprio davanti alla prua di Adriatica sono un terreno di scoperta inestimabile per questi giovani biologi. La loro giornata di oggi é stata eccezionale.</p>
<p>Lungo la rotta di 50 miglia che unisce Puerto Aguirre, dove abbiamo sostato per la notte, a Chacabuco é stata interrotta da una spettacolare sosta in un piccolo arcipelago di 5 isole e alcuni scogli chiamati Cinco Hermanos (i cinque fratelli). Parco ufficiale all&#8217;interno di una zona che meriterebe di esserlo totalmente, queste isole offrono una diversità biologica di notevole interesse. Un gruppo di cormorani osservava la scena dell&#8217;ancoraggio indecisi se abbandonare impauriti la roccia su cui si erano posati o fare finta di nulla, sopportando la presenza intrusa di questi 12 umani vestiti di rosso su una barca rossa. L&#8217;equipaggio si é diviso in 3 gruppi: i prof sono sbarcati su una spiaggia a caccia di conchiglie e altri animali acquatici (bivalvi&#8230; dicono!). I ragazzi sono andati in gommone con Marcone a perlustrare un paio di baiette e noi dell&#8217;equipaggio siamo rimasti a bordo, a sorvegliare l&#8217;ancoraggio precario. La fortuna ha voluto che i 4 giovani padovani fossero accolti da due leoni marini che giocavano intorno al gommone. Una femmina e un giovane che si divertivano a non più di due metri di distanza.</p>
<p>Anche Mariella e Rudy, i due prof, hanno avuto fortuna. Nel breve tratto esplorato hanno potuto raccogliere i resti di almeno 9 specie differenti. Una vera manna per loro.</p>
<p>L&#8217;ambiente era davvero primitivo. Non un segno di presenza umana disturbava l&#8217;occhio nel dedalo di canali dove il vento teso da nord ovest giocava con i mulinelli della corrente di marea. Un leggero odore di umidità sopraggiungeva nei momenti in cui la pioggia fine avvolgeva Adriatica, dondolante a meno di 20 metri dalla roccia grigia.</p>
<p>Al ritorno degli esploratori li aspettava un riso fumante e il pane fresco fatto a bordo che é stato divorato accompagnando l&#8217;ultimo pezzo di parmigiano e dell&#8217;affettato.</p>
<p>Un brivido dopo la partenza! Sollevata l&#8217;ancora, che era stata opportunamente agganciata a un grippiale* per poterla spedare* se si fosse incagliata, ho deciso di percorre una &#8220;passe&#8221; poco dettagliata sulla carta. Da 40 metri, all&#8217;improvviso, 7 metri!&#8230; Macchina indietro e un grido nel VHF portatile che mi collegava a Ric, a prua: &#8220;Ric, controllo visivo! Cerca scogli o pericoli&#8230; Il fondo mi é salito all&#8217;improvviso&#8230;&#8221; Dopo un&#8217;attimo lo scandaglio indicava 2 metri. &#8220;2 METRI&#8221;!!!</p>
<p>Impossibile.. Forse delle alghe, così spesse in questa zona, da costituire una barriera al segnale sonoro dello strumento. No, un attimo, ragioniamo. Ho pensato rapidamente che se davanti a me si stagliava una barriera non poteva che essere rocciosa, data la conformazione delle isole. In un secondo mi si é visualizzata la chiglia di Adriatica che cozzava contro una roccia accuminata ferendosi gravemente. Ho visto la fenditura nello stucco come una profonda ferita.</p>
<p>Ho sofferto come soffre chi vede un suo caro colpito fisicamente&#8230;</p>
<p>Ma é durato solo un attimo. Un momento dopo la ragione ha ripreso il sopravvento e già davo macchina indietro, quasi istintivamente. Fermavo la barca per avere qualche secondo utile a ragionare. Ho preso due rilevamenti a terra e ho chiesto a Ric conferma di ciò che vedeva.</p>
<p>&#8220;Tutto libero!&#8221; mi confermava. Pian piano, con la fresca memoria di ciò che avevo letto sulle istruzioni nautiche per quel tratto di mare, ho accostato a sinistra, dove oltretutto l&#8217;orografia del terreno mi lasciava intuire una maggiore profondità. A mezzo nodo, in marcia avanti e con il Sonar che Damiano aveva opportunamente acceso, siamo usciti dall&#8217;area pericolosa, per ritornare alla tranquilla navigazione nel canale principale, in direzione di Chacabuco, dove siamo arrivati 3 ore dopo.</p>
<p>Ora Mariella sta preparando degli spaghetti con un profumatissimo sugo.</p>
<p>Per fortuna che noi italiani abbiamo la cultura della cucina. E&#8217; un grande aiuto la gastronomia!</p>
<p>A presto, da Adriatica</p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>Grippiale</strong>: cima agganciata all&#8217;ancora, dalla parte opposta alla catena, che serve letteralmente per rivoltarla o sfilarla nel caso si incastri sotto una roccia.</p>
<p><strong>Spedare</strong>: sollevare l&#8217;ancora dal fondale, liberandola, con il verricello.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/18/rada-di-chacabuco-allancora/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Puerto Aguirre e Puerto Chacabuco</title>
		<link>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/18/puerto-aguirre-e-puerto-chacabuco/</link>
		<comments>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/18/puerto-aguirre-e-puerto-chacabuco/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 11:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Puerto Chacabuco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.hmsbeagle.it/2007/03/05/puerto-aguirre-e-puerto-chacabuco/</guid>
		<description><![CDATA[Partiamo presto, sono le 06.30 quando il motore si accende. Dopo circa quattro ore arriviamo al Monumento Natural &#8220;Los Cinco Hermanos&#8221;, un gruppo di isolotti di piccole-medie dimensioni ricoperti di foresta rigogliosissima, posti all&#8217;altezza della prima ansa del Fiordo Ais n.
Con il binocolo scorgiamo una spiaggia lunga almeno un paio di chilometri e larga una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo presto, sono le 06.30 quando il motore si accende. Dopo circa quattro ore arriviamo al Monumento Natural &#8220;Los Cinco Hermanos&#8221;, un gruppo di isolotti di piccole-medie dimensioni ricoperti di foresta rigogliosissima, posti all&#8217;altezza della prima ansa del Fiordo Ais n.</p>
<p>Con il binocolo scorgiamo una spiaggia lunga almeno un paio di chilometri e larga una ventina di metri in cui, probabilmente, gli elefanti marini (Mirounga leonina) sono stati con i loro piccoli fino a quindici giorni fa. Speravamo in un colpo di fortuna, ci auguravamo che qualche individuo si fosse attardato un po&#8217; di più, ma di loro non cè traccia, tutti partiti. Sulla carta dovremmo comunque avere l&#8217;opportunità di vedere pinguini di Magellano, leoni marini e cormorani? Ma sembrano<br />
tutti latitanti? Solo qualche sparuto gruppo di cormorani imperiali, che s&#8217;invola al nostro passaggio.</p>
<p>Anche se il tempo minaccia pioggia decidiamo di andare in esplorazione con il tenderino. I prof scendono in una spiaggietta con la speranza di penetrare un po&#8217; nella foresta, mentre noi, insieme a Marco, pattugliamo gli isolotti alla ricerca di qualche animale. In una caletta riparata Andrea avvista due leoni marini (Otaria flavescens). Sono due femmine una piccola e l&#8217;altra di taglia media, un metro e mezzo circa.<br />
Ci studiano da lontano, convinciamo Marco a spegnere il motore e stiamo in silenzio, binocoli e macchine fotografiche pronte. Se ne stanno ad una quindicina di metri dal gommone e noi le avviciniamo piano con i remi. Circa venti minuti dopo zoom e binocoli non servono più, le ragazze hanno preso confidenza e danzano attorno al tender.<br />
Sono a 5 metri, 3 metri. E’ 2 metri, sono a poppa, nuotano sotto di noi, ci mostrano il ventre, saltano fuori dall&#8217;acqua, ci schizzano, poi controllano le nostre espressioni, si coordinano e ricominciano a volteggiare e a prodursi in eleganti piroette, senza pi timore alcuno. Che danza, che spettacolo. Hanno voglia di giocare e lo fanno con noi. Marco ed Andrea riescono a registrare tre buoni video, Emilio scatta foto in continuazione, mentre Alessandro ed io, nonostante l&#8217;emozione, teniamo la posizione con i remi, stando attenti alle rocce ed alle alghe. Ancora una volta stupiti, ancora una volta increduli della nostra costante fortuna nell&#8217;osservare animali, torniamo verso Adriatica, convinti sempre più che di questo viaggio non ci dimenticheremo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.hmsbeagle.it/2007/02/18/puerto-aguirre-e-puerto-chacabuco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

