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	<title>HMS Beagle: diario di bordo</title>
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	<description>Diario di un'esperienza indimenticabile sulla rotta del brigantino "HMS Beagle" che ospitò Charles Darwin nel corso della sua rivoluzionaria spedizione scientifica.</description>
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		<title>Ritorno al Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2007 12:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo quasi.
Il nostro viaggio volge al termine, e come ogni volta, un doppio sentimento mi pervade: la gioia dell&#8217;arrivo e la tristezza di una storia meravigliosa che termina. Ma il mare ci richiamerà ben presto e dovremo mollare gli ormeggi per altri lidi, con altre barche, in altri luoghi e con altri equipaggi.
Sono obbligato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo quasi.<br />
Il nostro viaggio volge al termine, e come ogni volta, un doppio sentimento mi pervade: la gioia dell&#8217;arrivo e la tristezza di una storia meravigliosa che termina. Ma il mare ci richiamerà ben presto e dovremo mollare gli ormeggi per altri lidi, con altre barche, in altri luoghi e con altri equipaggi.</p>
<p>Sono obbligato, ora, a cambiare argomento ed a fare un appunto tecnico su questo diario: si tratta della sosta in Sardegna e della tassa sul lusso. Non volendo inutilmente pagare per una sosta di 24 ore la tassa di 1500 euro, prendiamo il telefono e cerchiamo di informarci per vedere come funziona. Chiamiamo l&#8217; autorità portuale di Alghero (079 953174), che ci dice che loro non sono l&#8217; autorità che ci può dare informazioni al riguardo. Ci dicono che chi si interessa di ciò, è, udite udite, il corpo forestale, nonché l&#8217; azienda di turismo e soggiorno. Mi faccio dare il numero (079 979054) e chiamo. Credo fosse l&#8217;agenzia di soggiorno e turismo, mi risponde una signorina gentilissima, ma purtroppo neanche lei mi sa dare informazioni . Mi dà un altro numero, quello della signora Furcas, a Cagliari (le telefonate costano, e siamo alla terza). La signora Furcas è anch&#8217;essa gentilissima e mi dice che la tassa sul lusso bisogna pagarla, anche se ci si ferma meno di 24 ore, a meno che non si tratti di uno scalo tecnico. Ora, arrivando dall&#8217; <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Uruguay.htm">Uruguay</a>, le faccio notare che è più di uno scalo tecnico, dobbiamo fare l&#8217; entrata in area Shenker e siamo obbligati a farlo presso una autorità portuale.</p>
<p>La prima capitaneria che si trova sul nostro cammino è quella di Alghero. Siamo obbligati a fare rapporto del nostro arrivo, dopo più di un anno di assenza dall&#8217; Europa. In più, abbiamo un cittadino argentino a bordo e dobbiamo metterlo in regola con il visto d&#8217;entrata sul passaporto, pratica destinata all&#8217; ufficio immigrazione della polizia di frontiera. Mi chiedo io, ci faranno pagare la tassa sul lusso anche se dobbiamo fare solo l&#8217; entrata della barca, vistare il passaporto e poi andare via dalla Sardegna per non ritornare? Pare, appunto, che per uno scalo tecnico, non sia prevista tale tassa. Ma chi è che decide cosa è e cosa non è uno scalo tecnico? la signora Furcas, non ha le idee chiare al riguardo, sicuramente non perché è poco informata, ma perchè la legge non deve essere chiara. Dice che c&#8217;è un modello da compilare dove il comandante dell&#8217;imbarcazione dichiara che si sta facendo uno scalo tecnico. Per esempio rifornirsi di viveri. Mi chiedo: saremmo scortati dai militari della Guardia Costiera fino al supermercato o saranno le guardie del Corpo Forestale ad accompagnarci alla Coop? La signorina dell&#8217;azienda di turismo e soggiorno, ci assisterà durante la nostra spesa mattutina al mercato della verdura di Alghero, per poi attestare che effettivamente ci stavamo rifornendo di viveri e non approfittando di visitare le chiese ne i musei della città, facendo quindi del turismo e non uno scalo strettamente tecnico? Io sono sardo (anzi sardo sono) e sono orgoglioso di esserlo, ma è da un pò che navigo e la gente che incontro per mare in altri lidi, per lo più stranieri ( di italiani in giro per il mondo in barca ne incontro pochi) si lamentano della Sardegna, per i prezzi delle sue marine, per gli scarsi servizi, per la gestione assurda del Parco de La Maddalena. Al Parco, dovrebbero occuparsi, oltre che di chiedere i soldi, anche di istituire un servizio di pulizia, operativo tutto l&#8217; anno, pagato con i soldi guadagnati durante l&#8217; estate. Invece il parco è un immondezzaio a cielo aperto in più punti da me stesso più volte scoperti con orrore ( se al riguardo si vogliono avere delle foto, le posso fare avere, ma andate a controllare voi stessi). Bisognerebbe impiegare dei giovani ed educarli alla pulizia dell&#8217; ambiente, ma anche pagarli! Dobbiamo imparare da paesi più civili come la Nuova Zelanda, che davvero tutela il suo territorio, invece chiediamo soldi al diportista senza poi restituirgli il servizio. La gente di mare, quella vera, in Sardegna non ci passa più. Avremo sempre più motoscafoni sbuffanti di fumo, Wally Yachts che per andare a vela devono tenere due generatori accesi per alimentare le pompe idrauliche che a loro volta girano i winches a scomparsa. I marinai oramai non fanno più nessuno sforzo, neanche per andare a vela, quasi sia una cosa terribile girare un verricello a mano.</p>
<p>Chiedo a chi si occupa del nostro ambiente: rivedete queste leggi e rendetele più chiare, ma sopratutto, assicuratevi che i danari guadagnati con il parco, con la tassa di lusso, siano DAVVERO destinati ad una salvaguardia attiva dell&#8217; isola che tanto amo. Chiusa parentesi. Ritorniamo all&#8217; equipaggio di Adriatica. La nostra amicizia, dopo questo viaggio, si è ulteriormente rafforzata e tutto ciò che ci è accaduto, rimarrà scolpito indelebilmente nella nostra memoria.</p>
<p>Io, per conto mio, tra breve rientrerò in Africa, dove faccio base dall&#8217;Ottobre dell&#8217;anno scorso. Partirò dal Kenya per raggiungere la Tanzania, e le isole di Pemba e Zanzibar. Sarà una navigazione dura, contro vento e contro corrente, fortunatamente abbastanza breve. Una volta nelle isole, mi sposterò per brevi tratti, e mi godrò delle pigre giornate di mare e di sole africano.</p>
<p>Damiano e Andrea, anche loro hanno degli impegni che li riporteranno a navigare in Mediterraneo. Ferdinando ritornerà in <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Argentina.htm">Argentina</a>, al suo lavoro. Grazie, ragazzi e grazie Adriatica, che ci stai riportando a casa con il tuo bellissimo scafo rosso. Grazie a tutti coloro della produzione, che ci hanno assistito e mai ci hanno fatto mai sentire abbandonati a noi<br />
stessi, anche nei momenti più duri. Grazie a tutti coloro che hanno letto i nostri diari, speriamo solo di avere comunicato una parte delle nostre emozioni e di avervi fatto sentire un pò parte dell&#8217;equipaggio. Un consiglio a chi si vuole cimentare nella vita in mare: non sognatela, ma fatelo subito. Come tutte le cose, però, per farle bisogna volerle e crederci davvero. Lascerò per educazione il mio indirizzo personale, se qualcuno volesse contattarmi in seguito per sapere in che parte del pianeta mi trovo&#8230;<br />
Cucù</p>
<p>ignaziomannu @ hotmail.com</p>
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		<title>Gibilterra: Hic Sunt Leones</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jun 2007 19:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Azzorre]]></category>
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		<description><![CDATA[Così gli antichi romani si riferivano al mondo ignoto che c&#8217;era oltre le Colonne d&#8217;Ercole,  l&#8217;odierna  Gibilterra. Ma di leoni, qua al momento non se ne vedono, più che altro barche di pescatori marocchini e navi di ogni nazionalità che vanno e vengono dall&#8217;unica porta naturale del Mediterraneo.  Ci troviamo a 217 miglia a sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così gli antichi romani si riferivano al mondo ignoto che c&#8217;era oltre le Colonne d&#8217;Ercole,  l&#8217;odierna  Gibilterra. Ma di leoni, qua al momento non se ne vedono, più che altro barche di pescatori marocchini e navi di ogni nazionalità che vanno e vengono dall&#8217;unica porta naturale del Mediterraneo.  Ci troviamo a 217 miglia a sud -sud ovest di Gibilterra, costeggiando il Marocco. La bassa pressione che si trova adesso sulle Azzorre, ci sta rubando il vento e lo tiene tutto per se, forse nelle prossime ore ce ne farà avere un po&#8217;, ma sempre roba di poco conto.</p>
<p>Passare attraverso Gibilterra dà , ad ogni marinaio nato in Mediterraneo, una sensazione particolare. Per noi, ora, significa la terza ed ultima tappa verso casa, l&#8217; arrivo nel &#8220;Mare Nostrum&#8221;, il nido dove ci siamo fatti le ossa da giovani marinai, quando la traversata atlantica era un sogno irraggiungibile, una meta quasi impossibile.</p>
<p>Uscire dal Mediterraneo e navigare verso l&#8217; Eden Caraibico le isole del sud incontaminate (almeno così pensavamo), un tempo regno indiscusso dei pirati ed ancor prima dei cannibali caribici, che non esitavano a mettere in pentola, con una carota nel culo, lo sventurato approdato nella loro isola, tra rulli di tamburi ed urla disumane.</p>
<p>Forse erano queste lontane voci, arrivate per passaparola fino alle corti del mediterraneo centrale  a fare decidere agli antichi abitanti a non avventurarsi in queste terre abitate da demoni. In una delle prime carte di quei luoghi, quella che sembra essere la moderna Guadaloupe è indicata con il nome di Satanase. Dopo la cosiddetta scoperta dell&#8217;America, hanno pensato che era meglio sterminare gli indigeni e tenere tutto per loro.</p>
<p>Queste carte primitive, pare fossero in possesso di un monarca europeo prima dell&#8217; arrivo di Colombo nelle Indie Occidentali, ma erano segretissime . La Chiesa, allora,  non incitava alla modernizzazione, ed era parte attiva della politica. Il mondo, alla fin fine, non è cambiato molto, per certi versi?</p>
<p>Ma torniamo in barca e lasciamo perdere certi discorsi, i marinai non si devono immischiare in queste terrene considerazioni, qua c&#8217;è solo acqua e vento e le regole sono dettate dagli elementi, una volta che siamo a mare.<br />
Ho un ricordo vivido della prima volta che attraversai Gibilterra, per  andare, per l&#8217; appunto, ai Carabi.. Non è poi passato tanto tempo, ma sembrano secoli. Un equipaggio assai colorato, devo dire, anche perchè nessuno aveva mai attraversato ed era un avventura per tutti nella stessa maniera. Eravamo in otto, su una splendida barca di 76 piedi, ragazzi e ragazze. Certi non avevano mai navigato in vita loro, con tutte le conseguenze. Difatti, scene esilaranti  si susseguirono per tutto il viaggio.<br />
Una volta, alle Canarie,in piena riserva naturale, abbiamo calato le reti di fronte alla capitaneria, ignari che quella fosse una riserva naturale. Eravamo anche sbronzi, giusto per essere più presentabili. I gendarmi non credevano ai loro occhi e sono venuti immediatamente a dissuaderci, mentre noi rientravamo tranquillamente in barca come se niente fosse. Immediatamente siamo dovuti andare a ritirarle sotto la minaccia delle forze dell&#8217;ordine di essere scacciati dall&#8217;isola, anche se sotto sotto, se la ridevano anche loro per la nostra incosciente sfacciataggine. Dopo una navigazione più che travagliata  avvistammo La Desirade, l&#8217;isola che si trova davanti alla Guadaloupe, chiamata così, pare, da Cristoforo Colombo, che aveva la mania di battezzare tutte le isole che trovava sulla sua rotta. Dopo esserci sentiti al pari di Magellano per avere compiuto tale impresa, siamo stati catapultati nella realtà che al momento era il Carnevale della Guadaloupe.</p>
<p>L&#8217;equipaggio è sceso a terra e si è dato da fare come meglio poteva, a bordo rientrava ogni tanto qualcuno alle ore più disparate con la faccia dipinta come un Sioux. Una notte è entrato un ospite indesiderato mentre tutti ronfavano ed ha fatto sparire due macchine fotografiche ed un passaporto di una ragazza francese che aveva attraversato con noi. Dopo la formale denuncia e non poche difficoltà, abbiamo ottenuto il passaporto nuovo; addio, invece alle macchine fotografiche. In seguito, avremmo imparato ad essere più accorti.<br />
Adesso, Adriatica, ci riporterà a casa e attraverserò, tra breve, la porta magica che desta in me tanti ricordi.<br />
Mi chiedo impaziente: quando sarà la prossima volta?</p>
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		<title>Senegal: Sailfish, Dakar e altro</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2007 19:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Senegal]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo ripartiti da un paio di giorni da Dakar, in Senegal, dove ci siamo fermati per un pit stop di 24 ore che ci ha permesso di rifornirci di viveri e gasolio. Il giorno prima dell&#8217;arrivo, Nettuno ci ha regalato un enorme pesce vela di oltre due metri, che ha allamato nella lenza fina sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo ripartiti da un paio di giorni da Dakar, in Senegal, dove ci siamo fermati per un pit stop di 24 ore che ci ha permesso di rifornirci di viveri e gasolio. Il giorno prima dell&#8217;arrivo, Nettuno ci ha regalato un enorme pesce vela di oltre due metri, che ha allamato nella lenza fina sul mulinello di sinistra. Ci siamo accorti subito che non era un pesciolino, dal modo in cui scorreva la lenza, velocissima, e dal trillo del cicalino impazzito. Abbiamo manovrato per rallentare l&#8217; andatura ed io ho frenato gradualmente il mulinello, per non far strappare. Che sorpresa, però, quando i freni sono stati tirati entrambe al massimo e la lenza ha continuato indifferente la sua corsa!</p>
<p>Ho aspettato finisse la lenza ed atteso lo schiocco finale, ed invece la lenza ha miracolosamente tenuto, credo perché fosse molto lunga e quindi con un buon grado di elasticità. Così è cominciato il lento recupero a mano,  un po&#8217; per uno, mentre ogni tanto il meraviglioso pesce saltava spettacolarmente fuori dall&#8217; acqua  diffondendo dei riflessi dorati.<br />
Dalla spada pensavamo fosse un marlin, ma quando lo abbiamo faticosamente issato a bordo, ha aperto la sua vela, forse per mostrarci, prima di morire, che meraviglioso animale avevamo catturato.</p>
<p>Due piccoli pesci pilota sono usciti dalle sue branchie, come dei clandestini che abbandonano la nave che affonda, e son stati graziati e ributtati in acqua.  La grossa preda, invece, è stata uccisa con una coltellata alla testa e resa inoffensiva. Non son poche le storie di pescatori infilzati dalla spada di un marlin o di un pesce spada, quando l&#8217; animale era già a bordo delle barche e, tutti, credevano fosse privo di vita. Con un balzo finale il bellissimo pesce, infilzava qualche malaugurato pescatore   che a volte veniva addirittura ucciso. A noi è andata bene ed in padella è finito lui per pranzo. La macellazione ha richiesto parecchio tempo, ma le mani sono oramai esperte in questo campo. Ci vogliono dei bei coltelli affilati, un po&#8217; di pazienza ed alla fine ci si ritrova con dei superbi filetti di pesce che sembrano pronti da vendere al supermercato. Parte di essi è stata messa sotto sale e pepe e sta ancora seccando, i famosi prosciuttini di nostra produzione. Una parte è stata regalata ad alcuni &#8220;yachties&#8221; a Dakar ed il resto lo abbiamo mangiato noi, un po&#8217; alla milanese ed un po&#8217; alla piastra.<br />
Ottimo, grazie.<br />
A Dakar abbiamo conosciuto Eugene, un californiano proprietario di un cargo battente bandiera capoverdiana, personaggio da film. Il cargo è stato acquistato in Nord Europa, probabilmente già sulla strada della demolizione, e rimesso in mare a navigare, nonostante il suo stato di salute. La ruggine la fa da padrona, ma Eugene non ci fa caso e continua  a navigare con la sua automobile, la sua moto, il suo enorme gommone, gli sky jet e quant&#8217; altro, tutto nelle stive della sua nave. Essendo proprietario, comandante ed equipaggio, nei porti sono obbligati a fargli sbarcare l&#8217; automobile e lui può andarsene in giro senza problema alcuno, con la sua auto, ovunque si trovi.</p>
<p>Ci ha venduto anche del gasolio, che altrimenti sarebbe dovuto essere trasportato con dei bidoni dai locali e travasato a mano nei nostri serbatoi, operazione lunghissima e faticosissima. Invece, Eugene è organizzato e, dopo esserci affiancati al suo cargo, ci ha travasato il gasolio senza nessuna  fatica con l &#8216;aiuto di una pompa apposita. Nella cucina della nave , troneggia una foto di Johnny Depp vestito da pirata, tratta dal film &#8220;Pirates of Carribean&#8221;.</p>
<p>Adesso siamo di bolina stretta vicino a Cape Blanc, Mauritania. Le mie ginocchia cominciano a dolere perché devo puntarle nel mobile sotto il tavolo da carteggio per non andare a sfondare con il cranio lo schermo del GPS e del radar di fronte a me, vista l&#8217; inclinazione. A volte vorrei essere spaparanzato sul divano di casa a guardare la tele, comandante indiscusso del telecomando, con una tazzina di caffè sul tavolino di fronte che non cade per un onda. Ma poi mi sveglio e sono qui, in mezzo al mare, 26 nodi di vento e spruzzi dappertutto, la barca che salta come una cavalletta.</p>
<p>Facciamo finta che sia un film, e torniamo al timone.</p>
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		<title>Costa orientale dell&#8217; Africa ed Madagascar</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2007 16:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Liberia]]></category>
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		<description><![CDATA[Buonasera dal forno Adriatica, come potete intuire, qui fa calduccio. La nostra posizione attuale è 6°46&#8242; N 17° 48&#8242; W, sarebbe a dire poco a sud ovest della Sierra Leone e della Liberia, procediamo a motore con randa al centro svogliata e sbatacchiante. Siamo entrati nella famigerata Zona di Interconvergenza Tropicale, caldo umido ed appiccicoso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buonasera dal forno Adriatica, come potete intuire, qui fa calduccio. La nostra posizione attuale è 6°46&#8242; N 17° 48&#8242; W, sarebbe a dire poco a sud ovest della Sierra Leone e della Liberia, procediamo a motore con randa al centro svogliata e sbatacchiante. Siamo entrati nella famigerata Zona di Interconvergenza Tropicale, caldo umido ed appiccicoso, mal sopportabile da qualsiasi essere umano, ho infatti appurato che anche gli africani si lamentano assai del troppo caldo, ne più e ne meno come noi delle calde giornate estive.</p>
<p>All&#8217;equatore abbiamo brindato con del vino rosso e l&#8217;organismo lo ha accettato male, il giorno dopo avevamo tutti un leggero mal di testa ed io anche una nausea galoppante, malessere che ho scacciato a furia di secchiate d&#8217; acqua di mare in testa. Penso che i prossimi brindisi saranno all&#8217;arrivo in Italia, almeno lì si gioca in casa. Gloria all&#8217;Aulin e sia lodata l&#8217; Alka Seltzer.<br />
In vicinanza della costa africana, bisognerà tenere gli occhi bene aperti ai pescherecci ed alle barche da pesca, molte delle quali vanno in giro senza luci, essendo per la maggior parte piroghe a vela. Nelle giornate di calma, capita di trovarle anche parecchio lontano dalla costa, sfruttano le brezze termiche ed escono al pomeriggio inoltrato per rientrare anche dopo due o tre giorni con la brezza di mare. Ho avuto il piacere di osservare le loro imbarcazioni e di fare amicizia con questi marinai d&#8217; altri tempi e non posso fare a meno di ammirarli.</p>
<p>Nella costa orientale dell&#8217; Africa ed in Madagascar, si avventurano in mare con delle piroghe a bilanciere, lo scafo centrale scavato in un tronco unico. Le più belle e finemente costruite le ho viste in Madagascar e ne ho posseduta una per qualche mese, lo scafo era di legno di mango, aveva poi un bordo libero rialzato con delle tavole in fasciame di legno di rosa, due traversi per il bilanciere che, a sua volta, era sagomato ed aveva una linea idrodinamica. Aveva una vela quadra, mantenuta su da due rudimentali aste di legno, che poteva essere ridotta di superficie e diventava triangolare. Si timonava con un remo, lo stesso che si usava per pagaiare, e non era per niente semplice da governare. Nonostante i vari tentativi, non sono mai riuscito a domarla e quella è una sfida che è rimasta aperta fra me e la piroga. La mia fidanzata non era per niente contenta di tale acquisto, soprattutto quando doveva pagaiare, pratica che eseguiva sbraitando e maledicendo il momento che avevo deciso di fornirmi di tale natante. Anche le espressioni dei malgasci che ci vedevano, erano abbastanza incredule. Non credo che avessero visto molti bianchi in giro con una delle loro barche. Ma io la usavo per divertirmi, vicino alla costa, loro ci vanno in mare aperto per dei giorni. Si portano del carbone ed in un punto riparato dal vento, sempre dentro lo scafo principale, sistemano un recipiente in ferro abbastanza capiente e sistemano all&#8217; interno della sabbia. Lì fanno il fuoco che alimentano con il carbone e cucinano i loro pasti frugali, composti perlopiù di riso e pesce.</p>
<p>In Kenya, le piroghe sono più rudimentali ed hanno una vela molto simile alla vela latina dei nostri gozzi liguri . Non stringono bene il vento e, per cercare di farlo al meglio, un membro dell&#8217;equipaggio si mette a fare da contrappeso sul bilanciere, operazione non semplicissima, visto che per andare sul bilanciere bisogna camminare sui fini traversi, ed in mare il tutto si muove parecchio. Non possono virare, ma strambano con un elegantissima manovra e ripartono sulle altre mura. Man mano che si allontanano dalla costa, tutte assieme, ricordano delle farfalle. A bordo, dei pescatori perlopiù vestiti di stracci, ci sorridono e ci salutano. Sono sempre gentilissimi, di rado ho trovato qualcuno che non lo fosse e magari aveva le sue buone ragioni.<br />
Andiamo per mare in maniera diversa, ma siamo entrambe marinai. E credo che anche loro siano coscienti del fatto che ci unisce una grande passione: la passione di navigare nell&#8217;Oceano.</p>
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		<title>Brindando all&#8217;Equatore</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2007 22:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Arrivederci grande sud.
Non era la prima volta che attraversavo in barca l&#8217;equatore, anzi in passato mi era già successo sei volte, tutte in oceano indiano salendo e scendendo in mezzo ai bellissimi atolli maldiviani, ma ieri sentivo che era qualcosa di più significativo per me, quel semplice gesto di attraversare una linea immaginaria aveva un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivederci grande sud.<br />
Non era la prima volta che attraversavo in barca l&#8217;equatore, anzi in passato mi era già successo sei volte, tutte in oceano indiano salendo e scendendo in mezzo ai bellissimi atolli maldiviani, ma ieri sentivo che era qualcosa di più significativo per me, quel semplice gesto di attraversare una linea immaginaria aveva un gusto diverso questa volta.<br />
Che siano state le tartine con formaggio di capra e fette di salame di tonno tutto annegato da un buon vino rosso a dare questo gusto diverso? In effetti ieri sera i festeggiamenti sono cominciati un po&#8217; in anticipo, circa dieci miglia prima, ma era un così bel tramonto, con un vento caldo e soave che non abbiamo resistito a prepararci un bel aperitivo, culminato poi con l&#8217;immancabile rituale della bottiglia di champagne stappata in onore dell&#8217;equatore che ci stavamo ormai lasciando alle spalle.</p>
<p>A parte gli scherzi, questo lungo viaggio intorno al sud america mi ha lasciato tanti bei ricordi e tante emozioni che ora, questa linea immaginaria chiamata equatore, assume un senso particolare, forse perché segna la fine di quel emisfero custode di posti magnifici dove il tempo sembra essersi fermato, i canali cileni, con migliaia di isole ancora inesplorate, la terra del fuoco con la sua cordigliera imponente dalla quale scendono sino al mare ghiacciai millenari, o la Patagonia infinita e deserta, come dimenticare il grande sud.<br />
Ma ora tutto questo e già passato, bisogna pensare a rientrare a casa e leggere nord sul gps è come un ventata di aria fresca, una carica di energia e di stimoli fondamentale dopo aver già percorso 3400 miglia, gli umori tornano allegri, ci si sente già più vicini alla meta.</p>
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		<title>Pensieri notturni</title>
		<link>http://www.hmsbeagle.it/2007/05/23/pensieri-notturni/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2007 09:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo durante il turno di guardia.
Comincia ad essere difficile dormire per il caldo, siamo a 5 gradi Sud, così ho sostituito prima del tempo Andrea, che se ne è andato a letto tutto contento. Il pensiero corre alla mia barca, il Wanderer V, che si trova alla parte opposta dell&#8217;Africa, più o meno alla stessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo durante il turno di guardia.<br />
Comincia ad essere difficile dormire per il caldo, siamo a 5 gradi Sud, così ho sostituito prima del tempo Andrea, che se ne è andato a letto tutto contento. Il pensiero corre alla mia barca, il Wanderer V, che si trova alla parte opposta dell&#8217;Africa, più o meno alla stessa latitudine di quella in cui mi trovo ora.</p>
<p>Dicono che il rapporto di un marinaio con la propria barca sia più o meno come quello che un uomo può avere con una donna. Niente di più vero, si tratta di amori a prima vista, colpi di fulmine, proprio come quelli che proviamo per il gentil sesso. Ciò non vuol dire che tralasciamo le donne, non fraintendiamo, però certo è che la barca prende un grande spazio nel cuore di ogni uomo di mare. Ho imparato ad amarle sin da piccolo, quando stavo per ore a guardare i mastri d’ascia che costruivano i gozzi da pesca. Dopo pranzo, quando i miei genitori riposavano, andavo alla marina e mi sedevo sul muretto ad ammirare quelle piccole opere d’arte prendere forma. Ogni giorno, notavo i cambiamenti. Prima si stendeva la chiglia, poi, piano piano, le ordinate ed il fasciame ed alla fine si tingeva tutto con il minio, di color arancione, che faceva da protezione prima di dare le mani di pittura finali e l’antivegetativa.</p>
<p>La prima barca su cui ho navigato, era uno di questi gozzi, armato con una randa aurica ed un fiocco, tutte e due in cotone. Era di mio padre, ricordo le macchie di ruggine sulle vele e quell’odore intenso di legno intriso di mare. Ricordo le gite all’Asinara con la mia famiglia, spiagge e rocce spettacolari. Negli anni 60, la Sardegna se ne infischiava della Polinesia e delle Maldive, era il paradiso terrestre e mi ritengo assai fortunato ad averla conosciuta così. Ma il passato è passato e lo lasciamo là dove è. Negli anni, ci si abitua ad accettare i cambiamenti senza troppe storie e senza troppi rimpianti, il mondo corre e noi con lui, e non possiamo farci niente. Con la barca, però, si ha la possibilità di trovare dei posti ancora vergini. Mi consola il fatto che ce ne siano ancora, anche se sempre più difficili da trovare. Sono scomodi da raggiungere in altri modi e, via mare, con i propri mezzi ed un po&#8217; di intuizione, ascoltando attentamente altri marinai che hanno navigato più di noi, i paradisi li troviamo ancora.</p>
<p>Adriatica viene da un giro bellissimo, io non ero presente, ma le foto e i video mostratemi da Damiano dello Stretto di Magellano, mi hanno fatto venire l’acquolina in bocca. Affascinato come sono dai tropici, dall’Africa e dall’Asia, voglio prendermi il mio tempo e continuare a navigare per un po&#8217; da quelle parti. Ma con una certezza dentro di me: Lo Stretto di Magellano è lì che mi aspetta, ed io non mancherà all&#8217;appuntamento.</p>
<p><strong>La notte dopo</strong><br />
Il vento ha ridondato e viene sempre più da sud. Procediamo al traverso, abbiamo lasciato le vele e la barca sbanda meno, anche la velocità è un po&#8217; calata. Tra un po&#8217;, dovremmo iniziare a vedere la Stella polare, che per il momento si trova circa un grado sotto l’orizzonte.<br />
Nell&#8217;emisfero Nord, per sapere la propria latitudine, basta misurare l&#8217;altezza della stella polare sull’orizzonte. Si può ottenere con l&#8217;approssimazione di un grado e con l’ausilio di un sestante, strumento un tempo presente su tutte le imbarcazioni. La determinazione della longitudine, invece, è stata per anni un dilemma e causa di tanti naufragi.<br />
Il cronometro nautico, che ha messo in relazione il tempo ed il movimento degli astri, è stato inventato per questo scopo dagli inglesi ed il primo modello di cronometro si può ancora vedere, perfettamente funzionante, al Greenwich Museum in Inghilterra. La Croce del Sud, invece, si abbassa sempre di più sull’orizzonte e tra un po&#8217;, non sarà più visibile. Mentre noi navighiamo, il palcoscenico del cielo cambia i suoi personaggi ed assume un altro aspetto: certe costellazioni compaiono mentre altre si nascondono dietro l’orizzonte, mondi visibili ma infinitamente, incredibilmente lontani. La volta celeste, in mare, lontani dalle luci artificiali delle città, è di una bellezza sconvolgente. Solo qui, infatti si può ammirare per 360 gradi, dall&#8217;orizzonte fino allo Zenith senza interruzione, nuvole permettendo.<br />
Un&#8217;altra delle tante ragioni per navigare?<br />
Ignazio</p>
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		<title>Sistemando la randa, direzione  Canarie.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2007 18:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Qua tutto procede bene, a parte i soliti problemi di usura che avvengono nelle lunghe navigazioni.
Oggi, per esempio, abbiamo sostituito la parte terminale di una delle stecche della randa, quella filettata che mette in pressione le stecche una volta che sono nella tasca. La filettatura era spanata a furia di lavorare in pressione e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qua tutto procede bene, a parte i soliti problemi di usura che avvengono nelle lunghe navigazioni.</p>
<p>Oggi, per esempio, abbiamo sostituito la parte terminale di una delle stecche della randa, quella filettata che mette in pressione le stecche una volta che sono nella tasca. La filettatura era spanata a furia di lavorare in pressione e la abbiamo sostituita con una che avevamo di rispetto. Tre persone sono state necessarie per l&#8217;operazione, uno sul boma e due in coperta a passare gli attrezzi, stando attenti a non perdere nessuno dei pernetti e dadi che fissano il tutto alla superficie della randa. L&#8217; altro giorno, Damiano è dovuto salire in testa d&#8217; albero per accomodare il bozzellino del tesa balumina che si trova sulla penna dello yankee, la vela di prua. Quando in navigazione si ha un compagno in testa d&#8217; albero, si sta un po&#8217; tutti con il fiato sospeso e si spera che l&#8217; operazione si concluda più in fretta possibile. Non si può credere come si diventi uniti a bordo di una barca se l&#8217;equipaggio è quello giusto. E&#8217; anche vero il contrario, se non c&#8217;è armonia, a bordo è un vero guaio.</p>
<p>Il maestro Herbert Von Karajan, appassionato velista e direttore di orchestra, soleva dipingere nella poppa delle sue barche una chiave di violino. Diceva che una barca è come un orchestra, se uno strumento stona, ne risente tutta la sinfonia. Si sa che non esiste il marinaio perfetto, ma nei buoni equipaggi, ognuno da il meglio di se stesso senza peraltro competere con gli altri, rendendosi conto che il tuo compagno ha delle qualità che tu non hai e viceversa, solo così si realizzano delle belle esperienze che altrimenti si possono trasformare in un incubo. Spesso si è molto stanchi, la strada da fare e tanta e vengono dei momenti di sconforto. Poi, qualcuno racconta un aneddoto divertente, ci si distrae, si ride e si rivede tutto con più positività.</p>
<p>Molte volte, al tramonto, quasi per tacito accordo, ci si riunisce in pozzetto e si chiacchiera di esperienze di vita vissuta, storie curiose, perlopiù divertenti. Sono dei momenti magici, almeno per me. Quattro esseri umani, nel mezzo dell&#8217; immensità dell&#8217; oceano, che si scambiano le loro emozioni e come mezzo, usano la comunicazione più antica, la conversazione diretta.<br />
Al giorno d&#8217;oggi, questo tipo di comunicazione, è un po&#8217; soffocato dalla presenza di telefonini, televisioni e quant&#8217;altro, ma non vado avanti per non rischiare di essere additato, un domani, come un troglodita che rifiuta la tecnologia, il che non corrisponde al vero.</p>
<p><strong>IL GIORNO DOPO</strong><br />
Oggi, mentre navigavamo con randa, trinchetta e yankee un po&#8217; avvolto, abbiamo udito un botto. Lo yankee si era svolto da solo, abbiamo tentato di riavvolgerlo con il comando elettrico, ma niente.<br />
Dopo un esame più approfondito, abbiamo appurato che i perni che tengono unito il profilato superiore con quello del tamburo, erano partiti.<br />
Abbiamo dovuto tirare giù la vela per sostituirli e non è stata un operazione semplice, nonostante avessimo delegato la condotta dell&#8217;imbarcazione a &#8220;El Magnifico&#8221;, così chiamiamo il pilota automatico.<br />
Tutti e quattro a prua, usando la randa per rubare il vento al fiocco, abbiamo tirato giù la tela, facendo bene attenzione che non andasse in acqua sotto la barca, fatto che creerebbe grossi problemi nonchè gran pericolo per i membri dell&#8217; equipaggio in manovra.<br />
Tra una cosa e l&#8217;altra, l&#8217;operazione non è durata più di un ora.<br />
Dopodichè, io sono ritornato alla preparazione del risotto ai funghi e zucchine che avevo dovuto lasciare nel bel mezzo del soffritto di cipolle e sedano.<br />
Adriatica ha ripreso il suo passo. Siamo 600 miglia a Sud dell&#8217;equatore e l&#8217;entrata nell&#8217;emisfero nord significherà, per noi, un primo passo significativo verso l&#8217; arrivo. Cercheremo di fare scalo alle Canarie, più che a Capo Verde. E&#8217; più comodo per noi, i servizi sono migliori che nelle isole al largo del Senegal ed il nostro sarà più che altro un pit-stop per rifornirci di cibo fresco. Così, Andrea la smetterà di rompere l&#8217;anima che non può fare la pizza perchè non abbiamo abbastanza farina?<br />
A presto.<br />
Ignazio</p>
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		<title>Ben arrivato Aliseo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2007 11:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano un paio di giorno che ci trascinavamo a motore senza vento, da quando i deboli venti da nord, creati da una forte perturbazione più a sud di noi, ci avevano lasciato dondolare in un mare calmo sotto un bel sole rovente.
Fa parte del viaggio anche questo, e poi i giorni di calma ci hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano un paio di giorno che ci trascinavamo a motore senza vento, da quando i deboli venti da nord, creati da una forte perturbazione più a sud di noi, ci avevano lasciato dondolare in un mare calmo sotto un bel sole rovente.<br />
Fa parte del viaggio anche questo, e poi i giorni di calma ci hanno permesso di dedicarci alla barca in maniera più tranquilla e riposata e, cosa molto importante, ci ha permesso di portarci più ad est, nel mezzo di questo grande oceano, proprio alla ricerca di venti più stabili.<br />
E così quello che speravamo, si è materializzato come dal nulla, stavamo attraversando il 25 gradi di meridiano ovest, era l&#8217;imbrunire, solo qualche ora prima, il comandante di un grande peschereccio oceanico ci aveva augurato via radio un buon vento, un augurio di quelli veri,sincero, che veniva da una persone che vive in mare e che conosce le difficoltà di questo elemento.</p>
<p>Sembra impossibile o per lo meno poco credibile, ma il vento era arrivato debole ma dalla direzione giusta? &#8230;una coincidenza, un caso, o qualcosa di più profondo, non so, ma è buffo pensare a questi strani incontri in pieno oceano, o quasi scontri direi, abbiamo dovuto modificare la rotta per evitare il peschereccio, dopo dieci giorni e più di 1500 miglia senza vedere neanche una nave all&#8217;orizzonte.<br />
Il vento la notte si stabilizza sui 8/9 nodi, debole, ma sufficiente per far spegnere definitivamente il motore e lasciare, nel silenzio più totale, Adriatica a fendere la cortina di stelle che si posava sin<br />
sull&#8217;orizzonte.<br />
Alle sei di mattina il vento era giù salito a 16/17 nodi, leviamo lo yankee e rimaniamo a randa piena e trinchetta, la velocità è salita a 8 nodi.</p>
<p>Nel pomeriggio il vento gira qualche grado a sud e si stabilizza per E/SE, aumenta sino a 22 nodi, si da una mano di terzaroli alla randa, si poggia e il vento al traverso ci permette di aprire anche lo yankee, ora la barca fila a nove nodi con una rotta di 10 gradi, si risale verso nord finalmente, ecco il vero aliseo!</p>
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		<title>&#8220;Dare un giro di orizzonte&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2007 10:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccomi qua.
Buongiorno a tutti da Ignazio. Sono appena trascorse le due del mattino ed è appena cominciato il mio turno di guardia. La situazione è decisamente più rilassata e mi posso permettere di stare qua a scrivervi tenendo d’occhio i vari display, ma non mancando di dare uno sguardo fuori ogni tanto. Ciò che io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi qua.<br />
Buongiorno a tutti da Ignazio. Sono appena trascorse le due del mattino ed è appena cominciato il mio turno di guardia. La situazione è decisamente più rilassata e mi posso permettere di stare qua a scrivervi tenendo d’occhio i vari display, ma non mancando di dare uno sguardo fuori ogni tanto. Ciò che io chiamo &#8220;dare un giro di orizzonte&#8221;, controllare, cioè, che nessuna nave sia in vista per tutto l’arco dell&#8217;orizzonte. Adriatica scava il suo cammino verso l&#8217;equatore, lasciando, in queste notti stellate, una scia luminosa di plancton dietro di se, come una cometa acquatica. Il mare, a queste latitudini, è diventato Madre e ci culla dolcemente. Il resto dell’equipaggio, riposa serenamente nelle proprie cuccette, sognando a colori.</p>
<p>Oggi abbiamo lasciato sulla nostra dritta las Ilhas da Trinidade, appartenenti al <a href="http://www.tour2000.it/viaggi-Brasile.htm">Brasile</a> e disabitate (così sembrerebbe). Alte scogliere sul mare, patria incontaminata di uccelli e pesci, dove ancora l’uomo non ha affondato i suoi artigli che a volte, ahimè, son così devastanti.<br />
Il vento continua a soffiare da Nord Ovest e gli alisei ancora non si sono fatti vivi, quest&#8217;anno sono parecchio alti, intorno ai 16 gradi Sud. Trattasi della fascia degli alisei di Sud Est, soffiano nell&#8217;<br />
emisfero Sud nell&#8217;Atlantico, ma sono presenti anche nell&#8217; Indiano e nel Pacifico meridionali. La fascia fluttua in maniera differente, nelle differenti stagioni e nei differenti oceani. Al di sotto di essa, si trova la fascia dei venti da ovest, decisamente più forti e meno stabili. Al di sopra, c&#8217; è la Zona di Interconvergenza Tropicale, quella dove la forza di Coriolis, generata dalla rotazione della terra, inverte di marcia, creando delle zone di instabilità meteorologica. Nel passato, gli equipaggi delle navi che navigavano in queste zone, pensavano di essere vittime di incantesimi. La calma equatoriale li bloccava per giorni, a volte settimane, quasi nello stesso punto e molte volte tutto il malessere, corroborato anche dal sole implacabile che non dava tregua, sfociava in un ammutinamento. Quando il vento arriva, accompagnato dalla pioggia, arriva per pochi minuti, soffia da tutte le direzioni, a volte abbastanza forte. Tu non fai in tempo ad issare le vele ed a regolarle che lui gira, varia di intensità, cala, e ti lascia come un mammalucco.</p>
<p>La ITCZ, abbreviazione della zona di interconvergenza, è anche il nido degli uragani, fortunatamente non in questo periodo. E&#8217; qui che si sviluppano questi mostri meteorologici che ogni marinaio assennato spera di non incontrare mai. Per il Nord Atlantico, si formano nella zona di<br />
Capo Verde, si caricano di inverosimile potenza attraversando l’Oceano, e scaricano la loro furia spesso sui Caraibi, oppure puntano sulla Florida e salgono lungo costa.<br />
Il periodo degli uragani è, sempre per l’Atlantico settentrionale, da Giugno a Settembre, con frequenze maggiori in Agosto- Settembre.<br />
Noi attraverseremo l&#8217;equatore e l&#8217;ITCZ, ad una longitudine all’incirca 20 Ovest, di modo che potremo passare tra l’Africa e Capo Verde, sfruttare i venti locali da S O che ci sono in quell&#8217;area e stare il più ad Est possibile per affrontare poi la lunga bolina di risalita fino a Gibilterra, consci del fatto che nel Nord Atlantico soffia l&#8217;aliseo di Nord Est.<br />
Incroceremo, in salita, la rotta dei Caraibi, quella di Cristoforo Colombo e di tutti coloro che lo seguirono. Io uno dei tanti, in altri periodi della mia vita, con differenti barche, differenti equipaggi, sempre e solo a vela, tracciando il mio cammino luminoso sulla superficie dell&#8217;Oceano.<br />
Come una cometa acquatica.<br />
Ignazio.</p>
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		<title>Mousse al cioccolato e tonno</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2007 10:55:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adriatica]]></category>

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		<description><![CDATA[La giornata di ieri è stata idilliaca.
Il viaggio era partito con venti forti e freddi e un mare che ci ha messo subito alla prova, privandoci sin dal principio del riposo che la routine quotidiana e i ritmi naturali di una lunga navigazione in mare ti concedono. Poi erano arrivate le piogge e i deboli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giornata di ieri è stata idilliaca.</p>
<p>Il viaggio era partito con venti forti e freddi e un mare che ci ha messo subito alla prova, privandoci sin dal principio del riposo che la routine quotidiana e i ritmi naturali di una lunga navigazione in mare ti concedono. Poi erano arrivate le piogge e i deboli venti variabili che ti costringono a stare sempre in coperta a manovrare per sfruttare al meglio le bizze del vento, naturalmente sotto scrosci di pioggia che sembrano non passare mai, come non passano mai le miglia in queste condizioni instabili, anche perchè il prossimo autogrill è a più di 2400 miglia e il motore ci servirà più avanti per passare le estenuanti calme equatoriali.</p>
<p>Ieri tutto questo sembrava lontano, regolate le vele la mattina presto per sfruttare un vento sui dieci nodi, mettiamo in assetto la barca,issiamo anche la trinchetta per sfruttare ogni minimo refolo, scegliamo come angolo migliore la bolina larga che ci consente di mantenere una buona rotta e una velocità sui 7 nodi, inseriamo il pilota e via&#8230;<br />
La barca procede tranquilla senza nessun sussulto, anche il magnifico, il nostro pilota automatico sembra non avere più i problemi che aveva i giorni scorsi, e ci lascia liberi di occuparci un po&#8217; di noi.<br />
Partono le prime docce con acqua di mare agevolate da un bel sole che comincia a scaldare bene, era ora, siamo già più a nord del tropico del capricorno, c&#8217;è chi si fa il bucato, chi riposa, chi legge, chi fa il pane e chi fa la mousse al cioccolato, grazie ancora Andrea… la barca riprende a respirare con tutti gli oblò aperti e l&#8217;umore dell&#8217;equipaggio ne risente positivamente , e proprio quando meno te lo aspetti, cioè nel bel mezzo della preparazione di un riso freddo, le lenze calate a poppa partono contemporaneamente, recupero prima la lenza sul mulinello, è un bel tonno pinna gialla da quattro chili, poi Andrea insieme a Ferdy recuperano l&#8217;atra lenza, fanno fatica a tirare la lenza e subito capisco perchè, è un altro tonno pinna gialla ma questa volta supera i dieci chili, che bei esemplari, ho sempre ammirato questi animali dalla linea affusolata e robusta, che danno l&#8217;impressione di essere stati creati per correre veloci e senza sosta nel mare infinito.</p>
<p>Il lavoro per pulirli e sistemarli per bene nei vari frigo ci porta via più di un&#8217;ora, e così giunge uno dei più bei momenti del giorno, le ombre si allungano, il sole è basso sull&#8217;orizzonte e i suoi raggi<br />
giocano con la fila di piccole nuvole tipiche dell&#8217;oceano, creando giochi di luce rossa sempre diversi e sempre attraenti, qualcuno stappa una birra che comincia a girare di mano in mano, è l&#8217;accompagnamento ideale per il tonno crudo marinato con limone, olio d&#8217;oliva, pepe e salsa di soia che ci siamo fatti come aperitivo, non può mancare la focaccia appena sfornata da Andrea.<br />
La giornata si conclude con una cena abbondante a base di tagliata di tonno con aceto balsamico preparata da Ignazio?<br />
L&#8217;oceano ci ha regalato una bella giornata e noi l&#8217;abbiamo sfruttata al meglio!</p>
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