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	<title>HMS Beagle: diario di bordo &#187; Puerto Parry</title>
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	<description>Diario di un'esperienza indimenticabile sulla rotta del brigantino "HMS Beagle" che ospitò Charles Darwin nel corso della sua rivoluzionaria spedizione scientifica.</description>
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		<title>Alla ricerca di una finestra</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2007 22:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La carta promette una finestra e un salto di vento a Sud Ovest, ragazzi” annuncio a tutti mentre sono a tavola davanti a un paio di polletti arrosto, l&#8217;ultima carne della cambusa di bordo.
Gli sguardi di tutti si posano su di me che sventolando un pezzo di carta chimica appena giunto via MeteoFax scendo i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La carta promette una finestra e un salto di vento a Sud Ovest, ragazzi” annuncio a tutti mentre sono a tavola davanti a un paio di polletti arrosto, l&#8217;ultima carne della cambusa di bordo.<br />
Gli sguardi di tutti si posano su di me che sventolando un pezzo di carta chimica appena giunto via MeteoFax scendo i 4 scalini che separano la zona navigazione dalla dinette.<br />
La poso in mezzo alla tavola facendo spazio tra i piatti e i bicchieri e comincio a spiegare: “L&#8217;alta pressione che é normalmente sul Pacifico, centrata sull&#8217;Isola di Pasqua, é unita da una settimana a quella che stazione sull&#8217;Atlantico del sud, creando un&#8217;unica grande barriera all&#8217;altezza della Patagonia che comprime in un corridoio stretto le depressioni che scorrono intorno all&#8217;Antartide. Sembra proprio che si stiano separando per lasciare che il consueto corridoio si allarghi e le<br />
isobare si separino quel tanto che basta per fare diminuire il vento a una ventina di nodi, venticinque al massimo e farlo girare da Sud Ovest. E&#8217; quello che aspettiamo. E&#8217; la famosa finestra!”<br />
“Quando?”<br />
“Il primo aprile, e speriamo che non sia un pesce!” Gli occhi di tutti si illuminano.<br />
E intanto la radio inizia a trasmettere sulla frequenza 4146.0 Mhz il bollettino della notte: &#8220;Securité, securité, securité. Qui Magellanes Radio che diffonderà il nuovo bollettino meteorologico per le zone 7 e 8 da Faro Guafo a Cabo de Hornos, valido dal 29 marzo alle 22:00 fino al 30 marzo alle 10.00 ora locale&#8230;.. Isola Navarino, Puerto Williams e Isola degli Stati&#8230; vento da ovest girando a nord ovest, da 25 a 35 nodi, rinforzando durante la notte a 40/50 nodi con raffiche 65 a 75 nodi. Onda da 4,5 a 6,5 metri. Burrasca&#8230;.&#8221;<br />
“Speriamo che passi veloce”, penso, mentre tutti mi guardano. E molti altri pensieri si accavallano insieme. “Speriamo che non picchi troppo duro”, “Meno male che non siamo partiti oggi!”, “Speriamo che le cime tengano e la boa non abbia la catena troppo arrugginita!”, “Speriamo che la smetta, prima o poi&#8230;” E intanto mi infilo la cerata e lasciando i ragazzi a guardare e commentare la carta meteo speranzosi me ne vado a prua a controllare l&#8217;ormeggio. Non si sa mai. Tre cime: quella che lavora, la sicurezza e la sicurezza della sicurezza. Ma difficile dormire quando soffia così. Difficile stare inattivi a subire. Ma sarebbe illogico provare a partire.<br />
Mentre passeggio sul ponte le nuvole corrono veloci affacciandosi da dietro le montagne e coprendo per un attimo la luna crescente, bianca, che rinnova con la sua luce il ricordo diurno delle forme dei boschi, delle cascate, delle pendici scoscese che ci circondano. Le passano davanti rapide, come guardando dei cavalli da corsa quando si é fermi sugli spalti all&#8217;ippodromo. Poi spariscono dietro le creste a est.<br />
Sempre più fitte. Sempre più spesse.<br />
La mia mente cerca un soggetto per rilassarsi. Ripenso alla bella mattinata di oggi, alcune ore di sosta dopo un&#8217;ulteriore notte di vento forte, in cui il sole ha riscaldato la coperta della nostra barca.<br />
Allora tutti fuori a sistemare, lavare, asciugare, lucidare, come se il fatto di lavorare con il bel tempo lo potesse prolungare, potesse allontanare il suono notturno delle drizze che battono furiose, il fischio cupo del sud ovest attorno all&#8217;albero. Siamo scesi a terra in 5.<br />
Martin e io siamo andati al lago. Una piccola escursione di un&#8217;oretta per fare lavorare le gambe. Una mezz&#8217;oretta di sosta gettati sulle rocce intiepidite dal sole mangiando un panino. Una sorsata di acqua piovana fresca direttamente dalle pozze limpide. Gli altri si sono trattenuti con i ragazzi della base <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Argentina.htm">Argentina</a> per il solito giro di mate e quattro chiacchiere.<br />
Proprio una bella giornata. Ho trovato un grillo o qualcosa di simile che vive negli stagni gelati in altitudine. Ne ho preso uno da inviare ai ragazzi di Padova (li ricordate?) perché lo analizzino e lo studino.<br />
Veramente una bella mattinata&#8230; e mentre penso a questo, camminando sul ponte verso poppa, una spinta da dietro mi sbilancia, un raffica gelida che mi colpisce all&#8217;improvviso. Con la coda dell&#8217;occhio leggo lo strumento del vento che é a piede d&#8217;albero: da 12 a 45 nodi in meno di 5<br />
secondi&#8230; Si fa presto a tornare alla realtà, qui all&#8217;Isola degli Stati, ultima terra prima dei 14.000 chilometri di mare libero che separano il sud America dall&#8217;Australia.<br />
“Le cime&#8230; terranno!”<br />
Buona notte Velisti!</p>
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		<title>Adriatica ormeggiata tra vento e tempesta</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 16:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa zona dove il Pacifico del sud incontra l&#8217;Atlantico del sud le perturbazioni si susseguono da ovest verso est con una frequenza inconcepibile per noi europei del Mediterraneo. Libere di circolare intorno al continente Antartico le depressioni si scatenano in un girotondo senza fine esaurendo la loro forza mentre allo stesso tempo si ricaricano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa zona dove il Pacifico del sud incontra l&#8217;Atlantico del sud le perturbazioni si susseguono da ovest verso est con una frequenza inconcepibile per noi europei del Mediterraneo. Libere di circolare intorno al continente Antartico le depressioni si scatenano in un girotondo senza fine esaurendo la loro forza mentre allo stesso tempo si ricaricano di nuova potenza. Nessuna terra si oppone alla loro folle corsa. Ma quando giungono all&#8217;altezza della Terra del Fuoco lo spazio<br />
disponibile per la loro corsa diminuisce, giacché a sud, giusto di fronte alla punta meridionale del Sud America, si prolunga l&#8217;unica protuberanza terrestre del continente antartico. Per questo il corridoio a loro disposizione, ampio di migliaia di chilometri, si restringe a un passaggio di soli 900 chilometri. La potenza accumulata si concentra. Le Ande formano una formidabile barriera che spinge verso sud il vento. Le isobare si avvicinano, la pressione atmosferica precipita e il vento aumenta, aumenta, aumenta&#8230; fino ad esplodere in tempeste talmente forti che costrinsero molte navi che cercavano di passare da est a ovest a optare, dopo giorni di lotta impari, a fare rotta sull&#8217;Australia e compiere il giro del mondo piuttosto che naufragare cercando di rimontare il vento.</p>
<p>L&#8217;Isola degli Stati si trova proprio sul bordo settentrionale di questa &#8220;bocca di cannone&#8221;. Basta guardare la carta di questa zona per rendersi conto della situazione geografica. Da una settimana le depressioni si concentrano qui, rincorrendosi, raggiungendosi, fondendosi, sovrapponendo la loro forza ed esplodendo in venti inconcepibili.</p>
<p>Adriatica é ormeggiata alla boa di Puerto Parry, e agguanta da 48 ore ormai le forti raffiche che scendono dalle pendici scoscese del fiordo che ci accoglie. Ho fatto legare la prua con tre cime. La prima lavora.<br />
La seconda di sicurezza se la prima si rompesse e la terza di ulteriore sicurezza se anche la seconda dovesse cedere. E speriamo che non ceda la boa. Nessuna possibilità di salvare la barca, se dovesse succedere. Il fondale é a 60 metri e la nostra ancora non potrebbe fare presa a quella profondità. Inoltre le rocce accanto a noi sono a non più di 100 metri da ogni lato. Non avremmo nemmeno il tempo di rendercene conto, nonostante gli allarmi elettronici e le ronde di guardia continue giorno e notte. Ma é meglio non pensarci. L&#8217;equipaggio ha messo in atto tutte le precauzioni disponibili. Per il resto siamo nelle mani di Dio, quel dio che ha protetto tanti marinai in difficoltà.</p>
<p>Il vento si alterna. Per una dozzina di ore soffia da sud, scavalcando le montagne che sovrastano la baia e precipitando con forza irregolare che scaricano tutta la potenza sul nostro scafo rosso. Per altre dodici ore soffia da nord, entrando dalla stretta &#8216;passe&#8217; che ci protegge dalla forte onda oceanica e alzando in meno di 500 metri almeno mezzo metro d&#8217;onda. Fra le due burrasche alcune ore di pausa, che ci permettono di scendere a terra a visitare i ragazzi dell&#8217;avamposto militare. Ieri abbiamo bevuto un &#8216;mate&#8217; con loro al caldo della loro saletta diurna. Un piccolo bilocale di legno con tetto di latta dipinta di bianco che avevano appena finito di inchiodare dopo che il vento della notte lo aveva completamente sollevato. All&#8217;interno, usate dal tempo, 4 poltrone intorno a un tavolino da soggiorno. Di fianco una TV nemmeno recente, un videoregistratore con un armadio pieno di video cassette (almeno 100, direi), uno stereo con lettore CD. Su una tavolino antico, o meglio&#8230; vecchio, un computer. Nell&#8217;angolo più lontano dalla porta d&#8217;ingresso un tavolo a 6 posti con delle sedie traballanti di legno e pelle imbottita, ormai al limite della resistenza. Alle pareti spiccano diverse iscrizioni dipinte o incise, lasciate dai ragazzi dei precedenti turni che hanno presidiato la stazione. Due finestre non molto grandi, con i vetri e gli infissi segnati dal tempo, guardano direttamente la baia, attraverso alti alberi che assomigliano a dei pini marittimi, ma che non sono conifere. Da lì si potrebbe avvistare chiunque entri nella baia, ma&#8230; chi entra? 4 barche a vela l&#8217;ultimo anno e la &#8216;Patrullera&#8217; della marina una volta ogni 45 giorni, quando arriva il cambio.<br />
Su un mobiletto c&#8217;é un quaderno, il &#8220;libro delle visite&#8221;. Raccoglie i racconti e le dediche di tutte le barche che hanno rilasciato qui. Se si va a fondo della lettura si scopre che non sono più di 4 o 5 l&#8217;anno e che tutte si sono fermate almeno 6 o 7 giorni, prima di potere avere le condizioni meteo per poter ripartire.</p>
<p>Intorno alla casetta un bel giardino, ben tenuto, con gli immancabili pali su cui sono inchiodate delle tavolette con il nome e la distanza delle città argentine. Ognuna é diversa sia nel materiale che nel carattere. Sicuramente aggiunte di volta in volta dai marinai che apponevano ciascuno il nome della propria città, ammalati di nostalgia. La bandiera <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Argentina.htm">argentina</a> svetta sul palo più alto, cambiata da 15 giorni e già frastagliata dal vento. Altre 4 costruzioni: il dormitorio, l&#8217;officina, il &#8216;galpon&#8217; dei gruppi elettrogeni che danno energia alla base e un deposito. Dei sentieri si addentrano nel bosco, scavalcando su dei ponticelli di legno i ruscelli che scendono dalla montagna. Sono corti, questi sentieri. Dopo un centinaio di metri le pareti rocciose sono così a picco che nemmeno le capre potrebbero arrampicarvi. Un grosso bidone di metallo raccoglie l&#8217;acqua portata da due grossi tubi neri direttamente dalla cascata. Acqua fresca tutti i giorni!</p>
<p>Il sentiero principale scende per una ventina di metri fino al pontile galleggiante che accoglie il tender di Adriatica durante le nostre escursioni terrestri. Ieri sera i militari hanno organizzato una cenetta a terra: pane fresco e empanadas, una sorta di calzone ripieno di carne o formaggio tipico argentino. Ho dato libertà a Martin, Andrea, Ferdy, Riccardo di Rosignano e Paola, una francese amica di martin che ci accompagna per qualche giorno. Alle 22:00 ho dovuto chiamare per radio e dirgli di non tornare a bordo, anzi: “Non provate nemmeno a tornare!” Il vento a 35 nodi sollevava un&#8217;onda di oltre mezzo metro nel buio totale della rada.<br />
Impossibile per il piccolo gommone percorrere i 400 metri di distanza senza rischiare di capovolgersi. Quindi si sono fermati a dormire nella base, un po&#8217; accampati, ma felici di essere tra i pochi civili che abbiano mai potuto pernottare sull&#8217;isola. Per me, Ric, Damiano e Marco un&#8217;altra notte di inquietudine svegliandoci ogni mezz&#8217;ora a controllare se eravamo ancora agganciati alla boa.</p>
<p>E tutto é andato bene. La notte è passata e stamane i ragazzi che erano a terra, dopo la colazione sono andati in escursione al lago che é situato a 400 metri di altitudine in un bacino a picco sulla baia. Da qui, in basso, si intuisce l&#8217;esistenza del lago. Una cascata stupenda schizza improvvisa dalla parete piatta di roccia che sembra una diga artificiale. Si indovina, là dietro, la forma del bacino scavato dai ghiacci che hanno asportato una parte della montagna, così come farebbe un enorme cucchiaio affondato e rivoltato in una torta di panna. 40 minuti di cammino scosceso per uno spettacolo dell&#8217;altro mondo. Due militari li accompagnavano.</p>
<p>Oggi a pranzo ricambiamo l&#8217;invito e riceviamo tre dei quattro a bordo per una pasta italiana. Le chiacchiere si prolungano&#8230; Caffè, mate, un rhum&#8230; E mentre io scrivo i racconti seguono intorno alla tavola del salone di Adriatica. Storia, ecologia, politica, navigazione. Ogni argomento é soggetto di discussione. Che voglia di incontrare qualcuno che avevano questi militari. Che voglia di sentire che esiste altra gente in questo mondo che abbiamo noi, soli su Adriatica, piccola isola<br />
solitaria.<br />
Fuori il vento ricomincia a soffiare. Raffiche a 40 nodi che fanno vibrare l&#8217;albero come se fosse scosso da una mano gigante.<br />
Forse dovremo contraccambiare l&#8217;ospitalità di ieri notte e dividere le cuccette di Adriatica con i militari?<br />
Questa é la vita su Adriatica nei mari australi.</p>
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		<title>Isla de Los Estados e Puerto Parry</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 06:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;é proprio verso di stare tranquilli in questa zona del mondo. Alle
17 ho deciso di dare una seconda ancora per sicurezza, orientata a sud, per proteggerci dalle eventuali raffiche del sud-ovest che stava entrando. Era un momento di calma. L&#8217;acqua si era appiattita nella piccola rada di Puerto Hoppner che ci ha ospitato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;é proprio verso di stare tranquilli in questa zona del mondo. Alle<br />
17 ho deciso di dare una seconda ancora per sicurezza, orientata a sud, per proteggerci dalle eventuali raffiche del sud-ovest che stava entrando. Era un momento di calma. L&#8217;acqua si era appiattita nella piccola rada di Puerto Hoppner che ci ha ospitato per la notte. Qualcosa mi diceva che non eravamo in una buona posizione con vento forte dal 3 quadrante (*), ma il portolano invece la dava come la miglior cala dell&#8217;Isola degli Stati.</p>
<p>Non facciamo in tempo a terminare la manovra che una raffica superiore a 30 nodi colpisce Adriatica sul fianco e la fa inclinare, tirando su entrambe le ancore, la principale che era stata filata all&#8217;arrivo e la secondaria. La poppa era trattenuta da una lunga cima attaccata a una roccia. La barca offriva, quindi, la fiancata intera al vento. La posizione era ideale per il vento che avevamo avuto durante la notte precedente. Ma ora era un altro paio di maniche. Mi rendevo conto che eravamo in una posizione pericolosa. E&#8217; annunciata una notte con raffiche fino a 50 nodi e se la cima che trattiene la poppa molla, in pochi secondi Adriatica sarebbe condannata, con chiglia e timone strisciando sulle rocce che sono solo a 15 metri sottovento e la fiancata che si sarebbe trafitta contro le rocce scoscese della cala.</p>
<p>Dovevamo dar fondo di nuovo a entrambe le ancore. Damiano e Marco in acqua, sul gommone, gli altri alla manovra a prua. Ho acceso il motore, fatto mollare le cime di poppa che i ragazzi hanno legato a un parabordo in attesa di essere riutilizzate dopo il nuovo ancoraggio. Recuperata l&#8217;ancora principale con il verricello e Martin che gestisce la cima della seconda, affinché non finisca sotto la barca e si infili nell&#8217;elica condannandoci a un disastro certo. Ecco la storia.<br />
&#8220;Ancora a bordo!&#8221; mi annuncia Ric nel VHF portatile che usiamo nelle comunicazioni prua/poppa.<br />
Provo a fare un giro. Chiedo a Martin di mollare ai ragazzi sul gommone anche la cima della seconda ancora per essere libero di manovrare. C&#8217;è troppo fondo&#8230; 40 metri a poca distanza dalla spiaggia&#8230; Non ho margine di manovra e il vento spinge inesorabilmente Adriatica contro le rocce. Provo a pensare ad una alternativa. A come fare questa manovra che non si può sbagliare. Se l&#8217;ancora filata non agguanta sul fondale non riuscirei a venirne fuori.<br />
Ci penso un attimo. Ragiono sulle opzioni. Trattengo Adriatica con la poppa al vento, che é la maniera più facile di conservare la posizione quando c&#8217;é vento forte. Infatti é la prua delle barche che abbatte sotto le raffiche, offrendo maggior presa al vento. Ma la corrente mi crea delle difficoltà.<br />
&#8216;Non ho alternative&#8217;, penso. Da qui dobbiamo andarcene e al più presto.<br />
&#8220;Ric, recuperiamo anche la seconda ancora&#8221; annuncio nella radio &#8220;prepara la manovra a prua. poi grido a Damiano e Marco: &#8220;Recuperate le cime a terra, ce ne andiamo!&#8221;</p>
<p>Mi avvicino con la prua al gommone per recuperare a bordo la grossa cima nera di 40 metri a cui sono attaccati 12 metri di catena e un&#8217;ancora da 50 chili.<br />
I ragazzi sul gommone si ingegnano a recuperare le cime più velocemente possibile, combattendo con il vento che li spinge sulle rocce, il kelp che si avvinghia a tutto e la risacca che non facilita le manovre a terra.<br />
La seconda ancora sale mano a mano. La catena é già a bordo.<br />
Il tempo passa e non so esattamente cosa fare. Ma dobbiamo uscire da questa trappola prima che faccia buio. Al limite navigheremo nella burrasca ma qui siamo davvero nel casino.</p>
<p>Sono già le 19:00. Ho meno di un&#8217;ora di luce. Damiano e Marco salgono a bordo, anzi&#8230; ci si gettano. Il gommone é issato mentre dò una forte retromarcia a meno di 5 metri dal kelp. Se si attorciglia all&#8217;elica é finita.<br />
&#8220;OK&#8221; dico &#8220;Andiamo fuori di qui. Ric, trovami un&#8217;alternativa, se c&#8217;é&#8221; Do macchima a vanti a 1800 giri sperando che non mi molli proprio ora.<br />
Va!, Sta andando bene. Controllo le pressioni: OK. Le temperature: OK.<br />
Usciamo dalla bocca angusta di Puerto Hoppner e l&#8217;onda lunga dell&#8217;oceano ci accoglie in tutta la sua potenza. Adriatica si impenna e la corrente la fa derivare verso l&#8217;isolotto del centro. Forzo ancora un po&#8217; e finalmente lo vedo scorrere di lato. &#8216;Ragazzi, per un pelo!&#8217;.<br />
Ricardo esce e mi da come unica alternativa una baia al fondo di un fiordo a 6 miglia di distanza. C&#8217;é una boa dell&#8217;Armada <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Argentina.htm">Argentina</a> e una base con un avamposto abitato da alcuni militari. Non abbiamo alternativa. Qui fuori si sta per scatenare l&#8217;inferno. Percorro di corsa il miglio che mi separa dall&#8217;entrata del fiordo e mi ci infilo di getto.<br />
Il vento rafficato cerca di spingerci fuori, ma pian piano riusciamo a infilarci tra la parete a picco dove l&#8217;onda colpisce e spumeggia a sinistra e lo scoglio semisommerso a dritta, accuminato come un pezzo di metallo rotto.<br />
Due miglia rotta 170 gradi e entriamo in una angostura, uno stretto, che fortunatamente ha due luci di allineamento. Il passaggio é difficile. Di lato di sono un paio di bassifondi a pelo d&#8217;acqua e del kelp, sempre lui. Passiamo su un fondo di solo 8 metri. In un fiordo dove fino a pochi secondi prima c&#8217;erano più di 100 metri, fa una certa impressione.<br />
Poi siamo nuovamente liberi. Acqua a prua. La boa la vedo prima sul radar che dal vero. Dritta nella direzione della luce della base militare. 200 metri, 100 metri. 3 cime pronte a prua, una per ogni lato e una di sicurezza. Con questo attracco deve staccarsi la boa dal fondo perché ci succeda qualcosa. Gommone in acqua ancora una volta. Piove, é quasi buio. Accendo la luce delle crocette. Mi avvicino il più possibile. Le raffiche mi fanno scadere di lato. Damiano e Martin preparano i cavi e le agganciano alla grossa boa cilindrica di metallo.<br />
Martin ci sale sopra, tanto é grande.<br />
Pochi minuti e tutto é finito. Siamo ormeggiati. Ricardo ringrazia quelli della base militare che ci chiedono se tutto va bene. Ci invitano domani a scendere a terra. 10 litri di cioccolata per noi! Poveri tipi, non devono vedere molta gente qui!</p>
<p>Mi rilasso un po&#8217;. Un thé. Una fetta di torta di mele. I ragazzi rientrano e gli organizzo una doccia calda.<br />
Anche questa é fatta. Ma quanto é lontano il <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Brasile.htm">Brasile</a>?<br />
E fuori soffia duro&#8230; tanto per cambiare.</p>
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